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	<title>30 Righe di Raffaele Bonanni Archivi - Italpress</title>
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		<title>L&#8217;Europa continua a confondere la propria ricchezza con il potere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 08:06:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="658" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/20261016_1874.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="L&#8217;Europa continua a confondere la propria ricchezza con il potere" title="L&#8217;Europa continua a confondere la propria ricchezza con il potere" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/20261016_1874.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/20261016_1874-300x193.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/20261016_1874-768x494.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/20261016_1874-696x447.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/20261016_1874-654x420.jpg 654w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>La sovranità non si proclama. Si esercita. E l&#8217;Europa, gigante economico e nano politico, continua a confondere la propria ricchezza con il potere</strong>. Ventisette governi, ventisette vulnerabilità: il mondo tratta con le nostre divisioni, non con la nostra forza. Gas, tecnologie, materie prime, difesa, rotte commerciali: sono i fronti di una stessa battaglia. Chi dipende da un unico fornitore, da una capitale straniera o da una piattaforma digitale non è libero. Può sventolare tutte le bandiere che vuole: la sua sovranità resta in affitto. È su questo terreno che si misura anche la novità politica italiana. Le recenti coraggiose e condivisibili affermazioni di Giorgia Meloni sul gas russo, sul rapporto Trump-Putin e sui rincari energetici rompono qualche automatismo. Ma la prova vera è distinguere l&#8217;alleanza dall&#8217;obbedienza. Essere atlantici non significa rinunciare a pensare da europei. E sostenere l&#8217;Ucraina significa anzitutto non dimenticare chi ha invaso chi. Le etichette di partito servono sempre meno. Salvini non coincide con tutta la Lega; le opposizioni ospitano europeisti convinti ed antioccidentali veri o mascherati. Il confine politico passa altrove: fra chi applica gli stessi principi a tutti e chi cambia indignazione secondo il bersaglio. Vale per il Medio Oriente.</p>
<p>Non si possono denunciare le violazioni del diritto internazionale e tacere sulle repressioni iraniane, sulle donne e sugli oppositori uccisi, sul sostegno di Teheran a Hamas, Hezbollah e Houthi. Né si può invocare la sicurezza di Israele ignorando i diritti dei palestinesi e la vita dei civili. I principi a geometria variabile sono propaganda, non politica estera. L&#8217;Europa ha università, industria, scienza, capitali e una tradizione costituzionale che altri continenti ci invidiano. Eppure disperde investimenti, moltiplica veti e delega ad altri le decisioni cruciali. Non serve fantasticare su complotti universali: alle potenze autoritarie, ai monopoli tecnologici e agli interessi opachi basta un continente frammentato. La nostra debolezza è già il loro vantaggio.</p>
<p>Per questo la federazione europea non può restare un&#8217;invocazione da convegno. Servono istituzioni democratiche che decidano, una difesa comune, investimenti strategici, una politica estera riconoscibile. E servono controlli sul potere economico e digitale. Senza responsabilità verso gli elettori, anche l&#8217;integrazione diventa una tecnocrazia senz&#8217;anima.<br />
Qui può nascere una nuova convergenza, trasversale alle vecchie famiglie politiche. Ma sarebbe sterile se parlasse soltanto di geopolitica.</p>
<p>Salari, produttività, disuguaglianze e partecipazione non sono un capitolo secondario: sono la condizione perché i cittadini riconoscano nell&#8217;Europa una casa, non un apparato.<br />
Non abbiamo bisogno di un nazionalismo più grande. Abbiamo bisogno di una democrazia capace di pesare. Il passato ha dato all&#8217;Europa una civiltà. Il futuro non le regalerà una voce. Quella, finalmente, dovrà costruirsela.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Il paradosso del welfare che perde di vista i più deboli</title>
		<link>https://www.italpress.com/il-paradosso-del-welfare-che-perde-di-vista-i-piu-deboli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 08:45:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1131" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/Portafoglio-vuoto.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Il paradosso del welfare che perde di vista i più deboli" title="Il paradosso del welfare che perde di vista i più deboli" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/Portafoglio-vuoto.jpg 1131w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/Portafoglio-vuoto-300x286.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/Portafoglio-vuoto-1024x978.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/Portafoglio-vuoto-768x733.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/Portafoglio-vuoto-696x665.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/Portafoglio-vuoto-1068x1020.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/10/Portafoglio-vuoto-440x420.jpg 440w" sizes="(max-width: 1131px) 100vw, 1131px" /><p>di <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il ceto medio non chiede privilegi. Chiede di non essere punito perché lavora, dichiara ogni euro e prova a migliorare la propria vita. E invece<strong> l&#8217;Italia sembra aver costruito un paradosso: chi rispetta le regole paga il conto, chi riesce ad aggirarle può incassare un premio.</strong></p>
<p>Non è una guerra ai poveri. È una denuncia contro un&#8217;assistenza che, sommando bonus, esenzioni e soglie, rischia di perdere di vista i più deboli. A ogni emergenza nasce un sussidio; a ogni elezione si promette di conservarlo. Chi controlla i risultati? Chi verifica se quelle risorse liberano le persone dal bisogno o alimentano rendite? I dati non consentono slogan, ma neppure indifferenza. Secondo Itinerari Previdenziali, i trasferimenti statali alla gestione assistenziale dell&#8217;Inps sono cresciuti da circa 74 miliardi nel 2008 a 180 nel 2024. Comprendono voci differenti, non solo povertà.</p>
<p>Intanto, secondo l&#8217;Istat, <strong>i poveri assoluti sono passati da circa 2,8 a 5,6 milioni.</strong> Non significa che gli aiuti abbiano prodotto la povertà. Significa che spendere sempre di più non basta a dimostrare di spendere bene. La falla più grave è nell&#8217;equità. <strong>Molte agevolazioni dipendono dal reddito dichiarato. Ma dichiarato non vuol dire reale.</strong> Dove prosperano evasione e lavoro nero, il cittadino onesto può apparire benestante e l&#8217;evasore indigente.</p>
<p>Residenze di comodo e nuclei familiari costruiti ad arte possono aggravare la distorsione. Guai a sospettare di tutti i beneficiari: per rispettarli bisogna smascherare chi bara.<strong> Ogni euro finito a un falso povero è un euro negato a chi non arriva a fine mese.</strong> E spesso a finanziarlo sono lavoratori dipendenti e pensionati, i cui redditi sono visibili interamente. La progressività delle imposte è giusta; la disparità tra chi dichiara e chi nasconde non lo è.</p>
<p>Poi c&#8217;è la trappola delle soglie. <strong>Basta un aumento di stipendio per perdere più agevolazioni insieme.</strong> Si lavora di più, si guadagna qualcosa in più, ma il beneficio effettivo si assottiglia. Che messaggio manda lo Stato? Che avanzare conviene poco. Nel frattempo il ceto medio perde potere d&#8217;acquisto, risparmio e fiducia. Non serve inventare l&#8217;ennesimo bonus. Serve fare pulizia: censire le prestazioni, eliminare le sovrapposizioni, verificare redditi e patrimoni effettivi, rendere graduale l&#8217;uscita dagli aiuti. E soprattutto misurare ciò che funziona.</p>
<p>L&#8217;assistenza indispensabile va difesa; i sussidi senza risultati non possono diventare intoccabili. <strong>Lavoro regolare, formazione e servizi devono offrire una strada fuori dalla fragilità.</strong> La ricchezza di un Paese non nasce solo dai grandi patrimoni. Nasce dalle famiglie che risparmiano, studiano, investono, comprano casa, aprono imprese e scommettono sul futuro. Se soffochiamo questa energia, prosciughiamo anche le risorse della solidarietà. Difendere il ceto medio e proteggere i poveri non sono obiettivi rivali: sono la stessa battaglia per uno Stato giusto. Uno Stato che aiuta chi ne ha bisogno, non chi sa approfittarsene.</p>
<p>&#8211; Foto Ipa Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>L&#8217;energia spinge l&#8217;inflazione ma non basta la moral suasion</title>
		<link>https://www.italpress.com/energia-spinge-inflazione-ma-non-basta-la-moral-suasion/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Oct 2026 10:20:27 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="683" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/benzina-ipa.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="L&#8217;energia spinge l&#8217;inflazione ma non basta la moral suasion" title="L&#8217;energia spinge l&#8217;inflazione ma non basta la moral suasion" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/benzina-ipa.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/benzina-ipa-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/benzina-ipa-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/benzina-ipa-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/benzina-ipa-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; La benzina sopra i due euro, il gasolio ancora più su: non è più un allarme, è ormai una tassa sulla mobilità. Il 20 settembre la media nazionale self era 2,154 euro al litro per la benzina e 2,334 per il diesel; dopo i primi tetti volontari, a fine mese le medie erano scese attorno a 2,11 e 2,32 euro. Intanto l&#8217;inflazione è balzata al 4,2% dal 3,3% di agosto. Il punto è questo: l&#8217;inflazione di fondo è appena all&#8217;1,7%, mentre gli energetici crescono del 22,3%.</p>
<p><strong>Non sono dunque i consumi interni ad alimentare l&#8217;incendio: è l&#8217;energia.</strong> È la vecchia morsa mediorientale che da mezzo secolo torna a stringere l&#8217;Europa. Oggi ha due nomi: Hormuz e Mar Rosso. Prima della guerra nello Stretto passava circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e Gnl; a settembre il traffico è precipitato. Lì attacchi e deviazioni complicano le rotte alternative. A questo si sommano il potere dell&#8217;Opec+, noli e assicurazioni, una raffinazione spesso lontana dai mercati di consumo, i margini della filiera e, alla fine, il fisco. Accise e Iva non conoscono geopolitica: quando il prezzo industriale sale, continuano a pesare.</p>
<p><strong>Il Governo ha scelto una strada insolita: più moral suasion che decreto</strong>. Enilive ha fissato un massimo di 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel; IP si è mossa sugli stessi livelli in parte della rete, Q8 ha introdotto un tetto modulare e Tamoil misure fino al 31 ottobre. La concorrenza ha fatto il resto: se una rete abbassa il prezzo, le altre rischiano di perdere clienti. C&#8217;è anche un dato politico. Il Governo aveva valutato una tassazione degli extraprofitti della raffinazione. Una stima di Transport &amp; Environment citata alla Camera quantifica in circa 4 miliardi gli extraprofitti generati in Italia dalla vendita di carburanti stradali nel primo semestre 2026. Non sappiamo se Palazzo Chigi abbia fatto roteare quel bastone: sappiamo però che il bastone era sul tavolo. <strong>E la moral suasion ha prodotto un risultato che regole e autorità non avevano reso automatico.</strong></p>
<p>Qui sta il punto più scomodo. Non possiamo affidare la tutela dei consumatori alla capacità di un presidente del Consiglio di telefonare agli amministratori delegati. Se un mercato essenziale reagisce soltanto a una pressione politica informale, i meccanismi ordinari di concorrenza, trasparenza e vigilanza vanno rivisti. <strong>Quanto dureranno gli sconti? Le iniziative sono temporanee. Molto dipenderà da Hormuz, dal Mar Rosso e dal petrolio.</strong></p>
<p>Ma una lezione resta. Maggioranza e opposizione smettano lo scaricabarile e portino in Parlamento una proposta: più strumenti alle Autorità, controlli sui margini della filiera, trasparenza sui prezzi e procedure automatiche quando materia prima e pompa divergono troppo. Su energia e inflazione hanno governato, a turno, quasi tutti. Nessuno può chiamarsi fuori. La politica deve costruire gli argini prima dell&#8217;emergenza, perché la concorrenza funzioni senza ordini informali. La prossima crisi non può essere affrontata con una telefonata fortunata. Il passaggio su Hormuz è sostenuto dai dati sul crollo dei transiti e sul ruolo dello Stretto nelle forniture mondiali; anche le tensioni nel Mar Rosso e la politica produttiva OPEC+ sono documentate. Le iniziative di Enilive, IP, Q8 e Tamoil risultano invece effettivamente avviate dopo la moral suasion del Governo.</p>
<p>&#8211; Foto Ipa Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nucleare, da rinuncia strategica a possibile scelta energetica</title>
		<link>https://www.italpress.com/nucleare-da-rinuncia-strategica-a-possibile-scelta-energetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Sep 2026 10:29:26 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="810" height="540" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/03/20230313_1131.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Nucleare, da rinuncia strategica a possibile scelta energetica" title="Nucleare, da rinuncia strategica a possibile scelta energetica" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/03/20230313_1131.jpg 810w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/03/20230313_1131-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/03/20230313_1131-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/03/20230313_1131-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/03/20230313_1131-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 810px) 100vw, 810px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Il voto del Senato del 23 settembre segna una svolta che può diventare storica.</strong> Con l&#8217;approvazione definitiva della legge delega sul nucleare sostenibile, l&#8217;Italia torna, dopo quasi quarant&#8217;anni, a considerare l&#8217;atomo parte possibile della propria strategia energetica. Non significa costruire domani una centrale. Significa però ricostruire il quadro normativo, industriale e scientifico necessario per poter scegliere.</p>
<p>La legge affida al Governo il compito di disciplinare l&#8217;intero ciclo: produzione di energia, tecnologie nucleari avanzate, sicurezza e radioprotezione, localizzazione e autorizzazione degli impianti, combustibile, smantellamento, rifiuti radioattivi, ricerca, formazione e sviluppo della filiera nazionale. Dovrà inoltre essere definito un programma nazionale per inserire nucleare sostenibile e fusione nel futuro mix energetico. È dunque una decisione che lega decarbonizzazione, sicurezza degli approvvigionamenti, indipendenza energetica e competitività. Era tempo di arrivarci. Dopo il referendum del 1987, nel clima segnato da Chernobyl, una paura comprensibile si trasformò in una rinuncia strategica. Mentre crescevano industria, consumi civili e domanda di elettricità, ci convincemmo che l&#8217;energia sarebbe rimasta abbondante, disponibile e a basso costo. Bastava comprarla. Gas e petrolio sembravano la soluzione più comoda. Abbiamo sottovalutato emissioni, prezzi e il rischio di dipendere da fornitori e aree instabili. Le crisi petrolifere, le guerre in Medio Oriente, la dipendenza dal gas russo, l&#8217;Ucraina e le tensioni sulle rotte del Mar Rosso hanno mostrato quanto fragile fosse quella convinzione. Eppure, passata ogni emergenza, tornavamo a distrarci. Oggi sappiamo che il prezzo dell&#8217;energia non resta solo nella bolletta: entra nel costo dell&#8217;acciaio, del vetro, della ceramica, della chimica, dei fertilizzanti, dei trasporti e degli alimenti. Alimenta l&#8217;inflazione, riduce il potere d&#8217;acquisto, comprime i margini delle imprese e colpisce la competitività. Una crisi energetica diventa rapidamente crisi industriale e sociale. Qui emerge anche il prezzo dell&#8217;ideologia. Per troppo tempo una parte della politica e dell&#8217;ambientalismo ha trasformato il nucleare in un tabù, invece di confrontare tecnologie, rischi, costi e benefici. Con un paradosso: abbiamo rinunciato a produrre energia nucleare in casa continuando a importarla da Paesi europei che usano l&#8217;atomo. Ora non serve sostituire un&#8217;ideologia con un&#8217;altra.</p>
