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domenica 18 agosto 2019
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NEL CAMPIONATO DEI SOGNI 11 SCUDETTI, UNO “ANCHE” ALLA JUVE

8 luglio 2019

In questa estate calda si dorme poco, gli incubi affollano le nostre notti insonni e cosi’ nel dormiveglia ci è apparso un sogno: il campionato aveva fatto un salto in avanti ed eravamo a fine maggio. Tutte le società (anche le neopromosse) avevano sistemato bilanci e pendenze, avevano in organico tanti Ronaldo e Messi (che ha parlato di corruzione: quale corruzione ?) e il campionato si era concluso, dopo un’acerrima lotta fra le squadre che facevano vendere di piu’ (merchandising, giornali e abbonamenti tv). Erano stati assegnati non uno, ma undici (numero magico per il calcio) scudetti ex aequo. Insomma era terminato il dominio solitario della Juve che pero’ aveva conquistato dopo 24 anni (ultima vittoria 1996) la Champions, mettendo fine agli incubi dei tifosi (e dirigenti) delusi. Il suo dominio in campionato era terminato anche perche’ era stato “toccato” il meccanismo vincente (con Allegri al volante) e l’arrivo di Sarri (con il 4-3-fantasia) aveva trasformato tutti i bianconeri in comuni mortali. Il ritorno al passato, con Buffon riserva, aveva poi invecchiato la “rosa” juventina, per simbiosi. Il Napoli era riuscito a colmare il gap esistente nei confronti dei bianconeri e aveva vinto finalmente qualcosa. Tricche e ballacche (uno strumento musicale tipico) a Mergellina con ritorno di Maradona (forse un incarico per lui ?) e festeggiamenti vari.

Le milanesi avevano superato tutte le difficolta’ finanziarie, rinunciato alla gloriosa fortezza di San Siro e giocato gia’ nei nuovi stadi, intitolati a Rivera e Mazzola. I due campioni del passato erano ancora vivi e vegeti, ed erano stati ingaggiati per effettuare dei palleggi dimostrativi della loro antica classe, prima di ogni partita casalinga dei loro vecchi club. Ogni tanto avevano invitato anche il loro antico sodale Gigi Riva per insegnare l’arte del gol ai giovani. Inter e Milan con Conte e Giampaolo alla guida avevano fatto un deciso balzo in avanti: anche l’Inter aveva vinto il suo scudetto, ma qui il sogno non era stato chiaro, senza i gol di Icardi. Il Milan si era fregiato del suo tricolore ed era stato riammesso alle competizioni europee anche senza Gigio, ma con Paqueta’ alla brasiliana. All’Atalanta, rinforzata da Muriel, non si era potuto negare un triangolo tricolore perche’ aveva impressionato gia’ tutti con il suo gioco scintillante. E poi, via via, tutte le altre: due titoli anche alle squadre romane, fornite da cannocchiali potentissimi per vederli meglio da lontano. I giallorossi con Higuain e Lazio con Immobile goleador, insieme con l’immortale Quagliarella che aveva raggiunto il suo nuovo presidente Vialli fra i cannonieri blucerchiati di sempre. In questo campionato dei sogni aveva vinto anche il Torino, con Cairo finalmente fotografato ogni giorno in pose trionfali.

Uno scudetto anche alla Fiorentina (portata alle stelle da Chiesa e dal paisà Commisso, che aveva chetato i tifosi); uno pure al Bologna (tornato a far tremare il mondo da Mihajlovic), e alle squadre genovesi senza piu’ Ferrero e Preziosi, in sogno dimissionari e con le tasche piene dei soldi della vendita dei club. Insomma, tutti vincitori. E agli altri ? Medagliette d’oro ricordo per non essere retrocesse, dato che nessuno era sceso in B per non far piangere i tifosi-clienti. Era stato chiarito il genere della VAR: maschile o femminile ? Alla FIFA l’ultima parola. Il marchingegno (funzionante da Coverciano) aveva cancellato improvvisamente tutti gli errori dei fischietti ed era stata realizzata quella uniformità di giudizio in grado di suscitare ondate di consensi, anche senza i pensionati Banti e Mazzoleni, tanto che negli stadi erano comparsi molti striscioni incensatori: “Viva gli arbitri. Guardalinee uno di noi”. C’era poi il capitolo Nazionale, che a suon di risultati aveva gia’ fatto capire che il Rinascimento era in pieno corso, con Mancini al timone, la qualificazione agli Europei era cosa fatta. La manifestazione continentale (itinerante, mi raccomando), che stava per cominciare, l’avrebbe potuta portare a un rapido recupero delle posizioni perdute in occasione dei Mondiali. Anche per i buoni risultati ottenuti dalle giovanili azzurre, in grado di dare linfa nuova alla Nazionale maggiore. Novità considerevole era anche quella del calcio femminile, diventato come quello maschile: incrementata la vendita di divise e lingerie azzurre.

Non c’erano stati piu’ “buu” razzisti negli stadi. Sempre nel sogno di una notte afosa d'estate, l’editoria sportiva non aveva avuto piu’ problemi, i giornali si erano venduti a milioni, e tutte le partite erano state seguite da una sola catena televisiva, senza spezzatini ma con tutte le gare allo stesso orario. Insomma, tutte sorprese oniriche. Nella realtà, invece, le “Balotellate” si ripeteranno, le disparità rimarranno, i regolamenti saranno qualche volta calpestati, gli 800 procuratori clandestini (e non) continueranno con gli acquisti, condizionando tutto, il Milan sarà fuori dalle competizioni europee ecc. L’industria del pallone e’ come uno specchio dove si riflette l’Italia di tutti i giorni. Naturalmente ci auguriamo che i sogni fatti in queste “notti di mezza estate”, come Shakespeare le immaginò, si avverino. Ma forse pretendiamo troppo.

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