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	<title>30 Righe di Raffaele Bonanni Archivi - Italpress</title>
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	<description>Agenzia di Stampa Italpress</description>
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		<title>La &#8220;Guerra Mondiale a pezzi&#8221; è ormai una realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 09:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-MO-e1774037003269.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La &#8220;Guerra Mondiale a pezzi&#8221; è ormai una realtà" title="La &#8220;Guerra Mondiale a pezzi&#8221; è ormai una realtà" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" fetchpriority="high" />ROMA (ITALPRESS) &#8211; L’intuizione di Papa Francesco sulla “guerra mondiale a pezzi” appare oggi meno un’immagine che una diagnosi. Quei frammenti si stanno ricomponendo in un disegno coerente, visibile da tempo: un blocco informale di potenze che persegue un “ordine nuovo” fondato su egemonie economiche e strategiche alternative all’Occidente. La sfida è anzitutto monetaria. I [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/03/Guerra-MO-e1774037003269.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La &#8220;Guerra Mondiale a pezzi&#8221; è ormai una realtà" title="La &#8220;Guerra Mondiale a pezzi&#8221; è ormai una realtà" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" /><p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; L’intuizione di <strong>Papa Francesco</strong> sulla <strong><em>“guerra mondiale a pezzi”</em></strong> appare oggi meno <strong>un’immagine che una diagnosi</strong>. Quei frammenti si stanno ricomponendo in un disegno coerente, visibile da tempo: un blocco informale di potenze che persegue un <em>“ordine nuovo</em>” fondato su egemonie economiche e strategiche alternative all’Occidente.</p>
<p>La sfida è anzitutto monetaria. I Brics ambiscono a ridimensionare il dominio del dollaro, ma i dati raccontano altro: il dollaro resta attorno al 50% degli scambi globali, l’euro cresce al 23% e si rafforza con nuovi accordi commerciali, mentre il renminbi cinese si ferma a circa il 3,5%. La distanza tra ambizione e realtà è ancora ampia, ma la direzione è chiara.<br />
Secondo asse: risorse e rotte. Terre rare, energia e snodi logistici sono strumenti di potere.</p>
<p><strong>Dal Pireo a Suez, dal Mar Nero all’Africa,</strong> si dispiega una strategia che mira a condizionare traffici e approvvigionamenti. Attori come gli Houthi, sostenuti dall’Iran, o le milizie russe in Africa contribuiscono a destabilizzare aree chiave, trasformando i corridoi commerciali in leve geopolitiche.</p>
<p><strong>Terzo fronte: la guerra ibrida. Non solo Ucraina e Medio Oriente</strong>, ma disinformazione, pressione digitale e interferenze politiche. Qui emerge il paradosso occidentale: la libertà, forza delle democrazie, diventa vulnerabilità quando opinioni pubbliche influenzate riescono a bloccare governi e orientarne le scelte.</p>
<p>Ne risulta un sistema di potenze che agisce in modo coordinato su piani economici, militari e culturali. Non un’alleanza formale, ma una convergenza strategica che ha nell’indebolimento dell’Occidente il proprio obiettivo.</p>
<p>Per l’Europa, leggere questi eventi come crisi separate è un errore fatale. Occorre uno sguardo sistemico e una risposta politica adeguata: una vera sovranità europea, fondata su un assetto federale capace di unire difesa, economia e politica estera. Senza questo salto, il continente resterà esposto e frammentato.</p>
<p>Serve anche chiarezza interna. La guerra ibrida ha già aperto varchi nei sistemi politici europei attraverso cavalli di troia: non sono più sostenibili ambiguità o rapporti opachi con attori ostili agli interessi e ai valori democratici.<strong> Le alleanze politiche in Italia come in Europa dovranno unire le forze europeiste e non in relazioni di vario tipo con paesi a noi ostili.</strong></p>
<p>La posta in gioco non è solo geopolitica, ma civile ed economica: libertà, benessere, stabilità. E riguarda anche il legame con gli Stati Uniti, che può reggere solo su un’Europa più solida e coerente, che sappia dare man forte alla gran parte degli americani oggi assediati da una piccola minoranza illiberale ed opaca nelle relazioni internazionali.</p>
<p>In questo passaggio storico non bastano più dichiarazioni di principio: occorrono scelte nette, capacità di visione e una leadership politica all’altezza della sfida.</p>
<p><strong>La guerra “a pezzi” è ormai una guerra di sistema. Ignorarne la trama significa affrontarla divisi, mentre altri si muovono come un tutto.</strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
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		<title>A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori</title>
		<link>https://www.italpress.com/a-ogni-crisi-bollette-piu-alte-i-bonus-coprono-solo-gli-errori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 10:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1200" height="798" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori" title="A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-1024x681.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-1068x710.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />C’è una verità che si finge di non vedere, una verità che attraversa i secoli come una lama: le guerre non si fanno per ideali, si fanno per risorse]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="798" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori" title="A ogni crisi bollette più alte, i bonus coprono solo gli errori" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-1024x681.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-1068x710.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2022/09/20220930_2238-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p><strong>C’è una verità che si finge di non vedere, una verità che attraversa i secoli come una lama: le guerre non si fanno per ideali, si fanno per risorse.</strong> Il resto è scenografia, retorica, fumo negli occhi. Oggi la storia si ripete con una chiarezza quasi brutale. L’Ucraina è campo di battaglia anche perché sotto i suoi piedi e nei suoi snodi passano risorse strategiche e corridoi energetici decisivi. Il Medio Oriente continua a bruciare perché è il cuore pulsante degli idrocarburi globali e il controllo di quell’area significa influenza sul mondo intero. E quando lo Stretto di Hormuz trema, tremano i prezzi, le economie, le famiglie europee. Le motivazioni ufficiali? Sicurezza, identità, religione. Le vere motivazioni restano sempre le stesse: potere economico, controllo delle filiere, dominio energetico. La guerra in Ucraina ha semplicemente tolto la maschera, riscrivendo gli equilibri globali e mostrando quanto l’Europa sia fragile e dipendente.</p>
<p><strong>A questo punto la domanda non può più essere evitata.</strong> Non riguarda Mosca o Teheran, riguarda noi. Perché l’Italia, paese industriale avanzato, non ha mai costruito una vera autonomia energetica? Fino agli anni ’60 una direzione esisteva: idroelettrico, investimenti, una certa idea di autosufficienza. Poi il boom economico ha fatto esplodere i consumi e la risposta è stata la più semplice: comprare, importare, dipendere. Abbiamo archiviato il nucleare senza mai riaprire davvero il confronto, abbiamo rallentato le rinnovabili dentro una rete di procedure che spesso sembrano pensate più per frenare che per sviluppare, e nel frattempo ci siamo legati a doppio filo agli accordi sul gas. Così ogni crisi internazionale diventa una crisi domestica e si traduce in bollette più alte. Ogni conflitto lontano entra, puntuale, nelle nostre case. Ma il risultato delle nostre scelte. I bonus, non cambiano nulla, coprono solo gli errori. Si distribuiscono aiuti, ma qualcuno ci guadagna: i produttori aumentano i profitti nelle fasi di crisi, i distributori ampliano i margini, e lo Stato incassa di più grazie all’aumento dei prezzi.</p>
<p><strong> La crisi, per molti, non è un problema. È un’opportunità.</strong> Eppure il punto resta uno solo: l’autonomia energetica e subito. Richiede decisioni nette, continuità, capacità di reggere il costo politico delle trasformazioni. Significa tornare al nucleare, accelerare le rinnovabili liberandole dai vincoli, dismettere finalmente scontro ideologico sulle trivellazioni. Il paradosso è ormai evidente: quando l’energia si trova in casa nostra, ci si divide e si blocca tutto; quando arriva da fuori, la si paga senza discutere. Le guerre continueranno, perché le risorse restano il centro del potere globale. Ma per un paese come l’Italia il vero nodo non è prevedere l’instabilità del mondo, bensì decidere come starci dentro. Restare dipendenti significa subire ogni crisi. Costruire autonomia significa, almeno in parte, governarla. La differenza non sta nelle circostanze, ma nelle scelte che si ha il coraggio — o la paura — di fare.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell&#8217;Italia sull&#8217;energia</title>