<p>Il nucleare deve affiancare rinnovabili, accumuli, reti ed efficienza. La sfida è produrre energia più pulita, stabile e sicura, riducendo l&#8217;esposizione agli shock esterni. Offre all&#8217;Italia l&#8217;occasione di correggere una stagione in cui abbiamo confuso la rinuncia con la prudenza e la dipendenza con la convenienza. Serviranno trasparenza, controlli, ricerca, competenze e informazione. Energia e industria sono ormai inseparabili. Tornare a scegliere significa tornare padroni del nostro futuro.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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            	</item>
		<item>
		<title>Ue, avvicinare il Canada rafforza l&#8217;Occidente democratico</title>
		<link>https://www.italpress.com/ue-avvicinare-il-canada-rafforza-loccidente-democratico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 11:43:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1500" height="949" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Carney.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Ue, avvicinare il Canada rafforza l&#8217;Occidente democratico" title="Ue, avvicinare il Canada rafforza l&#8217;Occidente democratico" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Carney.jpg 1500w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Carney-300x190.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Carney-1024x648.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Carney-768x486.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Carney-696x440.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Carney-1068x676.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Carney-664x420.jpg 664w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> L&#8217;Europa deve guardare ciò che le manca. Energia, minerali critici, terre rare e uranio sono condizioni della sovranità</strong>. Il Canada può colmare molte di queste carenze: possiede risorse, tecnologia, stabilità democratica e una cultura politica affine alla nostra. Per ridurre le dipendenze e avviare un programma nucleare, l&#8217;intesa con Ottawa garantirebbe forniture affidabili, compreso l&#8217;uranio necessario alle future centrali, e opportunità nell&#8217;intelligenza artificiale, nel cloud, nei satelliti, nella difesa e nell&#8217;Artico. Da questa necessità nasce l&#8217;ipotesi di offrire al Canada lo status di &#8220;membro associato&#8221; dell&#8217;Unione europea. La proposta rivela la mutazione dell&#8217;ordine mondiale. L&#8217;interdipendenza è diventata un arsenale: l&#8217;energia è una tenaglia, i semiconduttori un lasciapassare, le terre rare una catena. Porti, stretti, cavi e rotte sono strumenti di pressione; la forza militare torna a pesare come una moderna spada di Brenno. Gli Stati medi, isolati, possono soltanto subire.</p>
<p>L&#8217;accordo darebbe all&#8217;Europa profondità strategica e al Canada margini di autonomia. Non deve però essere concepito contro gli Stati Uniti. Il rapporto transatlantico non dovrà mai cessare né essere sacrificato alle campagne di minoranze ostili sulle due sponde dell&#8217;oceano. Queste possono sfruttare divergenze contingenti, ma non cancellare la storia, interessi e legami profondi fra europei e statunitensi. Avvicinare Ottawa significa rafforzare l&#8217;Occidente democratico, non sostituire un alleato con un altro. L&#8217;obiezione che la categoria di &#8220;membro associato&#8221; non esista nei trattati rivela più paura che prudenza. L&#8217;articolo 217 consente accordi di associazione; l&#8217;ingresso nelle istituzioni richiederebbe una revisione dei trattati e un confronto con l&#8217;articolo 49 e con il requisito geografico dell&#8217;europeità. Se emergerà la volontà politica, la tecnica troverà la forma. Il vero ostacolo non è l&#8217;Atlantico, ma l&#8217;abitudine a fare delle procedure l&#8217;alibi della timidezza. Oltre la Manica, intanto, riaffiora l&#8217;interesse per l&#8217;Europa da parte degli inglesi guidata dai scozzesi, Gallesi, e Irlandesi del Nord, che hanno pagato più nettamente la Brexit.</p>
<p>L&#8217;Europa è un&#8217;isola politica in un mondo nel quale libertà, diritti civili e protezione sociale arretrano davanti ad autocrazie e demagogie. Canada, Ucraina e un Regno Unito inquieto mostrano che l&#8217;Unione resta uno dei pochi luoghi in cui la potenza pretende di essere disciplinata dalla legge. Un&#8217;isola sopravvive soltanto se controlla gli approdi, protegge le rotte e riconosce chi condivide il suo destino. Servono difesa comune, sicurezza energetica e tecnologica, approvvigionamenti affidabili e nuovi cerchi di appartenenza, senza sconti su democrazia e Stato di diritto. Il Canada non bussa a un museo: domanda se esista un soggetto capace di scegliere. Se gli europei avranno audacia, l&#8217;Atlantico cesserà di essere una distanza e tornerà spazio di libertà organizzata, un ponte fra democrazie decise a restare tali con le proprie sovranità.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>È tempo di un nuovo patto civile</title>
		<link>https://www.italpress.com/e-tempo-di-un-nuovo-patto-civile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2026 16:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1400" height="933" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="È tempo di un nuovo patto civile" title="È tempo di un nuovo patto civile" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio.jpg 1400w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" />Si rifletta: quando un popolo rinuncia a scrivere la propria storia, arriva sempre qualcuno disposto a farlo al suo posto.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1400" height="933" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="È tempo di un nuovo patto civile" title="È tempo di un nuovo patto civile" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio.jpg 1400w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/09/Piazza-di-Montecitorio-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /><p><em> di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Per decenni ci siamo affidati a una superstizione comoda: l&#8217;idea che il futuro sarebbe stato migliore. Il progresso era una religione: bastava attendere. Ora quella certezza presenta il conto. <strong>Guerre, diseguaglianze e istituzioni fragili dimostrano che nessuna conquista è definitiva.</strong></p>
<p>La storia arretra quando i cittadini rinunciano a governarla. Sono momenti straordinari: o soccombiamo alle mille contraddizioni di cui siamo succubi, oppure riprendiamo un cammino utile al nostro futuro. <strong>Nel vuoto della partecipazione prospera la demagogia.</strong> I suoi professionisti trasformano il disagio in rancore, indicano un nemico e vendono scorciatoie. Alla responsabilità sostituiscono il capro espiatorio; alla politica, l&#8217;uomo forte. Promettono potere al popolo, purché il popolo rinunci a esercitarlo.</p>
<p>La vicenda della legge elettorale smaschera una politica ripiegata su se stessa, intenta a spartire regole e convenienze mentre contribuenti e consumatori restano vessati e impotenti davanti a ingiustizie evidenti. <strong>Mancano politiche virtuose capaci di generare sviluppo e lavoro; manca il coraggio</strong> di misurare ogni scelta sul bene comune anziché sulla sopravvivenza degli apparati.</p>
<p>Per questo <strong>serve uno sprone all&#8217;aggregazione delle realtà moderate e centriste</strong>: non un&#8217;operazione di palazzo né un ricovero per carriere esauste, ma uno spazio politico riconoscibile, popolare ed europeo, capace di unire culture liberali, moderate, riformiste dotate di senso delle istituzioni. <strong>Una aggregazione capace di arginare le componenti populiste di sinistra e di destra</strong> che ostacolano una gestione responsabile della cosa pubblica. Non per cancellare il conflitto, ma per sottrarlo alla propaganda e ricondurlo alla realtà, alla competenza e alla sostenibilità.</p>
<p><strong> La democrazia non vende miracoli.</strong> È faticosa, ma domanda cittadini, non fedeli. Ad esempio la Dottrina sociale della Chiesa indica a credenti e laici una grammatica esigente: bene comune, solidarietà, sussidiarietà, partecipazione. La sussidiarietà non è l&#8217;alibi con cui lo Stato abbandona i fragili, ma l&#8217;impegno a rendere persone e comunità protagoniste. Occorre ricostruire corpi intermedi, associazioni, volontariato, cooperazione, sindacato e comunità locali: luoghi nei quali il bisogno acquista voce e la protesta diventa proposta.</p>
<p><strong>Anche la pace esige responsabilità.</strong> Agli attacchi allo Stato di diritto internazionale e ai tentativi di imporre con la forza un dominio va opposta la fermezza del diritto. Eppure troppi soggetti politici tifano per i prepotenti anziché difendere i presupposti giuridici della pace. Senza regole condivise, la pace è soltanto la tregua concessa dal più forte. È tempo di un nuovo patto civile, non di nuovi salvatori.</p>
<p>Bisogna rappresentare il disagio senza sfruttarne la rabbia, costruire giustizia senza fabbricare nemici e restituire fiducia senza blandire. Cambiare verso significa scegliere responsabilità e coraggio. Si rifletta: quando un popolo rinuncia a scrivere la propria storia, arriva sempre qualcuno disposto a farlo al suo posto.</p>
<p>&#8211; Foto Ipa Agency &#8211;<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Chi dipende troppo dall&#8217;energia altrui paga anche le guerre degli altri</title>
		<link>https://www.italpress.com/chi-dipende-troppo-dallenergia-altrui-paga-anche-le-guerre-degli-altri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 10:30:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1024" height="684" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Chi dipende troppo dall&#8217;energia altrui paga anche le guerre degli altri" title="Chi dipende troppo dall&#8217;energia altrui paga anche le guerre degli altri" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-768x513.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-696x465.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-629x420.jpg 629w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Cambiano le date, non la lezione: chi dipende troppo dall’energia altrui paga anche le guerre degli altri.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="684" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Chi dipende troppo dall&#8217;energia altrui paga anche le guerre degli altri" title="Chi dipende troppo dall&#8217;energia altrui paga anche le guerre degli altri" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-768x513.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-696x465.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-629x420.jpg 629w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em>di</em><strong> Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Per cinquant’anni l’Italia ha ricevuto lo stesso avvertimento.</strong> Nel 1973 l’embargo petrolifero, nel 1979 la rivoluzione iraniana, poi la guerra Iran-Iraq, il Kuwait nel 1990, il petrolio oltre 140 dollari nel 2008, la Libia, la pandemia, l’Ucraina, la crisi del gas europeo e le nuove tensioni in Medio Oriente. Cambiano le date, non la lezione:<strong> chi dipende troppo dall’energia altrui paga anche le guerre degli altri.</strong></p>
<p><strong>E noi continuiamo a pagare.</strong> Il costo dell’energia entra nel pane, nei trasporti, nella produzione industriale, nella distribuzione. Divora così salari che da anni rincorrono il costo della vita.</p>
<p>A quel punto la politica scopre l’emergenza e apre il consueto catalogo:<strong> bonus, sconti, crediti d’imposta, ristori. Sono aiuti necessari.</strong> Ma chiamarle politica energetica sarebbe come distribuire ombrelli durante un’alluvione e sostenere di aver costruito gli argini. Gli argini, invece, richiedono scelte.</p>
<p>L’Italia aveva costruito una straordinaria scuola idroelettrica, con grandi invasi come Resia, Cancano-San Giacomo, Santa Giustina, Campotosto e Occhito. Non eravamo autosufficienti, ma l’energia era infrastruttura e sovranità. Poi il boom economico e l’industrializzazione moltiplicarono i consumi e la dipendenza dall’estero. Da allora<strong> siamo diventati maestri del paradosso.</strong> Vogliamo energia a buon mercato ma contestiamo gli impianti; invochiamo autonomia ma importiamo combustibili; celebriamo le rinnovabili ma imprigioniamo fotovoltaico, eolico, reti e accumuli in procedure interminabili.</p>
<p><strong> Sul nucleare abbiamo trasformato una scelta tecnologica e strategica in un tabù politico.</strong> Ora arriva il conto del futuro. Auto elettriche, pompe di calore, industrie digitalizzate, data center e intelligenza artificiale faranno crescere la domanda di elettricità. L’IA non è una nuvola immateriale: dietro ogni algoritmo ci sono server, reti, sistemi di raffreddamento e centrali. Perciò la domanda seria non è quanto stanziare per il prossimo bonus. È capire quanta energia dovremo produrre tra dieci o vent’anni, a quale costo e con quale sicurezza.</p>
<p><strong> Serve un patto nazionale che sopravviva ai governi:</strong> molto più fotovoltaico ed eolico dove hanno senso, idroelettrico, geotermia, accumuli, reti moderne, interconnessioni europee e risorse nazionali. E serve riaprire senza superstizioni la questione nucleare, valutando costi, tempi e sicurezza. Non esiste una fonte salvifica. Esiste un mix più intelligente e la capacità di decidere.</p>
<p><strong>L’autonomia assoluta è impossibile</strong>; ridurre una dipendenza pericolosa è invece un dovere. La prossima crisi energetica non chiederà il permesso prima di arrivare. Potrà nascere da una guerra, da un embargo, da rotte interrotte o nuove tensioni geopolitiche. Se ci troverà ancora a discutere soltanto di aiuti, avremo già perso.</p>
<p>I bonus curano il conto di ieri. Una strategia energetica costruisce il Paese di domani. Confondere le due cose non è prudenza: è rinviare la scelta e spedire la fattura, maggiorata, alla prossima generazione.</p>
<p>&#8211; Foto Ipa Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Ia, il problema non è la tecnologia che accelera ma la politica che osserva</title>
		<link>https://www.italpress.com/ia-il-problema-non-tecnologia-che-accelera-ma-la-politica-che-osserva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2026 10:30:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Ia, il problema non è la tecnologia che accelera ma la politica che osserva" title="Ia, il problema non è la tecnologia che accelera ma la politica che osserva" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" />di Raffaele Bonanni ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il futuro non aspetta le leggi. E il potere, quando trova uno spazio vuoto, lo occupa. È questo il punto politico dell’intelligenza artificiale che rischiamo di vedere troppo tardi. Non siamo davanti soltanto a una nuova tecnologia, ma alla formazione di un nuovo sistema di potere. Chi controllerà capacità [&#8230;]]]></description>
