OROSCOPO
lunedì 22 ottobre 2018

E ADESSO SUONI L'INNO ALLA GIOIA

12/06/2014 13.00

di Italo Cucci

Se dove trionfa il disfattismo è sopportata la nostalgia, devo dire che c'è stato un tempo in cui mi sentivo orgoglioso di appartenere al mondo del calcio. Avevamo appena vinto un Campionato d'Europa, 1968, e andavamo giustamente orgogliosi di questo exploit continentale - peraltro mai più ripetuto - di una Nazionale già due volte Campione del Mondo. Nel 1973, poi, quando Artemio Franchi fu eletto presidente dell'Uefa e vicepresidente della Fifa, toccai un vertice di sobrietà inneggiando alla voglia d'Europa degli italiani finalmente soddisfatta non da Altiero Spinelli, non da Alcide De Gasperi - padri fondatori dell'Idea - e nemmeno da quell'esercito di deputati e senatori che fingevano di abbattere i confini, "da Calais agli Urali", riuscendo al massimo a interpretare risse da cortile: ma dal calcio, quel gioco insulso e "poppolare" mal sopportato dagli intellettuali che, guarda caso, accorrevano a dar man forte ai più modesti scribi in occasione dei Mondiali. Ho lavorato con Mario Soldati, Oreste del Buono, Alberto Bevilacqua, Pier Paolo Pasolini, Manlio Cancogni, per non dire di Giovanni Arpino che entrò addirittura a far parte della corporazione. Be', noi avevamo fatto l'Europa del calcio e ne andavamo orgogliosi, anche se avremmo dovuto subirne i contraccolpi negativi come la Legge Bosman. Noi eravamo davvero viaggiatori senza frontiere e aspettavamo che l'Italia e gli altri Paesi facessero il resto. Attesa inutile, sembra, visto che l'Europa che han fatto nascere è solo monetaria quindi detestata dagli "anti" ormai presentissimi fra Bruxelles e Strasburgo. Ora, alla vigilia del Mondiale Più Straordinario di Tutti i Tempi (non si sa perché, ma auguriamocelo pure) torno a pensare europeo anche per quelli che nun ce vonno sta': tifo Italia, e giuro che me la sento bene, non afferro (forse per incompetenza) l'impossibilità di far giocare insieme Balotelli e Immobile; sogno, come Napolitano, di arrivare fino in fondo e non ai quarti, traguardo soddisfacente per chi non ha mai vinto; mi auguro addirittura una finalissima col Brasile, giusto per tentare uno storico "cinque a cinque": e tuttavia ho un forte desiderio di riserva: che l'Europa possa finalmente rompere il digiuno americano perdurante dal 1930, Uruguay, per passare da Brasile '50, Cile '62, Messico '70 e '86, Argentina '78 e Usa '94. L'Italia mi sembra bella e generosa, ma ammiro la Germania, il Belgio, la Svizzera (che abbiamo costruito noi), trovo interessante la Spagna campione in carica e anche l'Olanda e la Francia, temo l'Inghilterra, auguro alla Croazia e alla Bosnia di mettere subito nei guai il Brasile e l'Argentina così smettono di bombardarci di Neymar e Messi; e infine, visto che al confine europeo degli Urali credo ancora, mi aspetto che la Russia di Fabio Capello possa giocare il ruolo di outsider. E adesso suonate pure l'Inno alla Gioia.
italo.cucci@italpress.com