		<link>https://www.italpress.com/la-guerra-in-iran-mostra-le-scelte-sbagliate-italia-su-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 14:28:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="808" height="541" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell&#8217;Italia sull&#8217;energia" title="La guerra in Iran mostra le scelte sbagliate dell&#8217;Italia sull&#8217;energia" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955.jpg 808w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-300x201.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-768x514.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-696x466.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/Tricolore-Agenzia_Fotogramma_FGR3389192-e1774031648955-627x420.jpg 627w" sizes="(max-width: 808px) 100vw, 808px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> La guerra in Iran alimenta nuove e forti preoccupazioni sul prezzo dell&#8217;energia.</strong> In Italia, però, il problema assume dimensioni più gravi rispetto ad altri Paesi europei e industriali per la condizione di debolezza in cui ci troviamo dopo trent&#8217;anni di scelte sbagliate. In questo lungo periodo nessun governo, di qualunque colore politico, ha adottato un vero piano energetico capace di garantire autonomia, sicurezza e prezzi sostenibili. Gli errori accumulati li stiamo pagando oggi più di altri paesi. L&#8217;Italia ha rinunciato al nucleare, che in molte economie avanzate garantisce costi più bassi, stabilità di produzione e assenza di emissioni. Così siamo rimasti più dipendenti dall&#8217;estero e da fornitori che spesso utilizzano l&#8217;energia anche come leva politica. È singolare che proprio in queste ore alcuni protagonisti della vita politica denuncino il costo dell&#8217;energia in Italia o propongano di tornare al gas russo.</p>
<p><strong>Alcuni di loro sono gli stessi che negli anni hanno guidato campagne contro il nucleare,</strong> contro i rigassificatori e contro lo sfruttamento dei giacimenti nazionali di gas. Una sequenza di scelte che ha contribuito a indebolire il sistema energetico e a scaricare sulle famiglie e sulle imprese costi sempre più pesanti. Si dimentica anche un dato storico importante. Già nei primi anni Ottanta arrivavano in Italia grandi forniture di gas algerino attraverso il gasdotto dal Sahara a Mazara del Vallo. Enrico Mattei aveva insistito su questa direttrice molto prima, temendo che il gas sovietico potesse diventare uno strumento di pressione politica. La storia gli ha dato ragione. Oggi gli italiani pagano bollette che possono arrivare anche al 50% in più rispetto a quelle di spagnoli e francesi. La differenza è semplice: quei Paesi non hanno abbandonato il nucleare e hanno costruito numerosi rigassificatori che consentono di acquistare gas sul mercato internazionale senza dipendere esclusivamente dai gasdotti.</p>
<p><strong>È arrivato il momento di abbandonare lo scaricabarile</strong>. Governo e opposizione hanno responsabilità condivise nello stato pietoso della programmazione energetica italiana. Per anni hanno preferito coprire gli errori con bonus e sussidi che hanno attenuato temporaneamente gli effetti dei rincari senza risolvere il problema. Questa ipocrisia non potrà continuare all&#8217;infinito, così come non potrà continuare il meccanismo delle accise che crescono con i prezzi ma raramente scendono quando i costi dell&#8217;energia diminuiscono. Servono scelte chiare: più infrastrutture per il gas liquefatto, utilizzo delle risorse nazionali, semplificazione delle regole per le rinnovabili e soprattutto il ritorno al nucleare di nuova generazione. Solo così l&#8217;Italia potrà ridurre i costi dell&#8217;energia, rafforzare la propria autonomia e smettere di pagare il prezzo di trent&#8217;anni di rinvii.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
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		<title>Europa federale e autonomia strategica per difendere la democrazia</title>
		<link>https://www.italpress.com/europa-federale-e-autonomia-strategica-per-difendere-la-democrazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 11:32:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="800" height="532" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Europa federale e autonomia strategica per difendere la democrazia" title="Europa federale e autonomia strategica per difendere la democrazia" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />Occorre riordinare l'alleanza occidentale attorno a questi valori e rafforzarla con una Europa politicamente unita]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="800" height="532" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Europa federale e autonomia strategica per difendere la democrazia" title="Europa federale e autonomia strategica per difendere la democrazia" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/07/EUROPEE-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Il conflitto tra Israele, Stati Uniti e Iran ha improvvisamente riportato al centro del dibattito europeo una parola che per anni è stata evocata più che difesa: diritto internazionale.</strong> Molti governi e forze politiche esprimono allarme per il suo evidente degrado. Ma se questa preoccupazione è sincera, allora occorre trarne conseguenze politiche coerenti e drastiche. Non basta deplorare le violazioni quando i conflitti esplodono; bisogna rimuovere le cause che le hanno rese possibili. Per troppo tempo le democrazie occidentali hanno sottovalutato la natura dei regimi autoritari. Hanno collaborato con essi senza adeguate cautele, trasformando rapporti economici e commerciali in dipendenze strategiche. Quelle relazioni sono state usate come strumenti di pressione politica e di condizionamento geopolitico. Nel frattempo si è tollerata una penetrazione sempre più aggressiva nelle nostre società. Apparati di propaganda digitale, reti di disinformazione, spionaggio economico, finanziamenti opachi e corruzione politica hanno permesso a potenze autoritarie di costruire dentro le democrazie occidentali veri e propri cavalli di Troia. L&#8217;obiettivo è evidente: indebolire le istituzioni democratiche, alimentare divisioni interne e sabotare la costruzione politica dell&#8217;Europa.</p>
<p><strong>Se si vuole difendere davvero il diritto internazionale, occorre reagire con scelte nette</strong>. La prima riguarda l&#8217;indipendenza energetica. Nessuna politica estera è credibile se dipende dall&#8217;energia controllata da regimi ostili. Serve quindi sviluppare con decisione tutte le fonti disponibili: nuove tecnologie nucleari, rinnovabili, infrastrutture comuni europee e sistemi energetici integrati. La seconda riguarda la sovranità tecnologica e industriale. Il dominio monopolistico su materiali rari, semiconduttori e tecnologie strategiche è diventato uno strumento di sottomissione geopolitica. Senza autonomia nelle catene di approvvigionamento, la libertà politica resta fragile. Da qui deriva una conclusione inevitabile: nessuno Stato europeo, preso singolarmente, possiede la forza necessaria per affrontare queste sfide. Solo la costruzione definitiva di una Europa federale può trasformare il continente in un vero soggetto politico. L&#8217;Europa non è soltanto uno spazio economico: è la civiltà che ha generato il costituzionalismo moderno, la sovranità dei popoli e il riconoscimento dei diritti individuali e collettivi. Difendere queste fondamenta significa dare all&#8217;Europa strumenti politici adeguati.</p>
<p><strong>Occorre quindi riordinare l&#8217;alleanza occidentale attorno a questi valori e rafforzarla con una Europa politicamente unita.</strong> Ma serve anche una scelta politica interna ai nostri Paesi. In Italia e nel resto d&#8217;Europa è tempo di costruire un rassemblement chiaro e determinato tra tutte le forze che condividono questo progetto: realizzare subito l&#8217;Europa federale, difendere l&#8217;autonomia strategica dell&#8217;Occidente e isolare i populismi alimentati dalle potenze che lavorano per sabotare l&#8217;integrazione europea. Solo una convergenza politica fondata su questi principi potrà restituire forza al diritto internazionale e credibilità alla democrazia europea.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Ucraina, senza giustizia il negoziato è una resa mascherata</title>
		<link>https://www.italpress.com/ucraina-senza-giustizia-il-negoziato-e-una-resa-mascherata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 16:04:17 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Ucraina, senza giustizia il negoziato è una resa mascherata" title="Ucraina, senza giustizia il negoziato è una resa mascherata" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/20260224_0088-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di <strong>Raffaele Bonanni </strong></em></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) <strong>&#8211; La mancata pace in Ucraina</strong> svela con drammatica evidenza l&#8217;inconsistenza di quelle narrazion<strong>i secondo cui l&#8217;aggressione di Putin</strong> si sarebbe arrestata per sola virtù diplomatica. È trascorso ormai molto tempo dai primi tentativi di mediazione, quando Kiev si dichiarava persino disposta a tollerare una pace onerosa, fino al sacrificio di territori conquistati dall&#8217;invasore.</p>
<p>Ma la storia recente dimostra che la disponibilità unilaterale non genera automaticamente concordia: senza un effettivo riconoscimento della giustizia, il negoziato si tramuta in resa mascherata. Anche le promesse roboanti di chi, come<strong> Donald Trump,</strong> assicurava che il dialogo personale avrebbe posto fine al conflitto, si sono infrante contro la realtà. Il colloquio c&#8217;è stato, ma i risultati sono stati nulli; anzi, le pretese russe si sono fatte più esose: non solo il mantenimento dei territori occupati, ma l&#8217;estensione a regioni non conquistate; non solo garanzie di sicurezza, ma la pretesa di un&#8217;Ucraina disarmata e vulnerabile, mentre Mosca rimarrebbe armata fino ai denti; perfino l&#8217;imposizione di elezioni a Kiev, mentre le consultazioni interne e i referendum di annessione si sono svolti in condizioni quanto meno discutibili, prive di reale legalità internazionale.</p>