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</strong></em><br />
ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> Il futuro non aspetta le leggi</strong>. E il potere, quando trova uno spazio vuoto, lo occupa. È questo il punto politico dell’intelligenza artificiale che rischiamo di vedere troppo tardi. Non siamo davanti soltanto a una nuova tecnologia, ma alla formazione di un nuovo sistema di potere. Chi controllerà capacità di calcolo, dati, infrastrutture e modelli avanzati non possiederà semplicemente imprese più efficienti. <strong>Avrà una leva sulla produzione, sulla conoscenza, sul lavoro e sulle decisioni.<br />
</strong><br />
Aspettare, dunque, non è neutralità. <strong>È una scelta.</strong> Significa consentire che siano i rapporti economici a disegnare il campo sul quale la politica, domani, tenterà di intervenire.<br />
Conosciamo già questo errore. Le piattaforme digitali sono diventate gigantesche mentre istituzioni e legislatori discutevano su come definirle. <strong>Quando sono arrivate le regole, capitali, dati, utenti e influenza erano già concentrati. Si è regolato un potere dopo avergli consentito di diventare potere.<br />
</strong><br />
Con la super-intelligenza artificiale sarebbe irresponsabile ripetere lo stesso copione. Non basta contare i mestieri destinati a cambiare o scomparire. È una contabilità difensiva. La questione vera è chi possiederà le macchine capaci di sostituire una quota crescente di lavoro cognitivo, chi stabilirà gli obiettivi, chi raccoglierà i guadagni di produttività e chi avrà la forza di negoziarne la distribuzione.</p>
<p>OpenAI parla di prosperità condivisa, sicurezza e democratizzazione dell’accesso. Sono obiettivi importanti. Ma tra dichiarare un principio e costruire un ordine sociale c’è di mezzo la politica. Nessun algoritmo contiene al proprio interno la giustizia distributiva. Nessun mercato, lasciato a sé stesso, ha il compito di correggere automaticamente le concentrazioni di potere che produce.</p>
<p>La risposta deve quindi precedere il problema. Antitrust prima dei monopoli. Regole sui dati prima della loro definitiva concentrazione. Partecipazione dei lavoratori prima che le ristrutturazioni vengano presentate come fatti compiuti. Formazione prima dell’espulsione delle competenze. Contrattazione prima che i guadagni di produttività abbiano già trovato una sola destinazione. E c’è una seconda emergenza, meno visibile ma altrettanto politica: l’ignoranza.</p>
<p>Stiamo consegnando strumenti potentissimi a una società che spesso non possiede ancora le categorie per comprenderli. Da una parte la propaganda del miracolo tecnologico, dall’altra la retorica della catastrofe. In mezzo dovrebbe esserci il cittadino consapevole. Troppo spesso non c’è. Serve un’alfabetizzazione di massa sull’intelligenza artificiale.</p>
<p>Non un corso per specialisti, ma una nuova educazione civile. Scuola, università, imprese, sindacati, informazione e istituzioni devono spiegare che cosa queste tecnologie possono fare, dove falliscono, quali interessi muovono e come cambiano il potere. Perché una società che non comprende una tecnologia destinata a trasformarla non è libera di scegliere.<strong> Può soltanto adattarsi. </strong></p>
<p>La super-IA può produrre più salute, sapere, ricchezza e produttività. Può anche costruire una concentrazione di comando senza precedenti. Ecco perché il problema non è la tecnologia che accelera. <strong>È la politica che osserva</strong>. La domanda non è se arriveranno regole. Arriveranno. La domanda è se arriveranno quando serviranno ancora. Perché quando qualcuno ha già occupato il futuro, governarlo diventa molto difficile. Alla politica resta il ruolo peggiore: negoziare con il vincitore.</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Emergenze clima, demografia ed energia ma la politica pensa a vincere i talk</title>
		<link>https://www.italpress.com/emergenze-clima-demografia-ed-energia-ma-la-politica-pensa-a-vincere-i-talk/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 15:14:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1400" height="932" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-Po.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Emergenze clima, demografia ed energia ma la politica pensa a vincere i talk" title="Emergenze clima, demografia ed energia ma la politica pensa a vincere i talk" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-Po.jpg 1400w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-Po-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-Po-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-Po-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-Po-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-Po-1068x711.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Siccita-Po-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /><p><em> di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; C&#8217;è qualcosa di grottesco nel modo in cui l&#8217;Italia affronta il tempo nuovo. <strong>Mentre cambiano clima, demografia, energia e rapporti di forza mondiali, la politica continua a comportarsi come se la questione decisiva fosse vincere il prossimo talk show.</strong></p>
<p>Il Paese dovrebbe guardare l&#8217;orizzonte; i partiti il prossimo sondaggio. <strong>Non siamo davanti a emergenze passeggere.</strong> Un Paese fragile non può rispondere ad alluvioni, siccità e dissesto contando i danni dopo ogni catastrofe. Una società che invecchia non conserverà pensioni, sanità e crescita distribuendo bonus. <strong>E un&#8217;Europa stretta fra Stati Uniti, Cina, Russia e nuove potenze non può scambiare la somma delle proprie debolezze nazionali per sovranità.</strong> Problemi diversi, stesso vizio: richiedono decisioni lunghe, mentre la politica è diventata cortissima. Qui la demagogia smette di essere folklore e diventa un costo nazionale.</p>
<p><strong>La democrazia vive di conflitto, ma il conflitto non è una religione.</strong> Governare non significa considerare abusivo chi ha perso; fare opposizione non significa sabotare per principio chi ha vinto. Quando ogni provvedimento diventa una trincea, ogni compromesso un tradimento e ogni avversario un nemico, non abbiamo una democrazia più vigorosa: abbiamo una democrazia più stupida.</p>
<p><strong>Esistono questioni che andrebbero sottratte alla giostra</strong>. Energia: diversificare fonti e fornitori, rafforzare reti e produzione europea. <strong>Territorio:</strong> prevenzione, manutenzione, acqua, suolo, edilizia sicura; ricostruire porta telecamere, prevenire salva denaro e vite. <strong>Demografia:</strong> salari, casa, servizi per l&#8217;infanzia, lavoro femminile e stabilità dei giovani; perché i figli non nascono per decreto. <strong>Europa:</strong> difesa, politica estera e industria strategica comuni.</p>
<p><strong>Senza questi strumenti, la parola &#8220;sovranità&#8221; è scenografia da comizio.</strong> Spinelli aveva visto il punto: gli Stati europei possono custodire identità e storia, non fingere un&#8217;autosufficienza che non possiedono più. O l&#8217;Unione acquista statura politica, oppure resterà un ricco mercato sul quale altri eserciteranno potenza. Potremo sventolare più bandiere: conteremo semplicemente meno. Serve dunque un patto fra maggioranza e opposizioni sulle infrastrutture della nostra sopravvivenza. Competizione durissima sulle soluzioni, continuità sugli obiettivi.</p>
<p><strong>Ma la responsabilità non abita soltanto nei palazzi.</strong> Un elettorato che applaude l&#8217;insulto e considera il compromesso una resa finisce per selezionare professionisti dell&#8217;insulto e dilettanti del governo. Gli avventurieri non cadono dal cielo: vengono convocati dalla paura e dall&#8217;illusione che problemi enormi possano avere soluzioni indolori. La scelta è poi questa: continuare la rissa permanente oppure riconoscere che esiste ancora un interesse comune. La storia non aspetta la fine della nostra campagna elettorale. Quando una comunità è troppo occupata a dividersi per decidere il proprio futuro, prima o poi trova qualcun altro disposto a deciderlo per lei.</p>
<p>&#8211; Foto Ipa Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Migranti, la crisi di Ceuta mette a nudo le contraddizioni europee</title>
		<link>https://www.italpress.com/migranti-la-crisi-di-ceuta-mette-a-nudo-le-contraddizioni-europee/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 13:43:30 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Migranti, la crisi di Ceuta mette a nudo le contraddizioni europee" title="Migranti, la crisi di Ceuta mette a nudo le contraddizioni europee" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/08/Ceuta-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di</em><strong> Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Sull&#8217;immigrazione l&#8217;Europa continua a mettere in scena una disputa falsa: porte aperte o chiuse, accoglienza o rigore</strong>. È un alibi. La domanda seria è un&#8217;altra: può un continente che invecchia e perde lavoratori affidarsi a flussi che non sa governare?</p>
<p>La risposta più comoda è una formula: mancano braccia? Importiamole. Gli europei non vogliono certi mestieri? Li faranno gli immigrati. Così l&#8217;immigrazione diventa la stampella di economie che rinviano investimenti, produttività e salari migliori. Ma reclutare lavoro povero per alimentare altro lavoro povero non è politica: è una resa.</p>
<p>Chi arriva deve trovare lingua, formazione, legalità, doveri. Altrimenti l&#8217;integrazione resta una parola da convegno: altrimenti prosperano sommerso e sfruttamento. Il successo si misura dall&#8217;integrazione reale.</p>
<p>Intanto è cambiata la natura dei flussi. Non sono più soltanto conseguenza di guerre, miseria o aspirazioni. Sono diventate materia geopolitica. Paesi di origine e transito hanno capito che aprire o chiudere una rotta è una leva diplomatica. La frontiera è ormai un&#8217;arma di pressione.</p>
<p>Servono dunque meno prediche e più governo: ingressi regolari legati ai fabbisogni reali, accordi esigenti con i Paesi terzi, controllo delle frontiere e rimpatri effettivi per chi non ha titolo a restare. E bisogna smettere di usare nuova manodopera per rinviare investimenti in competenze, tecnologia e produttività.</p>
<p>Qui emerge l&#8217;ipocrisia europea. Abbiamo europeizzato i diritti e nazionalizzato i problemi. Schengen pretende una frontiera comune, ma l&#8217;asilo continua a caricare sui Paesi di primo ingresso una parte decisiva dell&#8217;onere. Finché regge, tutti celebrano la libera circolazione. Quando la pressione aumenta, ricompaiono controlli e confini.</p>
<p>Ceuta non inventa questa contraddizione: la mette a nudo. La Spagna sceglie una vasta regolarizzazione e, davanti alla pressione dal Marocco, reagisce con respingimenti contestati. Gli altri temono i movimenti secondari. La Germania insiste sui trasferimenti verso i Paesi di primo ingresso. L&#8217;Italia conosce il copione: quando chiedeva solidarietà riceveva lezioni; quando la pressione arriva altrove, l&#8217;emergenza diventa europea.</p>
<p>Il guasto viene da lontano. Gli Stati hanno conservato il potere di decidere gli ingressi, affidando all&#8217;Unione soprattutto regole e tutele. Dublino ha cristallizzato il paradosso: principi europei, fatture nazionali.</p>
<p>Ora l&#8217;ambiguità è insostenibile. Germania, Francia, Italia e Spagna hanno interessi diversi, ma nessuna può governare da sola un fenomeno di questa portata. Occorre decidere quanti ingressi servono, per quali lavori, con quali obblighi di integrazione, quali controlli e quali rimpatri.</p>
<p>L&#8217;immigrazione non si governa con la bontà esibita né con la paura agitata. Si governa decidendo. Ceuta è lo specchio davanti al quale l&#8217;Europa non può più truccarsi: ha voluto frontiere comuni senza costruire una politica migratoria comune. Adesso il conto è arrivato. E non accetta rinvii.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
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		<title>Educazione alimentare e prevenzione, la nuova sanità inizi prima dell&#8217;ospedale</title>
		<link>https://www.italpress.com/educazione-alimentare-e-prevenzione-la-nuova-sanita-inizi-prima-dellospedale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 09:05:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="900" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Educazione alimentare e prevenzione, la nuova sanità inizi prima dell&#8217;ospedale" title="Educazione alimentare e prevenzione, la nuova sanità inizi prima dell&#8217;ospedale" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408-300x225.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408-1024x768.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408-768x576.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408-80x60.jpg 80w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408-265x198.jpg 265w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408-696x522.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408-1068x801.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/12/20201221_2408-560x420.jpg 560w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Continuare a discutere di sanità contando posti letto, medici e miliardi significa guardare il futuro con gli strumenti del passato</strong>. Certo, servono risorse e liste d’attesa accettabili. Ma non basteranno. L’Italia sta entrando in una penuria demografica destinata a cambiare produzione, welfare, previdenza e domanda sanitaria. Eppure la politica continua a trattare ogni problema come se abitasse in una stanza separata.</p>
<p>È questo l’errore da rompere. Viviamo più a lungo e nascono meno italiani. Nel 2025 la speranza di vita è arrivata a 81,5 anni per gli uomini e 85,6 per le donne. Gli ultrasessantacinquenni sono già oltre un quarto della popolazione e nel 2050 potrebbero avvicinarsi al 35%. Non è semplicemente invecchiamento. È il rovesciamento dell’equilibrio sul quale abbiamo costruito sanità, pensioni e mercato del lavoro. Possiamo subirlo oppure governarlo.</p>
<p>La prima rivoluzione riguarda la salute. La medicina ha allungato la vita; adesso la politica deve occuparsi della qualità di quegli anni. Curare sempre più patologie prodotte anche da sedentarietà, cattiva alimentazione, solitudine e prevenzione insufficiente è economicamente insostenibile prima ancora che socialmente miope.</p>
<p>La nuova sanità deve quindi cominciare molto prima dell’ospedale. Deve entrare nelle abitudini quotidiane. L’alimentazione non può restare materia per campagne generiche: metabolismo, massa muscolare e fabbisogni cambiano con l’età. Occorrono educazione alimentare mirata, attività fisica appropriata, controlli, informazione e medicina territoriale capaci di accompagnare le persone durante l’intera vita. Prevenire deve diventare organizzazione ordinaria del servizio pubblico. Ma c’è un’altra prevenzione di cui quasi nessuno parla: mantenere le persone attive.</p>
<p>In un Paese con pochi giovani, imprese che cercano professionalità e mestieri nei quali il ricambio si interrompe, considerare automaticamente inutilizzabile chi raggiunge la pensione è uno spreco assurdo. Esperienza, competenze e relazioni costruite in quarant’anni di lavoro non possono essere mandate al macero per una data sul calendario.<br />
Questo non significa innalzare surrettiziamente l’età pensionabile. La pensione è un diritto e tale deve restare. Significa offrire, a chi vuole e può, una possibilità aggiuntiva.</p>
