OROSCOPO
domenica 24 marzo 2019

CALCIO: CONTE E LE SCELTE DI AGNELLI, IL MILAN E IL TEATRINO SU SEEDORF

12/05/2014 12.30

ROMA (ITALPRESS) - L'Osvaldo della vendetta ha messo il veleno nella coda di Roma-Juve. Peggio non poteva capitare, ai giallorossi, beffati all'Olimpico dal reprobo Codino di Baires proprio allo scadere del tempo, proprio mentre il popolo romano s'azzardava a immaginare una festicciola trasteverina all'insegna del "pari siamo". Visto il minuto 94' e visto l'autore sembrerebbe una beffa studiata dai cinici bianconeri e da quel Conte che, non pago di avere punzecchiato Garcia a parole, l'ha ferito anche con una vittoria irridente che chiude definitivamente il conto della lunga sfida. Negli occhi di Antonio, nel suo sorriso finalmente splendente, s'è letta tutta la sua cattiveria agonistica degna dello slogan juventino ereditato da Boniperti: "Non è importante vincere, è l'unica cosa che conta". Così una partitona priva di significati tecnici, ricca peraltro di contenuti psicologici riferiti alla rivalità tradizionale risvegliata dall'imprudente Rudi Garcia, spedisce un Conte caricatissimo all'incontro con un Andrea Agnelli (finalmente divertito nell'odiata tribunissima romana) a trattare la permanenza sulla panchina bianconera. Chi glielo negherà, al popolo bianconero, questo tecnico nutrito di juventinitá infuocata e pieno di quella sana rabbia che già lo consacrò campione in una delle più belle Juventus di sempre? È chi potrà negargli i giusti rinforzi per affrontare, da qui a quattro mesi, non l'Italietta pallonara ferita dalla spending review ma la potente Europa degli sceicchi e dei plutocrati orientali? Aggiungerà poco, al conto di Conte, il possibile record di 100 punti - se non centodue - che sarà colto domenica con il Cagliari; perché semmai c'è un record più importante, da raggiungere, ed è quello dei cinque scudetti del '31-'36; ma soprattutto c'è una Champions da conquistare per ritornare, dopo le sofferenze di Calciopoli e della faticosa ricostruzione completata da Antonio - nell'elite europea; c'è da dare un significato nuovo alla Terza Stella, magico contenitore di trenta scudetti (32 nel cuore) e di due sole coppe dalle grandi orecchie. Ripeto: non ho mai dubitato della permanenza di Conte sulla panchina della Juve: come Capello, come Ancelotti, come Mancini è capitale del calcio italiano e non lo vorremmo subito esule a caccia di ricchezza e non di gloria: questa gliela può dare solo la sua Juve. Agnelli è avvertito ma mi sento di aver fiducia nelle sue scelte. Così lontane - immagino - da quelle del Milan, di un Berlusconi che ci aveva abituato a decisioni illuminate ed è invece piombato nel ridicolo teatrino organizzato dai sui collaboratori: il signor Seedorf e stato ridicolmente sfiduciato nel momento più delicato, alla vigilia della partita che valeva l'Europa, a imitazione dei fattacci della politica. La banana lanciata in campo dalla curva bergamasca non era per De Jong, per Costant, Muntari o Balotelli. Era per lui, Clarence. Firmata Galliani. C'è ancora tempo per correggersi.

Italo Cucci (italo.cucci@italpress.com) (ITALPRESS).