<p>In questo scenario, l&#8217;America ha sospeso gli aiuti, lanciando segnali ambigui; in Europa, realtà come l&#8217;Ungheria di Orbán hanno talora ostacolato un sostegno che le norme internazionali riconoscono agli Stati sovrani aggrediti. Eppure, nonostante tutto, gli ucraini hanno arginato le offensive, mostrando che la resistenza di un popolo non è solo questione militare, ma testimonianza di dignità.</p>
<p>La vicenda rivela il rischio del nostro tempo: lo smantellamento degli organismi multilaterali a favore di leadership personalistiche, mentre regimi autoritari si insinuano nelle crepe delle democrazie.</p>
<p><strong>Il mondo che abbiamo conosciuto non c&#8217;è più</strong>; e non lo si ricostruirà con proclami, bensì con la verità. Il magistero della Chiesa è limpido: &#8220;la pace è opera della giustizia&#8221; (Is 32,17), come ricorda il Catechismo, e non semplice assenza di guerra. San Giovanni XXIII, nella Pacem in terris, insegnava che la convivenza tra le nazioni deve fondarsi su verità, giustizia, amore e libertà. Senza questi pilastri, ogni trattativa è fragile.</p>
<p>Delegare tutto a pochi, confidare in soluzioni taumaturgiche, significa scrivere sull&#8217;acqua. Papa Francesco ha più volte ammonito che la pace è artigianale, si costruisce giorno per giorno. L&#8217;impegno personale e collettivo è l&#8217;unico argine contro la violenza: quando la giustizia viene sacrificata in nome di un quieto vivere apparente, i violenti interpretano il silenzio come lasciapassare. Solo un rinnovato ancoraggio a principi solidi potrà restituire alla comunità internazionale un ordine fondato non sulla paura, ma sulla responsabilità condivisa.</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;Onu non funziona, ma il Board of Peace non è la soluzione</title>
		<link>https://www.italpress.com/lonu-non-funziona-ma-il-board-of-peace-non-e-la-soluzione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 09:35:30 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="L&#8217;Onu non funziona, ma il Board of Peace non è la soluzione" title="L&#8217;Onu non funziona, ma il Board of Peace non è la soluzione" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2026/02/IPA_Agency_IPA70478072-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>L&#8217;Onu non è più all&#8217;altezza delle fratture che attraversano il mondo.</strong> Guerre che si cronicizzano, veti incrociati che paralizzano il Consiglio di Sicurezza, risoluzioni sistematicamente disattese. Riformarla è una necessità storica. Servono rappresentanza più eque, superamento dei blocchi permanenti, procedure decisionali più rapide ed efficaci, strumenti di intervento che non restino sulla carta. Senza una profonda revisione, il multilateralismo rischia di spegnersi. Ma il vuoto non può essere riempito da iniziative personali che pretendono di sostituire l&#8217;ordine internazionale con organismi costruiti attorno alla volontà di un leader.</p>
<p><strong>È in questa cornice che va letto il &#8220;Board of Peace&#8221; voluto da Donald Trump</strong>: non come semplice contributo, bensì come cabina di regia alternativa chiamata ad affrontare ogni crisi globale. Un&#8217;ambizione che va ben oltre la mediazione contingente. Il punto non è diffidare per pregiudizio. È constatare l&#8217;assenza di uno statuto condiviso, di regole trasparenti, di un fondamento giuridico riconosciuto dalla comunità delle Nazioni. Non vi partecipano le grandi potenze tradizionali, l&#8217;Europa appare marginale e smarrita, il processo decisionale è affidato alla regia del promotore. Più che un&#8217;istituzione multilaterale, una piattaforma plasmata su un&#8217;investitura personale. Se si trattasse di un&#8217;iniziativa circoscritta, capace di inserirsi nel solco dei trattati e poi di ricondurre i risultati sotto l&#8217;egida dell&#8217;Onu, si potrebbe discutere di complementarità. In passato è accaduto che percorsi informali aprissero spiragli, successivamente consolidati nelle sedi ufficiali. Qui, invece, si profila una struttura potenzialmente sostitutiva del sistema delle Nazioni Unite.</p>
<p><strong>Smantellare o aggirare l&#8217;Onu senza una riforma condivisa equivarrebbe a demolire il presidio giuridico costruito in decenni di negoziati tra Stati sovrani</strong>. Quel presidio, pur imperfetto, ha sottratto la gestione dei conflitti alla legge del più forte. Soluzioni confuse non rafforzerebbero la pace: aprirebbero la strada a un nuovo feudalesimo mondiale, dominato da potenze carismatiche, conglomerati finanziari e big tech, con popoli ridotti a spettatori dei propri destini. È qui che si misura la responsabilità dell&#8217;Europa e, dentro di essa, dell&#8217;Italia. Sarebbe disposta Giorgia Meloni a promuovere in sede europea una proposta organica di riforma dell&#8217;Onu con le altre cancellerie del vecchio continente? Non un gesto simbolico, ma un&#8217;agenda concreta che rimetta al centro la sovranità dei popoli nel quadro di regole comuni, nel quadro del sostegno al diritto internazionale.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Tra Washington e Pechino l&#8217;Ue ripensi al modello: da vaso di coccio a potenza federale</title>
		<link>https://www.italpress.com/tra-washington-e-pechino-lue-ripensi-al-modello-da-vaso-di-coccio-a-potenza-federale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Feb 2026 20:49:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="800" height="500" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tra Washington e Pechino l&#8217;Ue ripensi al modello: da vaso di coccio a potenza federale" title="Tra Washington e Pechino l&#8217;Ue ripensi al modello: da vaso di coccio a potenza federale" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles-300x188.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles-768x480.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles-696x435.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles-672x420.jpg 672w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" />di Raffaele Bonanni ROMA (ITALPRESS) &#8211; A Bruxelles non è andata in scena l&#8217;ennesima liturgia europea. L&#8217;incontro dei leader ha avuto il tono severo delle ore decisive. Il mondo si è irrigidito attorno a due poli: Washington e Pechino presidiano tecnologie, materie prime, rotte e finanza. L&#8217;Europa rischia di restare il vaso di coccio tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="800" height="500" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Tra Washington e Pechino l&#8217;Ue ripensi al modello: da vaso di coccio a potenza federale" title="Tra Washington e Pechino l&#8217;Ue ripensi al modello: da vaso di coccio a potenza federale" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles-300x188.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles-768x480.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles-696x435.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2020/03/parlamento-europeo-bruxelles-672x420.jpg 672w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p><strong><em>di Raffaele Bonanni </em></strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; A <strong>Bruxelles</strong> non è andata in scena l&#8217;ennesima liturgia europea. L&#8217;incontro dei leader ha avuto il tono severo delle ore decisive. <strong>Il mondo si è irrigidito attorno a due poli: Washington e Pechino presidiano tecnologie, materie prime, rotte e finanza. </strong></p>
<p>L&#8217;Europa rischia di restare il vaso di coccio tra vasi di ferro, stretta in dipendenze energetiche, digitali e militari che ne limitano l&#8217;autonomia. Il punto è stato chiaro: non basta reagire, bisogna ripensare il modello. Le criticità sono strutturali. Primo, la frammentazione industriale: campioni nazionali che competono tra loro mentre Usa e Cina operano su scala continentale. Secondo, la vulnerabilità delle filiere: microchip, batterie, terre rare, farmaci dipendono ancora troppo dall&#8217;esterno.</p>
<p>Terzo, un mercato dei capitali incompiuto, incapace di sostenere innovazione e difesa con massa critica adeguata. Quarto, l&#8217;assenza di una politica estera e di sicurezza realmente comune. La strategia delineata punta all&#8217;autonomia come capacità di scelta, non come autarchia.</p>
<p>Significa presidiare i fattori della produzione &#8211; energia, tecnologia, lavoro qualificato, finanza &#8211; e costruire catene del valore integrate, dalla ricerca alla manifattura avanzata. Unificare le eccellenze produttive è una necessità: l&#8217;aerospazio franco-tedesco, la meccanica italiana, il digitale nordico, la chimica olandese, l&#8217;automotive centroeuropeo devono smettere di procedere in ordine sparso.</p>
<p>Serve una politica industriale continentale che coordini investimenti, incentivi, standard; che favorisca fusioni transfrontaliere e acquisti congiunti; che protegga i settori strategici senza chiudere i mercati. Anche il commercio va ripensato: negoziare da blocco unico, difendendo reciprocità e regole eque, ma diversificando partner e corridoi verso Africa, America Latina e Indo- Pacifico. Autonomia è pluralità di alleanze.</p>