<p>Qui deve entrare la contrattazione. I CCNL possono costruire forme volontarie e tutelate di attività dopo il pensionamento: tutoraggio, formazione dei giovani, consulenza, affiancamento e trasmissione dei mestieri. Orari ridotti, compiti adeguati, incentivi fiscali e previdenziali e una barriera invalicabile: mai sostituire occupazione ordinaria o comprimere il lavoro giovanile.</p>
<p>La questione, dunque, non è decidere separatamente quanto spendere per la sanità, quando andare in pensione o dove trovare lavoratori. È decidere quale società organizzare quando la popolazione attiva diminuisce e la vita si allunga. Sanità, previdenza, welfare, produzione, contrattazione e cultura alimentare sono ormai facce della stessa questione demografica. Tenerle separate produce costi, inefficienze e sprechi di professionalità.</p>
<p>La longevità può diventare una gigantesca fattura da pagare oppure una risorsa da organizzare. Difendere gli schemi del Novecento non significa proteggere il welfare. Significa prepararlo al fallimento.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Il futuro passa da lavoro e formazione permanente, l&#8217;appello di Mattarella ai partiti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 15:13:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1052" height="799" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260125_1399-e1785597083738.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Il futuro passa da lavoro e formazione permanente, l&#8217;appello di Mattarella ai partiti" title="Il futuro passa da lavoro e formazione permanente, l&#8217;appello di Mattarella ai partiti" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260125_1399-e1785597083738.jpg 1052w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260125_1399-e1785597083738-300x228.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260125_1399-e1785597083738-1024x778.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260125_1399-e1785597083738-768x583.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260125_1399-e1785597083738-80x60.jpg 80w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260125_1399-e1785597083738-696x529.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/01/20260125_1399-e1785597083738-553x420.jpg 553w" sizes="(max-width: 1052px) 100vw, 1052px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> L&#8217;appello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ai partiti perché ritrovino il senso della loro missione al servizio della comunità nazionale non è un semplice richiamo istituzionale</strong>. È l&#8217;indicazione di una priorità politica. Oggi il banco di prova della classe dirigente è il lavoro, perché è dal lavoro che dipendono sviluppo, competitività e coesione sociale. L&#8217;Italia sta vivendo una trasformazione senza precedenti. Mentre va in pensione la generazione che ha costruito la forza della nostra industria, la rivoluzione digitale, l&#8217;automazione e l&#8217;intelligenza artificiale stanno cambiando il contenuto stesso delle professioni. Non siamo di fronte a un normale ricambio generazionale, ma a un passaggio che ridefinirà il mercato del lavoro dei prossimi decenni. Il problema non è soltanto sostituire chi lascia l&#8217;attività. Occorre formare competenze nuove. Secondo il World Economic Forum, entro il 2030 quasi il 40% delle competenze richieste sarà diverso da quello attuale. In Europa oltre il 90% delle occupazioni richiederà competenze digitali di base, mentre l&#8217;Italia continua a registrare un ritardo che rischia di frenare crescita e produttività. Le imprese lo sperimentano ogni giorno. Tecnici specializzati, ingegneri, esperti di automazione, cybersicurezza e intelligenza artificiale sono sempre più difficili da reperire. Unioncamere stima che quasi un&#8217;assunzione su due sia problematica per mancanza di professionalità adeguate.</p>
<p><strong>È un divario che limita gli investimenti e rallenta l&#8217;innovazione.</strong> Negli ultimi anni il tasso di occupazione ha raggiunto il livello più elevato della nostra storia, grazie soprattutto alla maggiore partecipazione delle donne e dei lavoratori maturi. È un risultato importante, ma non sufficiente. Più occupazione non significa automaticamente più sviluppo. Il vero punto debole dell&#8217;economia italiana resta la produttività. Da oltre vent&#8217;anni cresce troppo poco e senza produttività non possono crescere salari, competitività e welfare. Si apre, inoltre, una fase nuova. Il Superbonus ha esaurito la sua funzione lasciando un costo elevato per la finanza pubblica. Anche il PNRR, pur rappresentando un&#8217;occasione straordinaria, non potrà sostenere da solo la crescita del Paese. Diventeranno quindi decisivi gli investimenti privati, l&#8217;innovazione e la qualità del capitale umano. Per questo serve un nuovo Patto sociale. La politica deve ritrovare la capacità di costruire scelte condivise, non di alimentare contrapposizioni.</p>
<p><strong>Le parti sociali devono accompagnare il cambiamento con responsabilità, investendo sulla formazione permanente,</strong> sul collegamento tra scuola, università, ITS e imprese e su politiche industriali capaci di governare la transizione. I diritti restano il fondamento della nostra democrazia sociale, ma acquistano forza solo se accompagnati dalla responsabilità di contribuire allo sviluppo. Senza crescita non esiste redistribuzione possibile. È questa la sfida che Mattarella affida alla politica ed al paese tutto.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>La vera sfida di oggi è costruire un&#8217;Europa più forte e indipendente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jul 2026 09:17:25 +0000</pubDate>
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<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Per oltre trent&#8217;anni l&#8217;Europa ha coltivato un&#8217;illusione</strong>: che l&#8217;interdipendenza economica avrebbe reso impossibili i conflitti e che il mercato avrebbe progressivamente trasformato anche le autocrazie in partner affidabili. È accaduto l&#8217;opposto. <strong>Le dipendenze si sono trasformate in strumenti di pressione politica;</strong> il commercio in leva geopolitica; la tecnologia in terreno di scontro; l&#8217;informazione in un campo di battaglia permanente. Il Novecento ci aveva abituati a riconoscere il nemico quando si presentava con le armi. Il XXI secolo, invece, ci costringe a misurarci con un&#8217;aggressione più sottile.</p>
<p>Non passa necessariamente attraverso gli eserciti, ma attraverso piattaforme digitali, campagne di disinformazione, attacchi informatici, acquisizioni di imprese strategiche, condizionamenti finanziari e reti di influenza costruite pazientemente dentro le società democratiche.<strong> L&#8217;obiettivo non è occupare un territorio, ma orientarne le decisioni.</strong></p>
<p><strong> L&#8217;Italia non è estranea a questa trasformazione.</strong> Eppure continua a discuterne come se fosse materia per specialisti. Il dibattito politico resta imprigionato nelle convenienze del bipolarismo, incapace di affrontare una questione che attraversa maggioranza e opposizione: la presenza di culture, relazioni e ambiguità verso regimi che hanno un interesse evidente a indebolire la coesione europea e la capacità dell&#8217;Occidente di agire con autonomia. Troppo spesso prevale la paura di incrinare equilibri di coalizione anziché la volontà di chiarire da quale parte stiano gli interessi permanenti della Repubblica.</p>
<p>È in questo contesto che la proposta dello Scudo democratico, avanzata da Carlo Calenda e Pina Picierno raccogliendo un&#8217;iniziativa della Commissione europea, assume un significato che va oltre il suo contenuto normativo. Non è la risposta a un&#8217;emergenza contingente, ma il riconoscimento che la democrazia deve imparare a difendersi senza rinunciare ai propri principi. Trasparenza dei finanziamenti, contrasto alle interferenze straniere, sicurezza cibernetica, tutela delle infrastrutture critiche e del pluralismo informativo non restringono la libertà: ne costituiscono il presupposto.</p>
<p><strong> Ma la politica, da sola, non basta.</strong> La responsabilità investe l&#8217;intera società. Sindacati, associazioni d&#8217;impresa, università, informazione e corpi intermedi devono interrogarsi sulle scelte che hanno contribuito ad accrescere dipendenze energetiche, industriali e tecnologiche rivelatesi fragili e pericolose. Difendere l&#8217;interesse nazionale significa oggi rafforzare quello europeo, perché nessun Paese, da solo, possiede la massa critica necessaria per competere con gli imperi economici e politici del nostro tempo.</p>
<p><strong>La vera sfida non consiste nello scegliere un nuovo protettore, ma nel costruire finalmente un&#8217;Europa capace di non averne bisogno.</strong> L&#8217;indipendenza energetica, tecnologica, industriale, diplomatica e della difesa non appartiene al lessico degli esperti di geopolitica. È la condizione concreta per garantire lavoro, benessere, libertà e sicurezza ai cittadini. Senza questa consapevolezza continueremo a difendere le istituzioni del passato con strumenti inadatti al presente. <strong>E la storia insegna che le democrazie raramente vengono sconfitte dall&#8217;esterno: molto più spesso si indeboliscono perché non comprendono in tempo la natura della minaccia.</strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Contrattazione, produttività e innovazione pilastri fondamentali</title>
		<link>https://www.italpress.com/contrattazione-produttivita-e-innovazione-pilastri-fondamentali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 13:48:40 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="644" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_sindacati-241201.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Contrattazione, produttività e innovazione pilastri fondamentali" title="Contrattazione, produttività e innovazione pilastri fondamentali" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_sindacati-241201.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_sindacati-241201-300x161.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_sindacati-241201-1024x550.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_sindacati-241201-768x412.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_sindacati-241201-696x374.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_sindacati-241201-1068x573.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_sindacati-241201-783x420.jpg 783w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>L&#8217;apertura del confronto tra Confindustria e sindacati rappresenta una buona notizia.</strong> Ma lo sarà davvero soltanto se entrambe le parti avranno il coraggio di uscire dai recinti culturali che hanno accompagnato la contrattazione degli ultimi decenni. Se, invece, il negoziato dovesse limitarsi a ripercorrere il sentiero già battuto, aggiornando tabelle salariali, classificazioni professionali e assetti normativi concepiti per un&#8217;economia che non esiste più, l&#8217;intesa nascerebbe già vecchia. E, soprattutto, sarebbe inutile.</p>
<p>L&#8217;intelligenza artificiale, la digitalizzazione, la robotica, la manifattura intelligente e l&#8217;organizzazione dei processi fondata sui dati stanno modificando radicalmente il lavoro. Cambiano le competenze richieste, i tempi della produzione, le responsabilità individuali, i modelli organizzativi e perfino il concetto stesso di professionalità. Pretendere di governare questa trasformazione con gli strumenti del Novecento equivale a navigare nell&#8217;oceano con la carta geografica delle strade consolari.</p>
<p><strong>Il nodo decisivo non è soltanto quanto aumenteranno i salari.</strong> È come si creeranno le condizioni perché possano aumentare stabilmente. Senza produttività non esiste redistribuzione durevole. Senza innovazione non esiste produttività. E senza una nuova organizzazione del lavoro capace di valorizzare le tecnologie, la competitività delle imprese continuerà a indebolirsi, trascinando con sé salari, occupazione e investimenti.</p>
<p>Per questa ragione la contrattazione è chiamata a cambiare natura. Non può più limitarsi a distribuire la ricchezza prodotta. Deve concorrere a produrla. Formazione permanente, certificazione delle competenze, partecipazione dei lavoratori ai processi di innovazione, organizzazione flessibile del lavoro, welfare contrattuale e condivisione dei risultati devono diventare l&#8217;ossatura dei nuovi contratti. Non capitoli accessori, ma il loro fondamento.<br />
Anche il sindacato è chiamato a una svolta culturale. Difendere il lavoro non significa più conservare mansioni destinate a scomparire, bensì mettere ogni persona nelle condizioni di affrontare con successo il cambiamento.</p>
<p>Allo stesso modo, le imprese devono comprendere che investire sulle competenze e condividere una parte dei guadagni di produttività non è un costo aggiuntivo, ma il più redditizio degli investimenti.</p>
<p><strong>Serve, insomma, un nuovo equilibrio tra diritti e doveri</strong>. Il diritto alla formazione deve accompagnarsi al dovere di aggiornarsi. Il diritto dell&#8217;impresa a innovare deve corrispondere al dovere di investire sulle persone. Il diritto a salari migliori deve poggiare sul comune impegno ad accrescere produttività e competitività.</p>
<p>Se il confronto tra Confindustria e sindacati imboccherà questa strada, potrà inaugurare una nuova stagione delle relazioni industriali. Se, invece, prevarranno la nostalgia delle vecchie liturgie negoziali e la rassicurante ripetizione di schemi ormai logori, avremo soltanto contratti più pesanti e imprese più deboli. E quando la competitività ristagna, i salari non crescono: restano al palo. La storia economica lo dimostra. Sarebbe imperdonabile fingere di non saperlo.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Welfare, servono regole nuove per affrontare la rivoluzione demografica</title>
		<link>https://www.italpress.com/welfare-servono-regole-nuove-per-affrontare-la-rivoluzione-demografica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jul 2026 08:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1587" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Welfare, servono regole nuove per affrontare la rivoluzione demografica" title="Welfare, servono regole nuove per affrontare la rivoluzione demografica" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani.jpg 1587w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani-300x204.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani-1024x697.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani-768x523.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani-1536x1045.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani-696x474.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani-1068x727.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/07/Anziani-617x420.jpg 617w" sizes="(max-width: 1587px) 100vw, 1587px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Il vero problema dell&#8217;Italia non è l&#8217;invecchiamento della popolazione, ma quello del suo welfare e della sua cultura politica.</strong> Continuiamo ad affrontare una rivoluzione demografica con regole concepite quando si viveva poco più di cinquant&#8217;anni, le nascite erano numerose e molti lavoratori sostenevano pochi pensionati. Oggi accade il contrario: la natalità crolla, la vita si allunga e il rapporto tra contribuenti e pensionati peggiora ogni anno. Pensare di conservare gli equilibri del passato significa trasferire il costo del presente sulle generazioni future.</p>
<p>L&#8217;errore, però, è ancora più profondo. La longevità viene raccontata quasi esclusivamente come un peso per i conti pubblici: pensioni, sanità e assistenza. È una visione che tradisce la realtà. Vivere più a lungo è la più grande conquista della medicina, della ricerca scientifica e del progresso civile. Ridurre tutto a una voce di bilancio significa non comprendere il cambiamento storico che abbiamo davanti.</p>
