OROSCOPO
giovedì 16 agosto 2018
logo

LA JUVE FESTEGGIA LO SCUDETTO DELL'AVVOCATO, ORA CARDIFF

22 maggio 2017

La grande festa juventina di Piazza Castello non è evento casuale. Il luogo è magico nella Torino Magica - nell'esoterismo sorella di Praga e Parigi -, epicentro dell'energia positiva della città che si segnala, nei tempi nostri, soprattutto per le cerimonie che il popolo vi organizza per celebrare gli scudetti della Juve. Come ieri, mentre la messa cantata per i media di tutto il mondo andava in onda dallo Juve Stadium, offrendo ai fedelissimi con biglietto la passerella dei supercampioni del sesto scudetto consecutivo. Scudetto 6, lo scudetto dell'Avvocato che da tifoso sognava di superare, un giorno, il record condiviso con il Toro di Valentino Mazzola; glielo ha dedicato Andrea, il figlio di Umberto, il presidente plurivittorioso che alla fine della partita, mentre tutti saltavano e cantavano e ridevano e piangevano, raccolto in un angolo della tribuna ha certo ricordato padre e zio: perché la Juventus non è solo un club come tanti, è una famiglia il cui umore solidale si estende - a volte con dibattito, spesso con amore - alla squadra. Scudetto 6 - già esaltato da una maglietta/divisa indossata da John Elkan mentre correva per il campo a salutare i vincitori - a sua volta magico perché magico è quel numero che, secondo i codici, "rappresenta il perfetto equilibrio e l'amore assoluto, è il numero dell'armonia e della bellezza, unisce senso pratico a una spiccata creatività". Già grande era stata l'impresa anteguerra dei cinque scudetti consecutivi realizzata da Carcano (4 e mezzo, per l'esattezza), stavolta ci son voluti due mister di qualità, Conte e Allegri, ma la squadra non è stata rivoluzionata, si è solo evoluta.

Scusate se vi presentò così, tuffandomi un po' nell'esoterismo, un po' nel sentimento, l'ultima grande impresa della Signora della quale s'è già detto tutto e di più. Per fortuna sfugge agli schemi monotoni che cominciano per 3 e per 4: Allegri è fantasioso, proprio com'era Conte, ma mentre Antonio trasmetteva furore, Max ha esibito alchimie tattiche più complicate, efficacissime: ad esempio realizzando tre squadre, una per lo scudetto, dominata dal potere infinito di Buffon e della BBC difensiva e dalla grande bellezza di Dybala; una per la Coppa Italia, a partire da Neto capace di sfruttare inserimenti all'impronta, lì per lì; una per la Champions, mostrando l'utilità speciale di Higuaìn, Dybala, Dani Alves e Pjanic, presi apposta per tentare la conquista dell'Europa, del Triplete bianconero che ha una data e un luogo per esser celebrato, il 3 giugno a Cardiff. In molti abbiamo sempre sostenuto che la Juve non solo può ma deve conquistare la Coppa più bella, come se decine di scudetti perdessero peso ogni volta che ne arriva un altro; vale, questo discorso, per chi ragiona da freddo osservatore e invece non vale per i tifosi, per la società, per la squadra cui dedicai - ai tempi dei grandi vincitori Boniperti e Trapattoni - un pensiero felicemente banale, quasi un insegnamento: "vincere aiuta a vincere". Così fu, così è: la vittoria, in Casa Juve, non è importante: è l'unica cosa che conta. S'è visto di nuovo quando in dieci anni la Signora bianconera è passata dal castigo della Serie B ai trionfi che cantiamo - volenti o nolenti - oggi come ieri. Avanti Cardiff.

(ITALPRESS).

Share |


Commenti disabilitati per questo articolo

etichetta

Lifestyle



el