<p>Il nodo politico resta decisivo. Con l&#8217;unanimità l&#8217;Unione si paralizza: ogni veto diventa interdizione. Superare questo criterio è condizione per contare. Maggioranze qualificate in politica estera e fiscale, un bilancio comune più robusto, strumenti condivisi per finanziare difesa, energia e ricerca sono passaggi obbligati. In questo quadro emerge l&#8217;ipotesi di un&#8217;Europa a due velocità: un nucleo federale pronto ad avanzare verso una vera Unione politica, con governo responsabile davanti a un Parlamento rafforzato, e un cerchio più ampio che partecipi al mercato unico e a politiche selettive.</p>
<p>Non una frattura, ma un metodo per evitare che le resistenze di pochi blocchino tutti. La sovranità continentale si costruisce con una difesa integrata, un&#8217;unione energetica, un mercato dei capitali unificato, un grande piano su istruzione e intelligenza artificiale. E con una legittimazione democratica più chiara.</p>
<p>In questo passaggio si intravede un nuovo protagonismo. Friedrich Merz e Giorgia Meloni, pur da tradizioni diverse, possono catalizzare consenso attorno a un rafforzamento pragmatico dell&#8217;Europa. Se Berlino e Roma trovano un asse stabile, dialogando con Parigi e con l&#8217;Est, può aprirsi una stagione nuova. L&#8217;alternativa è l&#8217;irrilevanza. L&#8217;Europa deve scegliere se essere campo di gioco o giocatore.</p>
<p>L&#8217;incontro in Belgio ha indicato una direzione: trasformare le fragilità in leva per un salto federale e non essere più vaso di coccio, ma architrave di un ordine multipolare.</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Caro-energia, l&#8217;Italia paga scelte ideologiche e scarsa programmazione</title>
		<link>https://www.italpress.com/caro-energia-italia-paga-scelte-ideologiche-e-scarsa-programmazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2026 09:32:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Il caro-energia che oggi strangola famiglie e imprese italiane non è una calamità naturale né un incidente della storia</strong>. È il risultato di scelte precise, reiterate nel tempo, di rinunce ideologiche e di una clamorosa assenza di programmazione. In pieno inverno, mentre le bollette del gas e dell’elettricità raggiungono livelli insostenibili, milioni di cittadini scoprono che riscaldare la propria casa è diventato un problema e produrre un rischio. Continuare a spiegare tutto con le crisi internazionali è una narrazione comoda, ma falsa.</p>
<p><strong>Il confronto europeo è impietoso</strong>. La Spagna, Paese vicino per cultura e struttura sociale, registra costi dell’energia per famiglie e imprese mediamente quasi dimezzati rispetto all’Italia. Non per caso, ma per strategia. Madrid non ha rinunciato al nucleare e ha investito con lungimiranza nei rigassificatori, costruendo una rete capace di sfruttare la concorrenza internazionale del gas naturale liquefatto. Ha scelto sicurezza, continuità e prezzi più bassi.</p>
<p><strong>L’Italia, al contrario, ha abbandonato il nucleare</strong> sotto la pressione di campagne emotive e allarmistiche, ignorando che si tratta di una fonte stabile, sicura, a basse emissioni e con costi inferiori di circa il 30% rispetto al gas. Una scelta tanto più grave per un Paese a forte vocazione industriale.</p>
<p><strong>Non solo</strong>. Gli stessi che hanno osteggiato il nucleare hanno bloccato anche i rigassificatori, alimentando paure locali senza spiegare le conseguenze nazionali. Così l’Italia si è consegnata a una dipendenza strutturale dai gasdotti, esponendosi ai ricatti geopolitici e alle tensioni dei mercati. Meno gas disponibile significa prezzi più alti, inflazione, perdita di competitività e impoverimento diffuso. Una spirale che non nasce oggi, ma da anni di irresponsabilità.</p>
<p><strong>Quando il sistema ha iniziato a mostrare le sue crepe, la risposta è stata l’ennesima scorciatoia:</strong> bonus e sussidi. Strumenti utili nell’emergenza, ma incapaci di affrontare le cause. Anzi, spesso servono a coprirle, disinnescando la pressione dell’opinione pubblica su decisioni che incidono direttamente sulla qualità della vita e sul futuro del Paese.</p>
<p><strong>Senza una resa dei conti con il passato, nulla cambierà.</strong> In Italia continueranno a pesare più gli interessi dei produttori internazionali e dei distributori nazionali che quelli dei consumatori. Un Paese senza un vero piano energetico è un Paese che rinuncia alla propria sovranità economica. E quando i conti delle famiglie non tornano e quelli delle imprese non reggono, non è il mercato a fallire: è la politica.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Per l&#8217;Europa è strategico accelerare sugli accordi commerciali</title>
		<link>https://www.italpress.com/per-europa-strategico-accelerare-sugli-accordi-commerciali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2026 09:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="830" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Per l&#8217;Europa è strategico accelerare sugli accordi commerciali" title="Per l&#8217;Europa è strategico accelerare sugli accordi commerciali" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215-300x208.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215-1024x708.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215-768x531.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215-100x70.jpg 100w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215-218x150.jpg 218w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215-696x481.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215-1068x739.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240807_1215-607x420.jpg 607w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Nel mondo che torna a parlare la lingua della forza, l&#8217;economia è la prima a pagare il prezzo dell&#8217;incertezza.</strong> L&#8217;imprevedibilità dei comportamenti statunitensi sotto la presidenza Trump &#8211; dazi branditi come arma politica, tensioni commerciali intermittenti, polemiche reiterate verso l&#8217;Europa &#8211; non è solo rumore di fondo: è un fattore di rischio sistemico. Quando le regole cambiano a colpi di tweet o di ultimatum, il mercato si irrigidisce, le imprese rinviano investimenti, le catene di fornitura si accorciano o si spostano, e la globalizzazione, invece di ordinarsi, si frammenta.</p>
<p>La lezione è brutale ma chiara: il commercio internazionale non vive di proclami, vive di prevedibilità. Tempi certi, tariffe stabili, norme condivise, arbitrati credibili. Senza questa cornice, la produzione si difende, non cresce. Ecco perché l&#8217;Europa non può più limitarsi a una reazione difensiva. Deve trasformare la necessità in strategia: diversificare mercati, alleanze e fonti, riducendo la dipendenza da un solo perno geopolitico. Non è un vezzo diplomatico: è una scelta industriale.</p>
<p>Da qui il valore, oggi decisivo, dell&#8217;accelerazione sugli accordi commerciali. L&#8217;intesa con l&#8217;India apre un bacino demografico immenso e un&#8217;economia in rapida espansione. Nel 2024 il commercio di beni tra UE e India ha superato i 120 miliardi di euro; quello dei servizi ha oltrepassato i 66 miliardi, più che raddoppiato in dieci anni. Per la manifattura europea &#8211; macchinari, chimica, mobilità, tecnologie &#8211; significa accesso più stabile a domanda e investimenti, in un Paese che cerca un ancoraggio commerciale e politico più rispettoso e cooperativo.</p>
<p>Non meno strategico è l&#8217;accordo UE-Mercosur, discusso per circa venticinque anni: un mercato di centinaia di milioni di consumatori e un corridoio economico che rende più fluido l&#8217;accesso a materie prime e sbocchi in un&#8217;area destinata a pesare sempre di più nella competizione globale. Per le imprese europee è resilienza concreta: più mercati, più export, meno strozzature, meno dipendenze.</p>
<p>Questa rete di intese &#8211; insieme a quella già conclusa con il Canada e ad altre in itinere &#8211; non rafforza l&#8217;Europa solo perché riduce barriere e costi. La rafforza perché costruisce certezza regolatoria: norme comuni, tutela degli investimenti, proprietà intellettuale, procedure di soluzione delle controversie. È l&#8217;ossigeno che permette a un&#8217;azienda di pianificare, innovare, assumere, produrre reddito.</p>
<p>Ma c&#8217;è un livello ulteriore. Attraverso questi accordi l&#8217;Europa può contribuire a ricomporre il multipolarismo non come anarchia di potenze, bensì come architettura di responsabilità.</p>
<p>È la visione evocata dal primo ministro canadese Mark Carney: un ordine internazionale aperto, fondato sul diritto, capace di proteggere le sovranità senza consegnarle al ricatto della forza. In un&#8217;epoca in cui riaffiora l&#8217;idea imperiale, questi trattati diventano strumenti di legalità: commercio sì, ma anche energia, ricerca, materie critiche, difesa e sicurezza condivisa.</p>
<p>Nuove certezze nascono nel cambiamento. E l&#8217;Europa, finalmente, sembra aver compreso che la stabilità non è un dono della storia: è una costruzione quotidiana.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Davos come spartiacque: il realismo dei valori nell&#8217;era della frattura globale</title>