<p>Milioni di persone arrivano oggi ai sessantacinque o ai settant&#8217;anni in buona salute, con esperienza, competenze e voglia di continuare a contribuire. Non stiamo assistendo all&#8217;allungamento della vecchiaia, ma alla nascita di una nuova stagione della vita. Eppure continuiamo a considerare conclusa l&#8217;attività lavorativa sulla base dell&#8217;età anagrafica, anche quando capacità, equilibrio e professionalità restano intatti.</p>
<p>Naturalmente esistono lavori usuranti che richiedono tutele specifiche. Ma nelle professioni fondate sulla conoscenza, sulla responsabilità e sull&#8217;esperienza, l&#8217;età rappresenta spesso un vantaggio competitivo. Le imprese più innovative lo hanno capito da tempo: i risultati migliori nascono dall&#8217;incontro tra l&#8217;energia dei giovani e il patrimonio professionale dei lavoratori maturi.</p>
<p>Il pensionamento deve quindi restare un diritto, non trasformarsi in un obbligo. Chi desidera continuare a lavorare, possedendo adeguate condizioni psicofisiche, dovrebbe essere incoraggiato. Ne guadagnerebbero il lavoratore, le imprese, i giovani, che avrebbero maestri anziché rivali, e lo Stato, grazie a un sistema previdenziale più sostenibile.</p>
<p>Questa prospettiva richiede anche una grande politica della formazione permanente. Non basta vivere più a lungo se milioni di cittadini vengono esclusi dalla rivoluzione digitale.</p>
<p>L&#8217;alfabetizzazione informatica deve diventare una priorità nazionale, al pari della prevenzione sanitaria.</p>
<p>Servono anche più natalità, maggiore produttività, sviluppo e immigrazione qualificata. Ma nessuna riforma funzionerà se continueremo a considerare gli anziani soltanto destinatari di spesa pubblica. Un Paese che archivia milioni di cittadini ancora capaci di lavorare, innovare e trasmettere competenze non difende il welfare: disperde il proprio capitale umano più prezioso. La sfida del XXI secolo non è aggiungere anni alla vita. È aggiungere vita, libertà e valore agli anni conquistati.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il lavoro nel futuro dipenderà dal coraggio delle riforme</title>
		<link>https://www.italpress.com/il-lavoro-nel-futuro-dipendera-dal-coraggio-delle-riforme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 10:30:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; I significativi applausi riservati a<strong> Giorgia Meloni dal congresso della Uil,</strong> non sono stati un semplice gesto di cortesia istituzionale. Ha segnato un fatto politico. La platea ha condiviso un&#8217;impostazione fondata su detassazione del salario di produttività, riduzione del peso fiscale sul lavoro dipendente, promozione del lavoro regolare e inasprimento delle sanzioni per le imprese che violano le norme sulla sicurezza.</p>
<p>Se a questo si aggiunge il giudizio positivo espresso dalla Cisl, appare evidente quanto una parte della sinistra continui a leggere il mondo del lavoro con categorie che la realtà ha ormai superato, ponendosi obiettivi assai distanti per insufficienza di pragmatismo e predisposizione a ideologismi di altre epoche.</p>
<p><strong>Il punto decisivo è un altro. L&#8217;economia mondiale è entrata in una fase completamente nuova</strong>. Guerre, instabilità commerciale, competizione sulle tecnologie strategiche, crisi energetiche e intelligenza artificiale stanno ridisegnando gli equilibri economici e politici. Oggi salari, occupazione e welfare non dipendono soltanto dai contratti, ma dalla capacità di un Paese di produrre innovazione, energia competitiva, investimenti e produttività.</p>
<p>È proprio qui che l&#8217;Italia paga il prezzo dei ritardi accumulati. La Banca d&#8217;Italia e l&#8217;Ocse ricordano da anni che i salari reali sono rimasti pressoché fermi perché è rimasta ferma la produttività.<strong> L&#8217;inflazione ha aggravato il problema, ma non lo ha creato.</strong></p>
<p>La causa sta nelle riforme mancate, nella scarsa crescita degli investimenti e nella rinuncia ad affrontare i nodi strutturali dello sviluppo. Per troppo tempo una parte della politica e delle organizzazioni sociali ha preferito inseguire bonus, sussidi e redistribuzione invece di rafforzare scuola, formazione tecnica, ricerca, infrastrutture, politica industriale ed energia. Lo stesso rifiuto ideologico del nucleare continua ancora oggi a pesare sulla competitività delle imprese e sul potere d&#8217;acquisto delle famiglie.</p>
<p><strong>La nuova competizione globale non concede scorciatoie.</strong> Le grandi potenze utilizzano energia, materie prime, finanza, tecnologie e perfino l&#8217;informazione come strumenti di pressione geopolitica. Anche l&#8217;Europa è sottoposta a continui tentativi di destabilizzazione. In questo scenario, un Paese che non cresce economicamente diventa inevitabilmente più fragile anche sul piano democratico.</p>
<p>La vera politica del lavoro consiste allora nel creare le condizioni perché imprese e lavoratori producano più valore: salari legati alla produttività, fiscalità favorevole al lavoro, sicurezza rigorosa, innovazione, conti pubblici responsabili e pieno rispetto dei contribuenti. È questo il terreno sul quale misurare governi, sindacati e imprese.</p>
<p>Inoltre l&#8217;Italia dispone di risorse straordinarie e non può affrontare da sola una competizione di dimensioni continentali senza lo sviluppo della Unione in una Federazione continentale.<strong> Il lavoro del futuro non si difenderà con le nostalgie ideologiche, ma con il coraggio delle riforme che il tempo presente impone.</strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
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		<item>
		<title>Energia, l&#8217;Italia ricordi il coraggio di De Gasperi</title>
		<link>https://www.italpress.com/energia-italia-ricordi-il-coraggio-di-de-gasperi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 08:45:34 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="800" height="539" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/12/energia-alta-tensione-elettricita-Agenzia_Fotogramma_IPA833046.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Energia, l&#8217;Italia ricordi il coraggio di De Gasperi" title="Energia, l&#8217;Italia ricordi il coraggio di De Gasperi" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/12/energia-alta-tensione-elettricita-Agenzia_Fotogramma_IPA833046.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/12/energia-alta-tensione-elettricita-Agenzia_Fotogramma_IPA833046-300x202.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/12/energia-alta-tensione-elettricita-Agenzia_Fotogramma_IPA833046-768x517.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/12/energia-alta-tensione-elettricita-Agenzia_Fotogramma_IPA833046-696x469.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/12/energia-alta-tensione-elettricita-Agenzia_Fotogramma_IPA833046-623x420.jpg 623w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Nelle Fiandre, a Genk, è stato ricordato l&#8217;accordo italo-belga di 80 anni fa che contribuì alla rinascita del nostro Paese</strong>. Non fu soltanto una pagina dell&#8217;emigrazione italiana, ma la dimostrazione di come una classe dirigente, davanti a un&#8217;emergenza nazionale, sappia scegliere senza piegarsi ai calcoli ideologici.</p>
<p>L&#8217;Italia usciva dalla guerra senza energia, con le fabbriche ferme e milioni di disoccupati. Il Belgio disponeva di carbone ma aveva bisogno di lavoratori. Da quella convergenza nacque un&#8217;intesa difficile e dolorosa: migliaia di italiani partirono per le miniere, consentendo all&#8217;industria nazionale di riaccendersi. Il prezzo umano fu altissimo, fino alla tragedia di Marcinelle, ma quelle scelte posero le basi del miracolo economico e della nascita della Comunità Europea del Carbone e dell&#8217;Acciaio.</p>
<p>La lezione di quella stagione non è la nostalgia del carbone. È il metodo. Alcide De Gasperi comprese che senza energia non esistono industria, lavoro, salari, investimenti e sviluppo. Affrontò il problema con realismo, assumendosi responsabilità che oggi pochi sarebbero disposti ad assumere.</p>
<p>Il confronto con il presente è impietoso. Anche oggi l&#8217;energia rappresenta il principale fattore della competitività industriale, ma l&#8217;Italia continua a muoversi senza una strategia condivisa.</p>
<p>Da decenni prevalgono veti, ricorsi e contrapposizioni che hanno bloccato gas, rigassificatori, nuove reti, ricerca e perfino il confronto sul nucleare di nuova generazione. Ogni infrastruttura diventa terreno di scontro politico anziché tassello di un progetto nazionale.</p>
<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Famiglie e imprese pagano tra i prezzi dell&#8217;elettricità più elevati d&#8217;Europa, con pesanti ricadute sulla competitività del sistema produttivo, sui salari reali e sulla capacità di attrarre investimenti. È una tassa occulta che impoverisce il Paese e riduce le opportunità soprattutto per i giovani.</p>
<p>Per questo il dibattito sul ritorno al nucleare non dovrebbe essere affrontato come una battaglia ideologica. Nessuna fonte energetica, da sola, risolverà il problema. Servono invece tutte quelle tecnologie capaci di garantire sicurezza degli approvvigionamenti, prezzi competitivi e sostenibilità ambientale: rinnovabili, accumuli, gas nazionale, rigassificatori e nucleare di nuova generazione.</p>
<p>Escluderne una per pregiudizio significa condannare l&#8217;Italia a una permanente dipendenza energetica.</p>
<p>L’accordo con il Belgio del 1946, ci ricorda che le grandi nazioni crescono quando la politica guarda oltre il consenso immediato. De Gasperi ebbe il coraggio di scegliere ciò che serviva al Paese, non ciò che risultava più comodo. È proprio questo il messaggio più attuale di quell&#8217;accordo: senza una politica energetica fondata sul raziocinio, sulla competenza e sulla responsabilità non ci saranno né crescita, né lavoro, né autonomia strategica. Le emergenze non si governano con gli slogan, ma con il coraggio delle decisioni.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Contro l&#8217;intemperanza di Trump l&#8217;Ue deve trovare l&#8217;autonomia strategica</title>
		<link>https://www.italpress.com/contro-intemperanza-di-trump-ue-deve-trovare-autonomia-strategica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 10:35:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Contro l&#8217;intemperanza di Trump l&#8217;Ue deve trovare l&#8217;autonomia strategica" title="Contro l&#8217;intemperanza di Trump l&#8217;Ue deve trovare l&#8217;autonomia strategica" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/06/IPA85749082-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Viviamo tempi bui, ma non è il caso di disperare.</strong> La storia insegna che proprio nei passaggi più controversi, le società capaci di reagire trasformano le crisi in occasioni di rinascita. Ogni stagione di successo, quando si adagia sui propri risultati, finisce per consumare la spinta che l’ha generata. È allora che si apre un nuovo ciclo:<strong> le difficoltà costringono a innovare, correggere gli errori e ritrovare visione.</strong></p>
<p><strong>Il caso più evidente è rappresentato dalla condotta di Donald Trump.</strong> Le sue decisioni continuano a mettere in discussione regole, alleanze e consuetudini che per decenni hanno sostenuto il ruolo internazionale degli Stati Uniti. La scelta di intervenire contro l’Iran, senza un chiaro passaggio parlamentare e senza un confronto preventivo con gli alleati, ha segnato un punto di rottura. A ciò si è aggiunta la richiesta di sostegno a partner tenuti all’oscuro degli obiettivi dell’operazione. Gli sviluppi successivi sono apparsi confusi. L’intesa annunciata come l’inizio della pace ha mostrato fin dalle prime ore contorni incerti. L’incontro previsto in Svizzera è saltato, esponenti della stessa amministrazione americana hanno fornito interpretazioni divergenti e il quadro complessivo è tornato nell’incertezza. Il risultato è paradossale: dopo una guerra costosa e rischiosa, la situazione appare meno chiara di prima.</p>
<p><strong>I nodi fondamentali restano irrisolti.</strong> Il popolo iraniano continua a subire una dura repressione senza ricevere un concreto sostegno verso una maggiore libertà. Non esistono garanzie definitive sul programma nucleare di Teheran. Restano aperte le questioni della sicurezza nello Stretto di Hormuz e del sostegno fornito ai gruppi armati che operano nella regione. Sono elementi che hanno contribuito a destabilizzare il Medio Oriente e che continuano a rappresentare una minaccia. Per questo è difficile sostenere che il bilancio dell’operazione sia positivo. Oltre tre mesi di tensioni hanno inciso sui mercati energetici, aumentando i costi per imprese e famiglie. È legittimo domandarsi se la guerra fosse davvero necessaria o se non sia stata, piuttosto, un azzardo dalle conseguenze economiche e geopolitiche pesanti per tutti.</p>
<p>Da questa vicenda <strong>l’Europa dovrebbe trarre una lezione precisa. Di fronte a un mondo sempre più instabile non può permettersi divisioni.</strong> Serve accelerare il percorso verso una vera Europa federale, capace di parlare con una sola voce in politica estera, difesa ed energia. Non è un caso che tale prospettiva sia osteggiata sia da Trump sia da Putin, mentre forze estremiste di destra e di sinistra ricevono spesso sostegni che finiscono per indebolire il progetto europeo. In questo contesto va letta anche la risposta di Giorgia Meloni alle recenti critiche del presidente americano. Al di là delle appartenenze politiche, è condivisibile aver ricordato che Trump attacca frequentemente i governi democratici europei, mentre riserva ben altra disponibilità a leader autoritari e dittatori.</p>
<p><strong>L’Europa non deve inseguire gli umori del momento, ma rafforzare la propria autonomia strategica.</strong> Solo così potrà trasformare le inquietudini del presente nella forza necessaria per costruire il proprio futuro senza paura.</p>
<p>&#8211; Foto Ipa Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Il consenso fiscale non nasce dalla forza, ma dalla credibilità dello Stato</title>
		<link>https://www.italpress.com/il-consenso-fiscale-non-nasce-dalla-forza-ma-dalla-credibilita-dello-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 09:33:58 +0000</pubDate>
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<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Ogni Stato democratico e liberale si fonda su un principio tanto semplice quanto decisivo: il cittadino ha il dovere di contribuire alle spese pubbliche attraverso il pagamento delle imposte e lo Stato ha il dovere di amministrare quelle risorse con equilibrio, responsabilità e trasparenza.<strong> È questo il nucleo del patto che lega istituzioni e cittadini.</strong> Quando uno dei due contraenti viene meno ai propri obblighi, la fiducia si indebolisce e la convivenza civile perde solidità. Anche il celebre richiamo evangelico &#8211; <strong><em>&#8220;Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio&#8221;</em></strong> &#8211; va letto dentro questa cornice. Non è l&#8217;affermazione di un potere fiscale senza limiti. Al contrario, riconosce la legittimità del contributo richiesto alla comunità organizzata, ma stabilisce anche che il potere pubblico non può pretendere tutto.</p>
<p>Il prelievo fiscale trova la propria giustificazione soltanto se orientato al bene comune e accompagnato da una gestione corretta delle risorse raccolte. È proprio alla luce di questi principi che occorre guardare alle contraddizioni italiane.</p>
<p><strong> La prima riguarda il livello del prelievo fiscale</strong>. In un Paese dove la pressione tributaria supera il 42 per cento del Pil, appare difficile sostenere che il problema principale sia la scarsità delle entrate. Ancora più significativo è il fatto che una quota relativamente ridotta di contribuenti sostiene gran parte del gettito Irpef. Prima di ipotizzare nuove imposte, comprese forme di patrimoniale periodicamente riproposte nel dibattito pubblico, sarebbe necessario spiegare perché le risorse già disponibili non risultino sufficienti.</p>
<p><strong> La seconda contraddizione riguarda il rapporto tra quanto si versa e quanto si riceve.</strong> I cittadini continuano a contribuire in misura crescente, mentre la qualità di molti servizi pubblici mostra evidenti segni di deterioramento.</p>
<p>Le liste d&#8217;attesa nella sanità si allungano, le prestazioni diminuiscono e le difficoltà organizzative aumentano. Eppure, di fronte agli squilibri di bilancio, la risposta prevalente continua a essere l&#8217;aumento della pressione fiscale piuttosto che una seria revisione della spesa.</p>
<p><strong>La terza contraddizione riguarda la cultura politica che negli ultimi decenni ha privilegiato la redistribuzione rispetto alla creazione della ricchezza.</strong> Nessuna redistribuzione è possibile senza crescita economica.</p>
<p>Trascurare investimenti strategici in istruzione, ricerca, innovazione, infrastrutture ed energia significa indebolire proprio le basi che consentono allo Stato di finanziare il welfare e promuovere la coesione sociale. Infine, pesa il progressivo ampliamento di apparati, enti, strutture e livelli decisionali spesso sovrapposti.</p>
<p>Il regionalismo avrebbe dovuto avvicinare le istituzioni ai cittadini; troppo spesso ha prodotto duplicazioni, conflitti di competenze e maggiori costi senza benefici proporzionati. Per queste ragioni il vero problema italiano non sembra essere l&#8217;insufficienza del gettito, ma la difficoltà di trasformare le risorse raccolte in sviluppo, efficienza e servizi. In una democrazia liberale il consenso fiscale non nasce dalla forza dello Stato, ma dalla credibilità delle sue istituzioni.</p>
<p><strong>I cittadini continueranno a dare a Cesare ciò che è di Cesare se Cesare dimostrerà, con i fatti, di amministrare con responsabilità ciò che riceve. </strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
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		<title>Nucleare e rinnovabili la sfida decisiva verso l&#8217;indipendenza energetica</title>
		<link>https://www.italpress.com/nucleare-e-rinnovabili-la-sfida-decisiva-verso-indipendenza-energetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 09:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="684" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Nucleare e rinnovabili la sfida decisiva verso l&#8217;indipendenza energetica" title="Nucleare e rinnovabili la sfida decisiva verso l&#8217;indipendenza energetica" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-768x513.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-696x465.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/12/Agenzia_Fotogramma_EnergiaNucleare-629x420.jpg 629w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p>di <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Ci sono momenti nella storia in cui le scelte di una generazione determinano il destino di quelle successive. Questo è uno di quei momenti. Eppure<strong> l&#8217;Italia continua ad affrontare sfide decisive con gli stessi ritardi</strong>, gli stessi paraocchi ideologici e le stesse convenienze che hanno contribuito a indebolirla negli ultimi decenni.<strong> L&#8217;energia è il caso più emblematico.</strong> Da anni imprese e famiglie italiane pagano prezzi dell&#8217;energia tra i più elevati d&#8217;Europa. In molti periodi il costo dell&#8217;elettricità è stato persino doppio rispetto a quello sostenuto da Paesi più lungimiranti nelle loro strategie energetiche. Non sono bastati gli shock provocati dalle crisi internazionali. Non sono bastate le tensioni nello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio mondiale degli idrocarburi. Non sono bastati gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso, sostenuti dall&#8217;Iran, che hanno compromesso una delle principali rotte commerciali del pianeta. Non è bastata nemmeno l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, che ha mostrato come il monopolio delle forniture energetiche possa trasformarsi in un&#8217;arma geopolitica e in uno strumento di ricatto economico.</p>
<p><strong>Da decenni un Paese manifatturiero come l&#8217;Italia avrebbe dovuto considerare la sicurezza energetica una priorità nazionale. Non lo ha fatto.</strong> Ha preferito rinviare, discutere, dividersi. Ha affidato il proprio futuro a forniture esterne e a equilibri internazionali sempre più fragili.</p>
<p>Per questo il <strong>primo passo compiuto dal Parlamento verso il ritorno al nucleare rappresenta un passaggio importante, anche se tardivo.</strong> Non perché il nucleare debba sostituire le energie rinnovabili, ma perché deve affiancarle. Fotovoltaico, eolico, geotermia e accumulo energetico sono indispensabili. Tuttavia nessuna di queste fonti, da sola, garantisce la continuità produttiva necessaria a una grande economia industriale. Il nucleare di nuova generazione offre invece stabilità, basse emissioni e indipendenza strategica.</p>
<p>Colpisce, allora, che una parte consistente dell&#8217;opposizione non abbia sostenuto questo percorso. Una scelta che rivela quanto pesino ancora pregiudizi ideologici, paure alimentate per anni e una lettura ormai superata della realtà. Non a caso proprio tra i giovani cresce il consenso verso il nucleare: una generazione meno condizionata dalle battaglie del passato e più attenta alle esigenze del futuro. <strong>Nel frattempo il mondo cambia velocemente.</strong> Le grandi potenze non si limitano più a garantire alleanze militari o coperture diplomatiche. Controllano energia, finanza, tecnologie digitali, terre rare e filiere strategiche. Chi domina queste leve esercita un potere enorme sugli altri.</p>
<p><strong>L&#8217;Europa e l&#8217;Italia restano protagoniste nei mercati globali,</strong> ma senza autonomia energetica rischiano di perdere competitività, investimenti e benessere. Continuare a dipendere dalle decisioni altrui significa accettare un progressivo arretramento economico e geopolitico. È arrivato il momento della verità. Bisogna scegliere se continuare a essere ostaggi di vecchi schemi ideologici o costruire finalmente le condizioni della nostra libertà energetica. Perché l&#8217;energia non è soltanto una questione tecnica. È la misura della nostra indipendenza, della nostra sicurezza e della nostra capacità di restare una grande nazione industriale nel XXI secolo.</p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
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		<title>Da Confindustria e Bankitalia due strade diverse per la crescita</title>
		<link>https://www.italpress.com/da-confindustria-e-bankitalia-due-strade-diverse-per-la-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 10:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="800" height="533" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Da Confindustria e Bankitalia due strade diverse per la crescita" title="Da Confindustria e Bankitalia due strade diverse per la crescita" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />ROMA (ITALPRESS) &#8211; Negli ultimi giorni si sono svolti due importanti appuntamenti istituzionali: quello di Confindustria, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e quello della Banca d’Italia, espressione di uno dei sistemi creditizi più solidi d&#8217;Europa. Entrambi hanno affrontato il tema della crescita economica. Ma con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="800" height="533" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Da Confindustria e Bankitalia due strade diverse per la crescita" title="Da Confindustria e Bankitalia due strade diverse per la crescita" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/04/bankitalia-Agenzia_Fotogramma-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Negli ultimi giorni si sono svolti due importanti appuntamenti istituzionali: quello di<strong> Confindustria, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e quello della Banca d’Italia,</strong> espressione di uno dei <strong>sistemi creditizi più solidi d&#8217;Europa.</strong> Entrambi hanno affrontato il tema della crescita economica.<strong> Ma con approcci quasi opposti.</strong></p>
<p>Nell&#8217;assemblea degli industriali è andata in scena la consueta elencazione di ciò che non funziona: costo dell&#8217;energia, produttività insufficiente, carenza di competenze, infrastrutture inadeguate e denatalità. Problemi reali. Ma la conclusione è apparsa la stessa di sempre: chiedere all&#8217;Europa nuove deroghe al Patto di stabilità per rimediare a ciò che si è deteriorato nel tempo.</p>
<p>È il riflesso di una cultura politica che domina il dibattito nazionale. Quando emergono ritardi e inefficienze, la responsabilità viene trasferita altrove. Bruxelles diventa il bersaglio ideale, chiamata a coprire falle che derivano da anni di cattiva amministrazione, riforme rinviate e spreco di denaro pubblico.</p>
<p>La politica dello scaricabarile continua a sostituire quella della responsabilità. Eppure il problema non è la scarsità di risorse. Negli ultimi anni l&#8217;Italia ha mobilitato somme enormi. Il vero nodo è il loro impiego. Troppo denaro dei contribuenti è stato disperso in misure prive di effetti duraturi, incentivi occasionali, bonus e interventi incapaci di generare produttività. Si continua a finanziare il consenso invece dello sviluppo.</p>
<p><strong> Di segno diverso il messaggio emerso dall&#8217;assemblea di Bankitalia.</strong> L&#8217;analisi si è concentrata sui punti di forza e di debolezza del sistema produttivo, indicando una direzione precisa: aumentare la produttività, accelerare l&#8217;adozione dell&#8217;intelligenza artificiale nelle piccole e medie imprese, rafforzare la formazione tecnica e scientifica, ampliare la disponibilità di professionalità qualificate e costruire un mercato finanziario europeo più integrato. Non una richiesta di assistenza, ma una strategia per competere. Non la ricerca di un responsabile esterno, ma la consapevolezza che il futuro dipende dalla capacità di innovare.</p>
<p>A ciò si aggiunge la necessità di una gestione europea dell&#8217;energia, delle materie prime strategiche e delle catene di approvvigionamento. Il messaggio finale è stato inequivocabile: se l&#8217;Europa vuole evitare di essere schiacciata tra Stati Uniti e Cina deve compiere il salto verso una vera integrazione federale. Le due assemblee indicano dunque due strade.</p>
<p>La prima è quella delle lamentele, delle deroghe e delle giustificazioni. La seconda è quella delle riforme, degli investimenti e della responsabilità. L&#8217;Italia possiede eccellenze straordinarie, dalla farmaceutica alla meccanica avanzata, capaci di competere nel mondo. Ma non saranno difese dall&#8217;ennesima eccezione contabile. Servono innovazione, capitale, competenze e una forte iniziativa europea.</p>
<p>Le grandi potenze stanno ridefinendo le regole del commercio, della tecnologia e della sicurezza economica. In questo scenario un&#8217;Europa divisa è destinata a perdere peso. Per questo l&#8217;Italia, Paese fondatore dell&#8217;Unione, deve tornare a guidare il processo di integrazione. <strong>È tempo di abbandonare la cultura dell&#8217;alibi. Non servono nuove scuse. Servono scelte.</strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>La legge elettorale e il rapporto tra cittadini e rappresentanza</title>
		<link>https://www.italpress.com/la-legge-elettorale-e-il-rapporto-tra-cittadini-e-rappresentanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 10:35:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="1024" height="682" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La legge elettorale e il rapporto tra cittadini e rappresentanza" title="La legge elettorale e il rapporto tra cittadini e rappresentanza" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />Ogni volta che il Parlamento riapre il confronto sulla legge elettorale, il dibattito pubblico torna a muoversi lungo binari ormai consueti]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="682" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La legge elettorale e il rapporto tra cittadini e rappresentanza" title="La legge elettorale e il rapporto tra cittadini e rappresentanza" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Ogni volta che il Parlamento riapre il confronto sulla legge elettorale, il dibattito pubblico torna a muoversi lungo binari ormai consueti.</strong> Si discute di soglie, premi di maggioranza, formule più o meno proporzionali, ma raramente si affronta la questione centrale: il rapporto tra cittadini e rappresentanza. È lì che si misura la qualità di una democrazia matura. Anche nelle discussioni di queste settimane il dissenso non riguarda tanto il principio della rappresentanza, quanto l’ampiezza del premio da attribuire a chi superi una determinata soglia di consenso. Una scelta che può favorire la stabilità, ma che rischia di accentuare la distanza tra il Paese reale e le istituzioni, soprattutto in una stagione segnata da un astensionismo sempre più vasto. Liquidare quel fenomeno come semplice disaffezione sarebbe un errore. Dietro l’allontanamento dalle urne vi è spesso la percezione di un sistema politico chiuso, poco permeabile al ricambio e concentrato nella tutela dei propri equilibri interni.</p>
<p><strong>Negli ultimi decenni il rapporto diretto tra elettori ed eletti si è progressivamente indebolito,</strong> sostituito da meccanismi che hanno rafforzato il peso delle segreterie e degli apparati. In una democrazia liberale i partiti dovrebbero essere strumenti di partecipazione, luoghi di elaborazione politica e di selezione della classe dirigente. Quando invece prevalgono logiche autoreferenziali, il rischio è quello di trasformare il confronto democratico in un circuito ristretto, incapace di interpretare i cambiamenti della società e di alimentare fiducia. Non sorprende, allora, che maggioranza e opposizione trovino convergenze proprio sui temi che limitano il rapporto diretto tra eletti ed elettori. La compressione delle preferenze e il ridimensionamento di un autentico proporzionale hanno contribuito a consolidare un bipolarismo forzato che, in nome della governabilità, non ha restituito né stabilità né maggiore partecipazione.</p>
<p><strong>La domanda che il sistema politico dovrebbe porsi è semplice:</strong> può esistere una democrazia davvero coesa senza cittadini che si sentano rappresentati? E si possono affrontare passaggi difficili senza un tessuto civico motivato e coinvolto? Per questa ragione appare necessario ricostruire uno spazio politico capace di interpretare culture riformatrici, moderate e responsabili che non si riconoscono nella continua radicalizzazione del confronto pubblico. Non sarà il populismo, né a destra né a sinistra, a riportare fiducia nelle istituzioni. Anche il mondo centrista porta con sé responsabilità e ritardi. Per anni ha preferito adattarsi agli equilibri esistenti piuttosto che costruire una proposta autonoma. Eppure, proprio da una sua ritrovata capacità di iniziativa potrebbe nascere un contributo utile a rafforzare il legame, oggi troppo fragile, tra cittadini e democrazia italiana. Serve una visione meno tattica, capace di restituire credibilità alla partecipazione e fiducia nelle istituzioni del futuro comune.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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            	</item>
		<item>
		<title>Serve un patto sociale anche per governare l&#8217;IA</title>