		<link>https://www.italpress.com/davos-come-spartiacque-realismo-dei-valori-era-della-frattura-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jan 2026 16:31:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="777" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/09/Carney-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Davos come spartiacque: il realismo dei valori nell&#8217;era della frattura globale" title="Davos come spartiacque: il realismo dei valori nell&#8217;era della frattura globale" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/09/Carney-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/09/Carney-1-300x194.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/09/Carney-1-1024x663.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/09/Carney-1-768x497.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/09/Carney-1-696x451.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/09/Carney-1-1068x692.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/09/Carney-1-649x420.jpg 649w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Il World Economic Forum di Davos non è stato, questa volta, un rituale mondano per osservare presenze e assenze</strong> o per decifrare i consueti ammiccamenti dei potenti tra frasi ambigue e promesse evanescenti. È stato, piuttosto, uno spartiacque. E sicuramente la voce più ascoltata che ha inciso di più nel dibattito globale, è quella di Mark <strong>Carney.</strong> Il primo ministro canadese ha sorpreso per nettezza, eleganza e radicalità. Un eloquio diretto, educato ma tranchant, capace di chiamare le cose con il loro nome senza cedere né alla retorica né alla nostalgia. Carney ha messo a nudo una verità che molti preferiscono eludere: l&#8217;ordine internazionale fondato sulle regole non è in transizione, è in frattura. Le grandi potenze hanno smesso persino di fingere. Il diritto internazionale viene applicato a geometria variabile, le catene del valore sono diventate strumenti di coercizione, l&#8217;integrazione economica un&#8217;arma. Energia, materie prime critiche, finanza, tecnologia e sicurezza sono ormai leve di dominio.</p>
<p>In questo contesto, invocare il ritorno ai &#8220;<em>bei tempi</em>&#8221; di un garante globale benevolo non è solo illusorio, è paralizzante. Con una citazione di Vßclav Havel, Carney ha denunciato il rischio di <em>&#8220;vivere nella menzogna&#8221;</em>: continuare a esporre il cartello del multilateralismo mentre il sistema che lo sosteneva è svanito. Adeguarsi, accomodarsi, sperare che la conformità garantisca protezione è la strada più breve verso la subordinazione. Le potenze imperiali si stanno dividendo il mondo; il vecchio ordine viene lasciato perire perché non più funzionale ai loro interessi. Da qui l&#8217;appello, tutt&#8217;altro che ingenuo, alle potenze medie. Europa in primis. Non per costruire nuove fortezze nazionali, ma per tessere una trama alternativa: accordi autonomi, cooperazione mirata, riconoscimento reciproco delle sovranità, difesa condivisa. Un multilateralismo selettivo, pragmatico, fondato su valori ma sorretto dalla forza. Carney lo definisce <em>&#8220;realismo basato sui valori&#8221;</em>: principi chiari, standard coerenti, capacità di resistere alle pressioni. Non a caso il Canada rivendica il proprio impegno concreto: sostegno all&#8217;Ucraina, difesa della sovranità danese e dell&#8217;autonomia groenlandese all&#8217;interno della Nato, investimenti in sicurezza, energia, intelligenza artificiale e minerali critici. Una strategia che guarda all&#8217;Europa come partner naturale e necessario. Un assist rilevante per un continente stretto tra le pressioni di Putin e l&#8217;imprevedibilità di Trump. Dunque le cancellerie europee hanno di che riflettere e progettare se vogliono evitare che la loro indecisione e lentezza non sia un vantaggio per i nemici della Europa. Vedremo come reagiranno le classi politiche nazionali. In Italia, il dibattito sembra spesso distratto da beghe interne più che preoccupato del mondo che cambia. La presidente Meloni fa bene a coltivare relazioni globali, ma la sfida è usarle per rafforzare l&#8217;Europa. Senza l&#8217;Europa, l&#8217;Italia rischia di declamare una sovranità inesistente: senza forza, senza voce, senza parte. Davos, questa volta, ha parlato chiaro.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Italia e UE, l&#8217;alleanza con gli USA non ha alternative. Ma va governata, non subita</title>
		<link>https://www.italpress.com/italia-e-ue-lalleanza-con-gli-usa-non-ha-alternative-ma-va-governata-non-subita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 09:57:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Italia e UE, l&#8217;alleanza con gli USA non ha alternative. Ma va governata, non subita" title="Italia e UE, l&#8217;alleanza con gli USA non ha alternative. Ma va governata, non subita" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" />L'irruzione di Donald Trump sulla scena politica occidentale ha colto impreparata larga parte dell'Europa.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1620" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Italia e UE, l&#8217;alleanza con gli USA non ha alternative. Ma va governata, non subita" title="Italia e UE, l&#8217;alleanza con gli USA non ha alternative. Ma va governata, non subita" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump.jpg 1620w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-1536x1024.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/04/Giorgia-Meloni-e-Donald-Trump-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; Ci sono momenti della storia che non si limitano ad annunciare il cambiamento: lo impongono. Passaggi tormentati, spesso confusi, nei quali le certezze si incrinano e le classi dirigenti rivelano, senza attenuanti, la loro reale statura. È in questi frangenti che scelte guidate più dall&#8217;orgoglio che dal senso di responsabilità finiscono per esporre le comunità a rischi profondi, duraturi, talvolta irreversibili.<strong> L&#8217;irruzione di Donald Trump sulla scena politica occidentale</strong>, con propositi radicali e un linguaggio deliberatamente spiazzante quando non apertamente offensivo,<strong> ha colto impreparata larga parte dell&#8217;Europa.</strong> Lo sconcerto è comprensibile, ma non può tradursi in paralisi, né legittimare scorciatoie strategiche. Le decisioni che attendono l&#8217;Italia e l&#8217;Unione Europea, per quanto difficili, devono restare ancorate a un dato che non ammette ambiguità: non esiste alternativa credibile all&#8217;alleanza occidentale, economica e militare, e in primo luogo al rapporto con gli Stati Uniti d&#8217;America.</p>
<p>Proprio per questo<strong> l&#8217;alleanza non va subita, ma governata e rafforzata nel cambiamento.</strong> Quanto più l&#8217;Europa saprà dimostrarsi all&#8217;altezza delle responsabilità che essa richiede in una fase di profonda riorganizzazione delle strategie economiche e commerciali imposte dalla mondializzazione, tanto più l&#8217;alleanza potrà consolidarsi su basi nuove e mature. La narrazione trumpiana, spesso forzata e strumentale, non si fronteggia né con l&#8217;indignazione rituale né con la subalternità opportunistica, ma con un salto di qualità politico che l&#8217;Unione rinvia da troppo tempo. Il vero nodo, infatti, non è Washington, ma le capitali europee e dunque Bruxelles. I ritardi accumulati hanno aperto varchi nei quali si sono inseriti interessi ostili all&#8217;integrazione, autentici cavalli di Troia nutriti da narrazioni convergenti, ora putiniane ora declinate in chiave Maga. Continuare a tergiversare significa esporsi a una lenta ma inesorabile disintegrazione.</p>
<p>L&#8217;unica risposta all&#8217;altezza dei rischi è quella più volte annunciata e mai compiutamente realizzata: <strong>l&#8217;evoluzione dell&#8217;Unione in una istituzione federale</strong>, dotata di una difesa comune e di una reale capacità decisionale unitaria, lungo la traiettoria già indicata con chiarezza dalla strategia di Draghi. Le resistenze interne possono essere superate solo con un&#8217;Unione compiuta e una difesa unica con chi è disposto a condividerla. <strong>Le sorti dell&#8217;Europa dipendono dall&#8217;Europa.</strong> Ogni esitazione riduce il rispetto degli alleati e accresce l&#8217;appetito dei nemici, di quanti disprezzano le nostre libertà e ambiscono a speculare sulle nostre ricchezze. La vicenda della Groenlandia lo dimostra con brutale evidenza: in assenza di una entità statuale credibile, le sovranità diventano terreno di gioco, esposte alle pressioni degli amici e alle manovre degli avversari. Sanare le disfunzioni europee non è un atto ideologico, ma una necessità strategica.</p>
<p><strong>Cercare alleanze alternative sarebbe un&#8217;illusione pericolosa</strong>, speculare alle chimere che lo stesso Trump sembra inseguire. L&#8217;America con cui l&#8217;Europa deve misurarsi esiste ancora, ma la si incontra solo da una posizione di forza. In questo passaggio, un appello va rivolto alla presidente Meloni. L&#8217;equilibrio mostrato finora è stato un fattore positivo. Ora, però, l&#8217;Europa ha bisogno di scelte più nette: meno distinguo su come farla, più determinazione nel farla; distinguendosi chiaramente da chi non la vuole. Perché solo così il futuro potrà continuare ad appartenere alla nostra storia.</p>
<p>&#8211; Foto di repertorio IPA Agency &#8211;<br />
(ITALPRESS).</p>
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		<title>Serve un nuovo patto sociale anche sull&#8217;Università</title>
		<link>https://www.italpress.com/serve-un-nuovo-patto-sociale-anche-sulluniversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2026 14:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="806" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250522_1511.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Serve un nuovo patto sociale anche sull&#8217;Università" title="Serve un nuovo patto sociale anche sull&#8217;Università" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250522_1511.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250522_1511-300x202.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250522_1511-1024x688.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250522_1511-768x516.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250522_1511-696x467.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250522_1511-1068x717.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250522_1511-625x420.jpg 625w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di<strong> Raffaele Bonanni </strong></em></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Il richiamo del Governatore della Banca d&#8217;Italia</strong> sul ruolo strategico dell&#8217;education per il futuro del Paese non è un contributo accademico, ma un atto politico nel senso più alto del termine.<strong> È un avvertimento rivolto alla classe dirigente,</strong> chiamata a riconoscere che senza un salto di qualità nei sistemi formativi non esiste crescita sostenibile, né coesione sociale, né competitività.</p>
<p>Eppure, mentre l&#8217;economia segnala carenze strutturali di competenze avanzate, l&#8217;attenzione delle istituzioni e della politica sembra concentrata su priorità di corto respiro. Serve invece un vero patto sociale che dia coerenza agli obiettivi e apra una riflessione non più rinviabile. <strong>In questo quadro, l&#8217;università è posta davanti a una scelta decisiva:</strong> continuare a replicare modelli formativi costruiti per un mondo che non esiste più, oppure ripensare profondamente la propria missione, misurandosi con trasformazioni che intrecciano lavoro, tecnologia, società e cultura. Limitarsi a trasmettere saperi separati, rigidamente organizzati e orientati a professioni ritenute stabili significa non comprendere la natura del tempo che viviamo.</p>
<p>L&#8217;innovazione corre più veloce dei programmi di studio. Le competenze tecniche invecchiano rapidamente, i profili professionali cambiano e nuove figure emergono prima che il sistema formativo riesca a intercettarle. In questo scenario, l&#8217;accumulo di nozioni non garantisce più né continuità né solidità. Senza strumenti critici e capacità di rielaborazione, il sapere resta superficiale, incapace di accompagnare le persone lungo l&#8217;intero arco della vita. È qui che le discipline umanistiche mostrano la loro funzione strategica. Filosofia, storia, diritto, letteratura ed economia sociale non sono un complemento del sapere tecnico, ma il terreno che lo rende fertile.</p>
<p>Costruiscono linguaggio, capacità interpretativa, senso critico e coscienza civica. Solo su queste basi le conoscenze scientifiche e tecnologiche possono essere comprese, collegate e trasformate in competenze durevoli. La sfida centrale è la complessità. Viviamo una fase in cui l&#8217;era industriale, quella digitale e quella dell&#8217;intelligenza artificiale convivono e si sovrappongono senza un ordine lineare. Senza un sapere capace di ricomporre queste fratture, il rischio è la frammentazione delle competenze e l&#8217;abbassamento della qualità delle qualificazioni, con effetti già visibili: minore produttività, ridotta capacità innovativa, difficoltà ad attrarre investimenti qualificati.</p>
<p>In questo contesto, anche la formazione universitaria a distanza può diventare una leva decisiva, se integrata con la didattica in presenza. Se progettata con rigore, rende la formazione continua realmente accessibile, consentendo a lavoratori e professionisti di aggiornarsi e di rafforzare la capacità di apprendere nel tempo.</p>
<p>Resta un paradosso evidente: mentre il sistema produttivo segnala una carenza di alte specializzazioni, l&#8217;offerta formativa appare ampia ma poco allineata. Colmare questo divario richiede una cooperazione stabile tra università e imprese, capace di individuare nuovi profili senza sacrificare la solidità culturale.</p>
<p>Ridurre l&#8217;università a una fabbrica di abilità immediate significherebbe snaturarne la missione. Il futuro passa dall&#8217;integrazione tra tecnica e umanesimo, sapere e lavoro, presenza e distanza. In gioco non c&#8217;è solo l&#8217;occupabilità, ma la qualità dello sviluppo e la capacità del Paese di governare il cambiamento. <strong>Una responsabilità collettiva che non può più essere rinviata. </strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
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            	</item>
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		<title>Per l&#8217;Europa l&#8217;alleanza con gli Usa resta imprescindibile ma non è più gratuita</title>
		<link>https://www.italpress.com/per-europa-alleanza-con-gli-usa-resta-imprescindibile-ma-non-e-piu-gratuita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2026 10:05:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="681" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/20231120_0085.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Per l&#8217;Europa l&#8217;alleanza con gli Usa resta imprescindibile ma non è più gratuita" title="Per l&#8217;Europa l&#8217;alleanza con gli Usa resta imprescindibile ma non è più gratuita" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/20231120_0085.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/20231120_0085-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/20231120_0085-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/20231120_0085-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/11/20231120_0085-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>In un solo anno di presidenza statunitense di Donald Trump è riemerso tutto ciò che avevamo smesso di voler vedere e ascoltare</strong>. Molte certezze erano già evaporate, ma pigrizia, conformismo e un opportunismo privo di visione ci avevano convinti a lasciar correre. Ci siamo rifugiati nei nostri schemi mentali, rassicurati dalle anime belle che parlano di diritti senza doveri e da un rumore di fondo alimentato anche da potenze ostili all’Occidente, utile a incanalare rabbia e frustrazione verso bersagli innocui. La storia, però, insegna che nulla accade per caso quando la realtà irrompe con brutalità: ogni eccesso genera una reazione contraria, spesso altrettanto estrema.</p>
<p><strong>Trump ha scelto consapevolmente di incarnare quella reazione.</strong> Ha deciso di dissacrare abitudini e rituali che giudica dannosi per lo sviluppo degli Stati Uniti: l’immigrazione disordinata, l’espansione dell’influenza iraniana in Medio Oriente, le penetrazioni commerciali e politiche di potenze rivali nel continente americano. Non ha risparmiato neppure gli alleati europei, accusati di vivere sotto l’ombrello americano senza assumersi oneri adeguati, né sul piano della difesa né su quello della lealtà strategica. Toni ruvidi, talvolta sgradevoli, sostenuti però dalla convinzione di intercettare un consenso diffuso, non solo interno ma anche oltre Atlantico.</p>
<p><strong>Questi metodi hanno prodotto reazioni accese e timori.</strong> Tuttavia hanno introdotto un elemento di chiarezza in scenari dove le autocrazie, negli ultimi vent’anni, hanno agito quasi indisturbate, svuotando regole e organismi internazionali. È accaduto in Europa orientale, dal Caucaso all’Ucraina; in Medio Oriente con milizie irregolari; in Africa con eserciti mercenari; attraverso l’uso politico delle migrazioni. Nell’anno trumpiano, però, l’asse iraniano mostra crepe evidenti.</p>
<p><strong>Da qui nascono le frizioni con l’Europa</strong>: commercio, sicurezza, ripartizione dei costi della difesa, in un confronto globale che si gioca tra Atlantico e Pacifico. L’alleanza con gli Stati Uniti resta imprescindibile, ma non più gratuita. L’Europa deve colmare il vuoto che ha colpevolmente ignorato. Senza unità politica e capacità strategica, in un mondo di imperi che intrecciano armi, energia e commercio, non c’è spazio per la sua indipendenza. Senza rispetto, non esiste alleanza duratura.</p>
<p><strong>È questa la posta in gioco reale, al di là delle simpatie o antipatie personali per un leader.</strong><br />
La fase che si apre impone lucidità, non riflessi ideologici. Richiede di distinguere tra stile e sostanza, tra provocazione e interessi permanenti. Trump passerà, ma le questioni che ha riportato al centro resteranno. Ignorarle significherebbe consegnarsi all’irrilevanza.<br />
Affrontarle con realismo è l’unico modo per restare attori e non comparse.</p>
<p><strong>L’Europa dispone ancora di risorse morali, economiche e culturali,</strong> ma solo se accetterà di cambiare passo e responsabilità, senza più delegare ad altri la propria sicurezza e il proprio destino. È incoraggiante che si profili l’accordo commerciale tra Europa e Mercosur, che apre un mercato di mezzo miliardo di persone. Una scelta non più rinviabile, perché il tempo delle ambiguità è finito e il mondo non attende chi resta fermo. Serve coraggio politico e visione condivisa. Ora. Senza alibi. Subito&#8230;</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Manovra, l&#8217;Italia rinuncia ancora a grandi mete e a una visione condivisa</title>