		<link>https://www.italpress.com/serve-un-patto-sociale-anche-per-governare-ia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 11:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Serve un patto sociale anche per governare l&#8217;IA" title="Serve un patto sociale anche per governare l&#8217;IA" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/Intelligenza-Artificiale-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Da mesi il<strong> dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale</strong> occupa conferenze, parlamenti, università e conversazioni quotidiane. Oggi, però, la discussione si è spinta oltre: non si parla più soltanto di IA, ma della possibile nascita di una superintelligenza capace di apprendere, decidere e intervenire in campi sempre più vasti della vita umana.</p>
<p>C&#8217;è chi teme la scomparsa di milioni di posti di lavoro, chi intravede un impoverimento della capacità critica individuale e chi immagina un futuro nel quale le macchine finiscano per orientare le scelte degli uomini, condizionandone libertà e autonomia. Eppure <strong>non è la prima volta che l&#8217;umanità si trova davanti a un simile bivio.</strong> Dalla scoperta del fuoco alla macchina a vapore, dall&#8217;elettricità alla rete globale, ogni salto tecnologico ha generato entusiasmi e timori. Sempre la stessa domanda accompagna il progresso:<strong> la tecnica sarà uno strumento di emancipazione o un mezzo di dominio?</strong> La risposta non è mai stata scritta dentro le invenzioni, ma nella capacità delle società di governarle. Un coltello può tagliare il pane o ferire; allo stesso modo ogni innovazione porta con sé possibilità opposte. Sta alla responsabilità collettiva indirizzarne l&#8217;uso.</p>
<p>La vera questione, allora, è duplice. <strong>Da una parte vi è la necessità di adattarsi ai cambiamenti</strong>, sviluppando competenze nuove e un apprendimento continuo capace di accompagnare l&#8217;evoluzione tecnologica. Chi non investe nella conoscenza rischia di essere travolto dalla velocità della trasformazione.<strong> Dall&#8217;altra parte emerge il tema decisivo delle regole pubbliche.</strong> Gli Stati democratici non possono limitarsi a inseguire l&#8217;innovazione: devono orientarla, fissando limiti chiari a chi detiene immense quantità di dati e capitale finanziario.</p>
<p><strong>I segnali di squilibrio sono già evidenti</strong>. Le grandi piattaforme digitali, nate come strumenti utili e persino liberatori, hanno accumulato un potere enorme, influenzando consumi, linguaggi, relazioni social<strong>i. Il rischio di nuovi oligopoli tecnologici è concreto.</strong> Dietro la promessa di connessione universale può nascondersi una forma inedita di neo-feudalesimo digitale, nella quale pochi soggetti globali controllano conoscenza, mercati e informazione. Per evitare questa deriva servono scelte nette. Occorrono norme rigorose sulla proprietà e sull&#8217;uso dei dati, politiche antitrust efficaci e una forte tutela della concorrenza. Ma non basta ancora. <strong>La rivoluzione dell&#8217;IA deve coinvolgere direttamente il lavoro e la democrazia economica.</strong> È necessario favorire la partecipazione dei lavoratori alle decisioni e ai risultati delle imprese tecnologiche, destinando una quota dei profitti alla formazione permanente e alle politiche attive del lavoro, così da accompagnare il passaggio dal vecchio al nuovo impiego senza abbandonare nessuno.</p>
<p><strong> L&#8217;imminente stagione della super IA impone dunque un nuovo patto sociale</strong>: diritti e doveri coerenti, merito riconosciuto, contrattazione moderna e un welfare capace di rendere le persone autonome, non dipendenti. Solo così l&#8217;innovazione potrà restare uno strumento di progresso condiviso. Altrimenti il rischio è che la tecnologia, nata per ampliare le possibilità umane, finisca invece per restringerle.</p>
<p>&#8211; Foto Pexels &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Patto Sociale non solo un&#8217;opzione ma una necessità</title>
		<link>https://www.italpress.com/patto-sociale-non-solo-unopzione-ma-una-necessita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2026 15:36:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/patto-sociale.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Patto Sociale non solo un&#8217;opzione ma una necessità" title="Patto Sociale non solo un&#8217;opzione ma una necessità" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/patto-sociale.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/patto-sociale-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/patto-sociale-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/patto-sociale-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/patto-sociale-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/patto-sociale-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/05/patto-sociale-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; È trascorso anche questo <strong>Primo Maggio</strong>, come spesso accade accompagnato da recriminazioni sui molti guai nazionali, larga parte dei quali affondano le radici nelle scelte, o nelle omissioni, degli ultimi trent&#8217;anni.</p>
<p>Eppure,<strong> mentre il dibattito interno si avvita su sé stesso, il mondo ha cambiato passo</strong>: economie un tempo marginali hanno intrapreso una lunga marcia di avvicinamento alla competizione globale, sostenute da una determinazione quasi febbrile a lasciarsi alle spalle la povertà. In quella tensione al riscatto si riconoscono tratti che furono propri anche dell&#8217;Italia del dopoguerra. I nostri padri e i nostri nonni percorsero una strada altrettanto aspra, fatta di sacrifici, disciplina e fiducia nel futuro, fino al boom economico degli anni Sessanta e al successivo approdo tra le grandi potenze industriali. Ma quelle virtù, col tempo, si sono affievolite. Alla spinta ad accumulare fattori competitivi si è sostituita una crescente avversione al rischio, un indebolimento della cultura della preparazione, una minore propensione a innovare. Anche l&#8217;uso dei profitti ha smarrito la sua direzione: meno investimenti in efficienza, più rendite e difese di posizione.</p>
<p><strong> Sul piano sociale, la cura del capitale umano è stata progressivamente trascurata.</strong> Formazione, politiche attive del lavoro, correlazione tra salari, produttività e merito hanno ceduto il passo a impostazioni spesso assistenziali e a visioni culturali anacronistiche. In parallelo, ampi settori della politica hanno assecondato pulsioni &#8220;nimby&#8221;, bloccando energia e infrastrutture, mentre cresceva una ipertrofia amministrativa, alimentata anche da un regionalismo talvolta in conflitto con l&#8217;interesse nazionale.</p>
<p>Tutto ciò stride con la <strong>necessità</strong>, ormai evidente, <strong>di semplificazione e coerenza in una società trasformata dalla rivoluzione dei trasporti e dall&#8217;irruzione dell&#8217;intelligenza artificiale.</strong> Ed è in contrasto con il processo, accelerato, di costruzione di una Europa più integrata.</p>
<p>Le invocazioni sul lavoro del Primo Maggio non possono eludere questo quadro. Se davvero si vuole rimettere il lavoro al centro, occorre una svolta: un Patto Sociale capace di interrompere la stagione autolesionista e di offrire un orizzonte al Paese.</p>
<p><strong> Le grandi potenze stanno stringendo le medie in una morsa fatta di oligopoli energetici, materie prime critiche, semiconduttori e controllo delle rotte.</strong> In questo scenario, come ricordato anche da Mark Carney, le medie potenze devono costruire autonomia industriale, condividendo competenze, ricerca ed energie, e rilanciando un multilateralismo concreto.</p>
<p><strong> Per l&#8217;Italia e per l&#8217;Europa, questo significa ritrovare coesione interna e visione esterna.</strong> <strong>Un Patto Sociale, radicato nel lavoro e orientato al futuro</strong>, può diventare lo strumento per difendere benessere, diritti e libertà. Non è solo un&#8217;opzione: è<strong> una necessità per non scivolare verso un mondo dominato da autocrazie e conflitti</strong>, e per restituire alla politica il compito più alto, preparare il domani.</p>
<p>&#8211; Foto Pexels &#8211;<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Senza direzione, la spesa italiana non diventa crescita</title>
		<link>https://www.italpress.com/senza-direzione-la-spesa-italiana-non-diventa-crescita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 08:45:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="820" height="545" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/05/Agenzia_Fotogramma-lavoro-industria-ia.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Senza direzione, la spesa italiana non diventa crescita" title="Senza direzione, la spesa italiana non diventa crescita" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/05/Agenzia_Fotogramma-lavoro-industria-ia.jpg 820w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/05/Agenzia_Fotogramma-lavoro-industria-ia-300x199.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/05/Agenzia_Fotogramma-lavoro-industria-ia-768x510.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/05/Agenzia_Fotogramma-lavoro-industria-ia-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/05/Agenzia_Fotogramma-lavoro-industria-ia-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 820px) 100vw, 820px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> L’Italia non è un Paese povero. È un Paese che spende senza trasformare la spesa in crescita</strong>. Negli ultimi anni ha mobilitato risorse enormi: circa 38 miliardi per il Reddito di cittadinanza, oltre 170 miliardi per i bonus edilizi. Cifre che, prese insieme, raccontano una scelta precisa: distribuire oggi invece di costruire domani.<br />
Non è questo il punto controverso. Ogni politica pubblica produce effetti misti: qualche beneficio sociale, qualche impulso settoriale. Il problema è la proporzione tra ciò che si spende e ciò che resta. E in questo caso il saldo è debole: molta spesa, poca capacità produttiva aggiuntiva, ritorni inferiori alle attese. Qui si inserisce la vera linea di frattura, che non è tecnica ma culturale. Una parte consistente della politica non ragiona in termini di sviluppo, ma di consenso. Non si misura sulla solidità del sistema, bensì sulla distribuzione immediata di risorse. È una logica già vista altrove: prima la spesa facile, poi l’erosione lenta delle basi economiche. Dentro questo quadro, il dibattito pubblico assume tratti paradossali.</p>
<p><strong>Ci si accapiglia sullo 0,1% di deficit oltre il 3%, come se fosse una questione decisiva</strong>. In realtà si tratta di meno di un miliardo: una cifra marginale rispetto alle centinaia di miliardi già impegnati. È una disputa che sposta l’attenzione dal problema reale a un dettaglio contabile. La dinamica politica segue lo stesso copione: l’opposizione denuncia lo “sforamento”, la maggioranza replica attribuendo responsabilità ai governi precedenti e alle misure ereditate. Non è confronto, è una forma di autoassoluzione reciproca. Nel frattempo, il nodo centrale resta fermo: la crescita. Perché la crescita non nasce da decreti né da bonus generalizzati. Dipende da produttività, selezione degli investimenti, valorizzazione del lavoro che crea valore. Richiede meno peso fiscale su chi produce e meno ostacoli amministrativi su chi investe. Il confronto annunciato per il Primo Maggio potrebbe essere utile solo a una condizione: smettere di essere un rito. Servirebbe un patto vero tra imprese e lavoro, capace di indicare priorità nette e scelte verificabili.</p>
<p><strong>Questo implica decisioni scomode:</strong> spostare risorse dalla spesa improduttiva alla crescita, premiare il merito economico, ridurre l’incertezza che blocca gli investimenti.<br />
Non è impossibile. È semplicemente incompatibile con una politica che preferisce il consenso immediato alla responsabilità di lungo periodo.<br />
Alla fine, il problema italiano non è la mancanza di mezzi o di talento. È l’assenza di direzione. E finché il dibattito resterà inchiodato ai decimali, il costo più alto non sarà quello registrato nei conti pubblici, ma quello invisibile delle occasioni perdute.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Caos mondiale, l&#8217;Europa al bivio tra marginalità e protagonismo</title>
		<link>https://www.italpress.com/caos-mondiale-europa-al-bivio-tra-marginalita-e-protagonismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Apr 2026 10:09:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="800" height="531" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Caos mondiale, l&#8217;Europa al bivio tra marginalità e protagonismo" title="Caos mondiale, l&#8217;Europa al bivio tra marginalità e protagonismo" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1-300x199.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1-768x510.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1-696x462.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1-633x420.jpg 633w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Ormai, davanti a ogni notizia che incrina la pace goduta per oltre settant&#8217;anni, reagiamo d&#8217;istinto: &#8220;sembra un altro mondo&#8221;</strong>. In realtà è il nostro, che riapre ferite mai del tutto rimarginate. Scene, linguaggi e dinamiche ricordano gli anni Trenta: ritorno della forza, disprezzo delle regole, logiche di dominio. L&#8217;allarme è giusto, l&#8217;indignazione necessaria. Ma non basta. Occorre capire perché quei fantasmi trovano oggi terreno fertile.</p>
<p>I violenti, i megalomani, i dittatori non sono una novità. Emergono quando arretrano i presìdi della convivenza: tolleranza, cooperazione, democrazia sostanziale. La democrazia non è solo libertà di affermare i propri obiettivi, ma capacità di comporli con quelli altrui. È equilibrio, non sopraffazione. Anche il capitale, leva essenziale di sviluppo, diventa pericoloso quando pretende di piegare il lavoro e di orientare la vita pubblica secondo interessi particolari.</p>
<p>Sul terreno della pace abbiamo progressivamente abbassato la guardia. L&#8217;abbiamo invocata, ma spesso privata degli strumenti di deterrenza che la rendono credibile. Così, mentre ci disarmavamo culturalmente e strategicamente, altri lavoravano per dividerci, sfruttando paure, disuguaglianze e fragilità. Il risultato è evidente: il ritorno degli imperialismi e la riaffermazione dell&#8217;idea che il forte possa imporre la propria volontà al debole.</p>
<p><strong>Parallelamente, l&#8217;architettura internazionale costruita in decenni di trattati e istituzioni si è logorata.</strong> Organismi come l&#8217;ONU appaiono marginalizzati, incapaci di prevenire o mediare conflitti che scoppiano senza preavviso. Regole condivise da democrazie e autocrazie sono state erose, lasciando spazio a una competizione senza limiti, dove prevale chi ha più forza.</p>
<p>In questo scenario, l&#8217;Europa ha responsabilità evidenti. Pur forte di una tradizione democratica e multilaterale, si è spesso rifugiata in un pragmatismo miope: commercio senza condizioni, ritorni di nazionalismi, difesa di interessi politici di corto respiro. Così ha rinviato il passaggio decisivo: costruire una vera sovranità federale, l&#8217;unica capace di proteggerla e renderla protagonista in un mondo instabile.</p>
<p>Le grandi potenze non hanno interesse a un&#8217;Europa unita. Un soggetto integrato, avanzato tecnologicamente, solido economicamente e capace sul piano diplomatico e militare sarebbe difficilmente condizionabile. Non a caso, movimenti antieuropei trovano sostegni e convergenze nei Paesi imperialisti, alimentando divisioni interne.</p>
<p><strong>Eppure proprio l&#8217;Europa può diventare un perno di equilibrio globale.</strong> I suoi popoli condividono una cultura democratica, una vocazione al multilateralismo, una propensione alla cooperazione. Un&#8217;Europa federale potrebbe costruire alleanze con altre potenze medie su energia, tecnologie, sicurezza, finanza, offrendo un&#8217;alternativa concreta alla logica della forza.</p>
<p>La scelta è netta: restare frammentati, esposti e marginali, oppure costruire un soggetto politico capace di garantire sviluppo, autonomia e pace. Non è un esercizio teorico, ma una necessità storica. Se non lo faremo noi, saranno altri a decidere per noi.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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            	</item>
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		<title>Serve una nuova legge elettorale per ridare voce ai cittadini</title>
		<link>https://www.italpress.com/serve-una-nuova-legge-elettorale-per-ridare-voce-ai-cittadini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 16:13:04 +0000</pubDate>
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<p>Se il governo si muove sul piano internazionale — come nel caso delle missioni in Algeria ed Emirati per fronteggiare possibili ricadute dell&#8217;instabilità mediorientale — l&#8217;opposizione liquida l&#8217;iniziativa come insufficiente. Ma a quella critica non segue una proposta alternativa credibile. Il nodo energetico ne è l&#8217;esempio più evidente: parlare oggi di nucleare richiederebbe coerenza e, forse, anche un&#8217;assunzione di responsabilità per scelte passate che hanno contribuito a esporre il Paese a costi energetici ben superiori a quelli di altri partner europei. Su questo, però, cala il silenzio.</p>
<p>A complicare il quadro intervengono poi le dissonanze interne alla stessa maggioranza. Non è secondario che, mentre si costruiscono relazioni con interlocutori strategici nel mondo arabo, emerga la voce di chi propone un ritorno al gas russo, come se il conflitto in Ucraina fosse un dettaglio archiviabile e non un fattore ancora determinante. È una contraddizione che indebolisce la credibilità dell&#8217;azione di governo e confonde cittadini e mercati. Tutto ciò basterebbe a indicare la necessità di un cambio di passo.</p>
<p><strong>Ma il problema è più profondo.</strong> I cittadini dispongono di spazi sempre più ridotti per incidere realmente sulle scelte politiche. L&#8217;attuale sistema elettorale ha progressivamente svuotato il rapporto tra eletti ed elettori, sostituendo la rappresentanza territoriale con figure spesso selezionate dalle segreterie di partito. <strong>Ne deriva una politica chiusa, autoreferenziale, poco incline al rinnovamento.</strong></p>
<p>Il ritorno a un sistema proporzionale con preferenze potrebbe rappresentare un primo passo per restituire centralità al voto e responsabilità ai partiti nella selezione della classe dirigente. Oggi, al contrario, le forze politiche faticano a costruire identità coerenti: le coalizioni appaiono fragili, talvolta più divise al loro interno che distanti dagli avversari. In una fase straordinaria come quella attuale, la riforma della legge elettorale non è un tema tecnico, ma una questione politica decisiva.</p>
<p><strong>Senza un sistema che favorisca partecipazione, responsabilità e coesione, ogni ambizione riformatrice resta incompiuta</strong>. Il consolidamento democratico passa anche dal coinvolgimento dei cittadini e dei corpi intermedi, chiamati a contribuire al miglioramento dei servizi essenziali — dall&#8217;istruzione alla sanità — attraverso una sussidiarietà concreta e vigilante.</p>
<p>Rivitalizzare la democrazia parlamentare, restituire dignità ai partiti, ricostruire un clima di fiducia: questa è la sfida reale. <strong>Senza questo salto di qualità, il rischio non è solo l&#8217;inefficienza del sistema politico, ma un progressivo indebolimento della nostra stessa comunità nazionale. </strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
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		<title>La &#8220;Guerra Mondiale a pezzi&#8221; è ormai una realtà</title>
		<link>https://www.italpress.com/la-guerra-mondiale-a-pezzi-e-ormai-una-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 09:00:54 +0000</pubDate>
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<p>La sfida è anzitutto monetaria. I Brics ambiscono a ridimensionare il dominio del dollaro, ma i dati raccontano altro: il dollaro resta attorno al 50% degli scambi globali, l’euro cresce al 23% e si rafforza con nuovi accordi commerciali, mentre il renminbi cinese si ferma a circa il 3,5%. La distanza tra ambizione e realtà è ancora ampia, ma la direzione è chiara.<br />
Secondo asse: risorse e rotte. Terre rare, energia e snodi logistici sono strumenti di potere.</p>
<p><strong>Dal Pireo a Suez, dal Mar Nero all’Africa,</strong> si dispiega una strategia che mira a condizionare traffici e approvvigionamenti. Attori come gli Houthi, sostenuti dall’Iran, o le milizie russe in Africa contribuiscono a destabilizzare aree chiave, trasformando i corridoi commerciali in leve geopolitiche.</p>
<p><strong>Terzo fronte: la guerra ibrida. Non solo Ucraina e Medio Oriente</strong>, ma disinformazione, pressione digitale e interferenze politiche. Qui emerge il paradosso occidentale: la libertà, forza delle democrazie, diventa vulnerabilità quando opinioni pubbliche influenzate riescono a bloccare governi e orientarne le scelte.</p>
<p>Ne risulta un sistema di potenze che agisce in modo coordinato su piani economici, militari e culturali. Non un’alleanza formale, ma una convergenza strategica che ha nell’indebolimento dell’Occidente il proprio obiettivo.</p>
<p>Per l’Europa, leggere questi eventi come crisi separate è un errore fatale. Occorre uno sguardo sistemico e una risposta politica adeguata: una vera sovranità europea, fondata su un assetto federale capace di unire difesa, economia e politica estera. Senza questo salto, il continente resterà esposto e frammentato.</p>
<p>Serve anche chiarezza interna. La guerra ibrida ha già aperto varchi nei sistemi politici europei attraverso cavalli di troia: non sono più sostenibili ambiguità o rapporti opachi con attori ostili agli interessi e ai valori democratici.<strong> Le alleanze politiche in Italia come in Europa dovranno unire le forze europeiste e non in relazioni di vario tipo con paesi a noi ostili.</strong></p>
<p>La posta in gioco non è solo geopolitica, ma civile ed economica: libertà, benessere, stabilità. E riguarda anche il legame con gli Stati Uniti, che può reggere solo su un’Europa più solida e coerente, che sappia dare man forte alla gran parte degli americani oggi assediati da una piccola minoranza illiberale ed opaca nelle relazioni internazionali.</p>
<p>In questo passaggio storico non bastano più dichiarazioni di principio: occorrono scelte nette, capacità di visione e una leadership politica all’altezza della sfida.</p>
<p><strong>La guerra “a pezzi” è ormai una guerra di sistema. Ignorarne la trama significa affrontarla divisi, mentre altri si muovono come un tutto.</strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori</title>
		<link>https://www.italpress.com/a-ogni-crisi-bollette-piu-alte-i-bonus-coprono-solo-gli-errori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 10:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1200" height="798" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori" title="A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-1024x681.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-1068x710.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />C’è una verità che si finge di non vedere, una verità che attraversa i secoli come una lama: le guerre non si fanno per ideali, si fanno per risorse]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="798" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori" title="A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-1024x681.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-1068x710.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p><strong>C’è una verità che si finge di non vedere, una verità che attraversa i secoli come una lama: le guerre non si fanno per ideali, si fanno per risorse.</strong> Il resto è scenografia, retorica, fumo negli occhi. Oggi la storia si ripete con una chiarezza quasi brutale. L’Ucraina è campo di battaglia anche perché sotto i suoi piedi e nei suoi snodi passano risorse strategiche e corridoi energetici decisivi. Il Medio Oriente continua a bruciare perché è il cuore pulsante degli idrocarburi globali e il controllo di quell’area significa influenza sul mondo intero. E quando lo Stretto di Hormuz trema, tremano i prezzi, le economie, le famiglie europee. Le motivazioni ufficiali? Sicurezza, identità, religione. Le vere motivazioni restano sempre le stesse: potere economico, controllo delle filiere, dominio energetico. La guerra in Ucraina ha semplicemente tolto la maschera, riscrivendo gli equilibri globali e mostrando quanto l’Europa sia fragile e dipendente.</p>
<p><strong>A questo punto la domanda non può più essere evitata.</strong> Non riguarda Mosca o Teheran, riguarda noi. Perché l’Italia, paese industriale avanzato, non ha mai costruito una vera autonomia energetica? Fino agli anni ’60 una direzione esisteva: idroelettrico, investimenti, una certa idea di autosufficienza. Poi il boom economico ha fatto esplodere i consumi e la risposta è stata la più semplice: comprare, importare, dipendere. Abbiamo archiviato il nucleare senza mai riaprire davvero il confronto, abbiamo rallentato le rinnovabili dentro una rete di procedure che spesso sembrano pensate più per frenare che per sviluppare, e nel frattempo ci siamo legati a doppio filo agli accordi sul gas. Così ogni crisi internazionale diventa una crisi domestica e si traduce in bollette più alte. Ogni conflitto lontano entra, puntuale, nelle nostre case. Ma il risultato delle nostre scelte. I bonus, non cambiano nulla, coprono solo gli errori. Si distribuiscono aiuti, ma qualcuno ci guadagna: i produttori aumentano i profitti nelle fasi di crisi, i distributori ampliano i margini, e lo Stato incassa di più grazie all’aumento dei prezzi.</p>
<p><strong> La crisi, per molti, non è un problema. È un’opportunità.</strong> Eppure il punto resta uno solo: l’autonomia energetica e subito. Richiede decisioni nette, continuità, capacità di reggere il costo politico delle trasformazioni. Significa tornare al nucleare, accelerare le rinnovabili liberandole dai vincoli, dismettere finalmente scontro ideologico sulle trivellazioni. Il paradosso è ormai evidente: quando l’energia si trova in casa nostra, ci si divide e si blocca tutto; quando arriva da fuori, la si paga senza discutere. Le guerre continueranno, perché le risorse restano il centro del potere globale. Ma per un paese come l’Italia il vero nodo non è prevedere l’instabilità del mondo, bensì decidere come starci dentro. Restare dipendenti significa subire ogni crisi. Costruire autonomia significa, almeno in parte, governarla. La differenza non sta nelle circostanze, ma nelle scelte che si ha il coraggio — o la paura — di fare.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<item>
		<title>La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell&#8217;Italia sull&#8217;energia</title>
		<link>https://www.italpress.com/la-guerra-in-iran-mostra-le-scelte-sbagliate-italia-su-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:28:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="808" height="541" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell&#8217;Italia sull&#8217;energia" title="La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell&#8217;Italia sull&#8217;energia" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955.jpg 808w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-300x201.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-768x514.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-696x466.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-627x420.jpg 627w" sizes="(max-width: 808px) 100vw, 808px" />La guerra in Iran alimenta nuove e forti preoccupazioni sul prezzo dell'energia. In Italia, però, il problema assume dimensioni più gravi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="808" height="541" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell&#8217;Italia sull&#8217;energia" title="La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell&#8217;Italia sull&#8217;energia" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955.jpg 808w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-300x201.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-768x514.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-696x466.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-627x420.jpg 627w" sizes="(max-width: 808px) 100vw, 808px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> La guerra in Iran alimenta nuove e forti preoccupazioni sul prezzo dell&#8217;energia.</strong> In Italia, però, il problema assume dimensioni più gravi rispetto ad altri Paesi europei e industriali per la condizione di debolezza in cui ci troviamo dopo trent&#8217;anni di scelte sbagliate. In questo lungo periodo nessun governo, di qualunque colore politico, ha adottato un vero piano energetico capace di garantire autonomia, sicurezza e prezzi sostenibili. Gli errori accumulati li stiamo pagando oggi più di altri paesi. L&#8217;Italia ha rinunciato al nucleare, che in molte economie avanzate garantisce costi più bassi, stabilità di produzione e assenza di emissioni. Così siamo rimasti più dipendenti dall&#8217;estero e da fornitori che spesso utilizzano l&#8217;energia anche come leva politica. È singolare che proprio in queste ore alcuni protagonisti della vita politica denuncino il costo dell&#8217;energia in Italia o propongano di tornare al gas russo.</p>
<p><strong>Alcuni di loro sono gli stessi che negli anni hanno guidato campagne contro il nucleare,</strong> contro i rigassificatori e contro lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di gas. Una sequenza di scelte che ha contribuito a indebolire il sistema energetico e a scaricare sulle famiglie e sulle imprese costi sempre più pesanti. Si dimentica anche un dato storico importante. Già nei primi anni Ottanta arrivavano in Italia grandi forniture di gas algerino attraverso il gasdotto dal Sahara a Mazara del Vallo. Enrico Mattei aveva insistito su questa direttrice molto prima, temendo che il gas sovietico potesse diventare uno strumento di pressione politica. La storia gli ha dato ragione. Oggi gli italiani pagano bollette che possono arrivare anche al 50% in più rispetto a quelle di spagnoli e francesi. La differenza è semplice: quei Paesi non hanno abbandonato il nucleare e hanno costruito numerosi rigassificatori che consentono di acquistare gas sul mercato internazionale senza dipendere esclusivamente dai gasdotti.</p>
<p><strong>È arrivato il momento di abbandonare lo scaricabarile</strong>. Governo e opposizione hanno responsabilità condivise nello stato pietoso della programmazione energetica italiana. Per anni hanno preferito coprire gli errori con bonus e sussidi che hanno attenuato temporaneamente gli effetti dei rincari senza risolvere il problema. Questa ipocrisia non potrà continuare all&#8217;infinito, così come non potrà continuare il meccanismo delle accise che crescono con i prezzi ma raramente scendono quando i costi dell&#8217;energia diminuiscono. Servono scelte chiare: più infrastrutture per il gas liquefatto, utilizzo delle risorse nazionali, semplificazione delle regole per le rinnovabili e soprattutto il ritorno al nucleare di nuova generazione. Solo così l&#8217;Italia potrà ridurre i costi dell&#8217;energia, rafforzare la propria autonomia e smettere di pagare il prezzo di trent&#8217;anni di rinvii.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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