		<link>https://www.italpress.com/manovra-italia-rinuncia-ancora-a-grandi-mete-e-a-una-visione-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 08:35:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1280" height="852" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Manovra, l&#8217;Italia rinuncia ancora a grandi mete e a una visione condivisa" title="Manovra, l&#8217;Italia rinuncia ancora a grandi mete e a una visione condivisa" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722.jpg 1280w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-1068x711.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" />Finito l'anno vecchio si chiude, come un rito stanco ma inevitabile, anche l'ennesima disputa sul bilancio dello Stato]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1280" height="852" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Manovra, l&#8217;Italia rinuncia ancora a grandi mete e a una visione condivisa" title="Manovra, l&#8217;Italia rinuncia ancora a grandi mete e a una visione condivisa" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722.jpg 1280w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-1068x711.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_1722-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Finito l&#8217;anno vecchio si chiude, come un rito stanco ma inevitabile, anche l&#8217;ennesima disputa sul bilancio dello Stato</strong>. Il governo lo rivendica come prova di responsabilità, l&#8217;opposizione lo bolla come una Caporetto sociale. È il copione consueto di una politica che dovrebbe guardare lontano e insegnare al Paese a farlo. Da tempo l&#8217;Italia si accontenta dell&#8217;orizzonte corto da italietta, rinunciando a grandi mete ed a una visione condivisa. È vero, il governo indora la manovra; ma è altrettanto vero che un&#8217;opposizione priva di priorità, sensibile anch&#8217;essa a corporazioni logore e a pressioni sociali fuori tempo, finisce per spingere perfino settori della maggioranza verso propositi spreconi, improvvisati e privi di senso. Se si volesse essere seri, si dovrebbe almeno riconoscere un dato: la manovra non è a debito, fatto ormai raro dopo lustri di irresponsabilità finanziaria. Ma la serietà non sembra essere la stella polare della nostra classe dirigente.<br />
Ci si lamenta di gabelle visibili e invisibili, dimenticando che esse sono il riflesso inevitabile di anni di bonus senza fine e di promesse, a partire da quelle pensionistiche, che raccolgono consenso ben oltre il confine tra maggioranza e opposizione.</p>
<p>Eppure, oltre al valore politico di una manovra senza deficit, anche le scelte sul lavoro dipendente meritano attenzione. Dopo interminabili e spesso confuse discussioni sul salario, la riduzione consistente delle tasse sul salario di produttività e l&#8217;azzeramento di quelle sui rinnovi contrattuali puntuali segnalano una pedagogia economica chiara: i salari crescono se si lavora di più e meglio; i contratti rinnovati in tempo sono un interesse generale, non solo dei lavoratori. Illudersi però che il destino dei salari dipenda esclusivamente dal fisco è fuorviante, se non già un errore. La redistribuzione nasce dall&#8217;aumento della ricchezza prodotta e di tale questione dovrà occuparsi il nuovo patto sociale per l&#8217;Italia. Solo nei Vangeli i pani e i pesci si moltiplicano. In un Paese normale, queste scelte avrebbero suscitato un plauso unanime del sindacato. In gran parte è accaduto, tranne che per la CGIL, che ha risposto proclamando per gennaio una raffica di scioperi nei trasporti: iniziative destinate a disagi certi e adesioni incerte, più utili a fare opposizione politica che a tutelare i lavoratori. Si dimentica che le libertà, nelle società mature, vivono di equilibrio e rispetto reciproco. I problemi non mancano, ma si affrontano con una discussione ordinata, nella consapevolezza che a ogni spesa deve corrispondere un&#8217;entrata certa. Invece, nella nostra Italietta, chi governa promette e chi si oppone rilancia il doppio, anche a costo di peggiorare le condizioni del Paese.</p>
<p>Inizia un nuovo anno. Sperare di cambiare è doveroso; capire che senza verità e responsabilità non si va lontano, è indispensabile. Il cambiamento non nasce dall&#8217;urlo permanente né dalla propaganda contabile, ma dalla capacità di dire dei no credibili e di indicare dei sì sostenibili. Solo così la politica può tornare ad essere guida e non rumore di fondo, recuperando dignità e futuro. Altrimenti resteremo prigionieri di un presente litigioso, incapace di costruire domani condivisi.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Nel 2025 crollati fragili e illusori equilibri</title>
		<link>https://www.italpress.com/nel-2025-crollati-fragili-e-illusori-equilibri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2025 18:11:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="800" height="531" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Nel 2025 crollati fragili e illusori equilibri" title="Nel 2025 crollati fragili e illusori equilibri" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1.jpg 800w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1-300x199.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1-768x510.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1-696x462.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2023/08/europa1-633x420.jpg 633w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p><em>di </em><strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Si chiude un anno che possiamo definire orribile se rapportato alle certezze che davamo per acquisite</strong>. È entrato in crisi il nostro modo di interpretare il mondo: la percezione del ruolo nei mercati internazionali, l&#8217;idea di poterlo difendere attraverso una competitività quasi automatica, la fiducia in un sistema di garanzie fondato sugli ordinamenti multilaterali e su deterrenze capaci di assicurare autorevolezza ed efficacia. Tutto questo si è rivelato fragile, quando non illusorio. Gli eventi si sono accavallati con brusca rapidità, ma la responsabilità maggiore viene dal passato: non abbiamo voluto vedere né ascoltare. Abbiamo creduto che il mondo ruotasse attorno a noi, salvo scoprire che ciò che serve per competere è ormai in mani altrui: materiali rari, semiconduttori, energia, filiere strategiche, competenze, finanza. Gli avvertimenti non sono mancati. Personalità di altissimo profilo, come Mario Draghi, hanno indicato con chiarezza la strada per ribaltare lo svantaggio competitivo europeo. Tuttavia il tempo corre e ci rende sempre più vulnerabili. Il piano commissionato dall&#8217;Unione europea ha avviato alcuni interventi, ma dopo un anno e mezzo è evidente che non basta: occorre accelerare e decidere.</p>
<p><strong>I Paesi membri, con responsabilità diverse, continuano a imputare all&#8217;Europa le proprie inefficienze,</strong> mentre sono proprio loro a frenare la nascita di una vera istituzione continentale, perdendo così vantaggi competitivi decisivi. Un&#8217;Europa unita sarebbe potenzialmente più forte di qualsiasi grande Stato federale, ma i suoi membri appaiono ancora incerti di fronte alla necessità di una sovranità autentica, recuperabile solo attraverso un&#8217;Europa federale. Nel frattempo le grandi potenze manovrano sempre più apertamente contro il continente. Il parallelo storico è inquietante. L&#8217;Europa di oggi ricorda l&#8217;Italia del Cinquecento, quando Francia e Spagna scorrazzavano nella penisola con la complicità di piccoli governanti intenti a difendere interessi minimi, mentre la perdita di sovranità veniva incassata dagli stranieri. Anche la vicenda geopolitica attuale presenta il conto. In Medio Oriente abbiamo assistito, spesso passivamente, alle iniziative destabilizzanti dell&#8217;Iran e dei suoi alleati. L&#8217;aggressione russa all&#8217;Ucraina ha colpito al cuore il principio di sovranità, mostrando come gli accordi internazionali siano diventati carta straccia. L&#8217;Onu appare un&#8217;ombra di se stessa e il diritto internazionale cede alla legge del più forte: chi dispone di eserciti occupa e impone condizioni economiche capestro.</p>
<p><strong>Il 2025 ci obbliga a fare i conti con queste manchevolezze.</strong> Il nuovo anno dovrà segnare un&#8217;inversione di rotta. Italiani ed europei dovranno cooperare per rafforzare la competitività, investire con urgenza sulla sicurezza comune, costruire finalmente un&#8217;istituzione europea all&#8217;altezza delle sfide. La debolezza incentiva l&#8217;aggressione, l&#8217;indeterminazione sulla gestione dell&#8217;immigrazione alimenta divisioni e strategie di destabilizzazione. Anche con il nostro principale alleato serve una misura nuova: contribuire alla sicurezza è doveroso, accettare il disprezzo no, perché esso segnala la volontà di ostacolare lo sviluppo dell&#8217;Europa federale, come la Russia dimostra in modo apertamente dirompente.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>Veti incrociati e paure interne bloccano l&#8217;accordo tra Ue e Mercosur</title>
		<link>https://www.italpress.com/veti-incrociati-e-paure-interne-bloccano-accordo-tra-ue-e-mercosur/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2025 11:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1200" height="797" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Veti incrociati e paure interne bloccano l&#8217;accordo tra Ue e Mercosur" title="Veti incrociati e paure interne bloccano l&#8217;accordo tra Ue e Mercosur" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-300x199.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-1024x680.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-768x510.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-696x462.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-1068x709.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />Non è il Mercosur a essere in ritardo: è l’Europa che continua a frenare se stessa]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="797" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Veti incrociati e paure interne bloccano l&#8217;accordo tra Ue e Mercosur" title="Veti incrociati e paure interne bloccano l&#8217;accordo tra Ue e Mercosur" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-300x199.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-1024x680.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-768x510.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-696x462.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-1068x709.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/08/20240805_0353-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di</em><strong> Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Non è il Mercosur a essere in ritardo: è l’Europa che continua a frenare se stessa.</strong> Mentre il mondo riorganizza alleanze, catene del valore e sfere d&#8217;influenza, l’Unione resta impantanata in veti incrociati e paure interne. L’accordo con i Paesi sudamericani è pronto da tempo, ma viene trattato come una pratica scomoda, sacrificata sull’altare di calcoli nazionali miopi. Così l’Europa rinuncia a una leva strategica decisiva proprio quando avrebbe più bisogno di peso politico e credibilità globale. L’intesa con il Mercosur non riguarda solo dazi o quote. Parla di geopolitica, di accesso a un’area in forte crescita, di sicurezza economica in un contesto segnato da protezionismi aggressivi. Gli Stati Uniti si richiudono, la Cina consolida la propria presenza, il Sud globale cerca partner affidabili. L’Europa può esserlo, ma solo se smette di esitare.</p>
<p><strong>Questo accordo offrirebbe un messaggio chiaro: l’Unione non subisce il mondo, lo orienta.</strong> Dentro questo scenario l’Italia appare sospesa. Non esercita leadership, non costruisce alleanze, non prende posizione. Eppure è un Paese strutturalmente aperto, che vive di esportazioni e interdipendenze. Difendere l’economia reale non significa alzare muri, ma governare le transizioni. Il vero rischio non è l’apertura dei mercati, bensì restarne esclusi mentre altri occupano spazi e relazioni. Il capitolo agricolo va affrontato senza ipocrisie. Esistono timori legittimi per alcuni comparti, ma ignorare l’accordo non li risolve. Servono compensazioni europee robuste, mirate, trasparenti: risorse per accompagnare gli agricoltori nella riconversione, per sostenere redditi e qualità, per rafforzare controlli e standard. L’Europa ha gli strumenti per farlo. Usarli è una scelta politica, non una concessione. C’è poi un patrimonio sottovalutato: milioni di cittadini di origine europea e italiana nel Mercosur, legami culturali, economici, produttivi già esistenti.</p>
<p><strong>Agroalimentare di eccellenza, meccanica avanzata, tecnologie verdi, infrastrutture, servizi:</strong> l’accordo aprirebbe opportunità concrete per imprese e lavoro, rafforzando al tempo stesso l’autonomia strategica europea. Il Mercosur è dunque una prova di maturità. Accettare la sfida significa investire nel futuro, assumersi responsabilità, usare l’Europa come moltiplicatore di crescita e influenza. Rinviare ancora vorrebbe dire scegliere l’irrilevanza, mascherandola da prudenza. È qui che si misura la differenza tra politica e gestione del consenso. Le grandi opportunità non attendono chi esita: si conquistano. L’Europa ha davanti un’occasione economica enorme e un dividendo politico altrettanto rilevante, capace di rafforzare la sua voce nei negoziati globali, di stabilizzare relazioni di lungo periodo e di offrire prospettive concrete alle nuove generazioni. Decidere ora significa dimostrare che l’Unione è ancora un progetto vivo. È tempo di scegliere il coraggio dell’apertura e della responsabilità, non la comodità dell’attesa. Adesso!</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
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		<title>Sciopero, alimentare tensioni danneggia i lavoratori</title>
		<link>https://www.italpress.com/sciopero-alimentare-tensioni-danneggia-i-lavoratori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 10:13:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1079" height="653" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Sciopero, alimentare tensioni danneggia i lavoratori" title="Sciopero, alimentare tensioni danneggia i lavoratori" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero.jpg 1079w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-300x182.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-1024x620.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-768x465.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-696x421.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-1068x646.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-694x420.jpg 694w" sizes="(max-width: 1079px) 100vw, 1079px" />Ogni autunno, immancabile, lo sciopero generale torna a occupare la scena pubblica]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1079" height="653" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Sciopero, alimentare tensioni danneggia i lavoratori" title="Sciopero, alimentare tensioni danneggia i lavoratori" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero.jpg 1079w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-300x182.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-1024x620.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-768x465.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-696x421.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-1068x646.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/12/xc9-sciopero-694x420.jpg 694w" sizes="(max-width: 1079px) 100vw, 1079px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Ogni autunno, immancabile, lo sciopero generale torna a occupare la scena pubblica</strong> come se fosse lo strumento decisivo per cambiare le politiche economiche del governo. Ma nessuna manovra di bilancio è mai stata modificata da una giornata di protesta. È un fatto noto, quasi banal<strong>e. Quando al governo non siedono interlocutori considerati &#8220;amici&#8221;, la piazza diventa il rifugio abituale</strong>, trasformando il conflitto in fine e non in mezzo. Così si alimentano tensioni che finiscono per colpire proprio i lavoratori, anziché tutelarli.</p>
<p><strong>I problemi dell&#8217;Italia, però, non nascono oggi.</strong> Salari deboli, bassa produttività, pressione fiscale elevata, spesa pubblica inefficiente: sono nodi irrisolti che attraversano governi e maggioranze di ogni colore. Per questo, se davvero si volesse il bene del Paese, bisognerebbe scegliere la via più utile e responsabile: il confronto. Un confronto vero, tra sindacati e associazioni imprenditoriali, per costruire soluzioni condivise e realistiche da sottoporre al Governo. S<strong>erve una proposta unitaria che tenga insieme i diversi livelli istituzionali &#8211; Stato, Regioni, Comuni &#8211; in una Repubblica segnata da un pluralismo spesso disordinato.</strong> Troppe riforme sbagliate hanno moltiplicato centri di spesa e ridotto l&#8217;efficienza complessiva. Raccontare solo una parte della realtà significa abbandonare il terreno della rappresentanza per scivolare in quello della propaganda.</p>
<p>Al contrario,<strong> il dialogo portato avanti da Cisl, Uil e da altre organizzazioni ha già prodotto risultati concreti</strong>: attenzione al rafforzamento dei salari, detassazione degli aumenti contrattuali, strumenti più efficaci rispetto ai vecchi premi di produttività. L&#8217;Italia è un Paese trasformatore e vive dei suoi fattori di sviluppo. Indebolirli per ideologia è un errore grave. È accaduto con il nucleare bandito come fonte di energia a basso costo; accade con una spesa pubblica improduttiva che alimenta tasse elevate; accade con un sistema educativo troppo distante dal mondo della produzione, incapace di valorizzare merito, competenze e partecipazione. Tutto ciò allontana il Paese dalla cultura dello sviluppo.</p>
<p><strong>In una fase segnata da tensioni globali e ritardi strutturali, servirebbero collaborazione e responsabilità.</strong> Un patto sociale tra lavoro e impresa potrebbe ridare direzione all&#8217;agenda dello sviluppo e della competitività. La Costituzione assegna alle forze sociali un ruolo centrale nel riequilibrio del sistema istituzionale. Un grande patto sociale non è un sogno, ma un dovere. Chi preferisce sventolare scioperi a ogni piè sospinto continui pure: il prezzo, come sempre, lo pagano i cittadini.</p>
<p>&#8211; Foto xc9/Italpress &#8211;<br />
(ITALPRESS).</p>
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		<title>Il patto repubblicano da ricostruire</title>
		<link>https://www.italpress.com/il-patto-repubblicano-da-ricostruire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 14:02:20 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/06/Agenzia_Fotogramma_Elezioni-Comunali-240610.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Il patto repubblicano da ricostruire" title="Il patto repubblicano da ricostruire" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/06/Agenzia_Fotogramma_Elezioni-Comunali-240610.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/06/Agenzia_Fotogramma_Elezioni-Comunali-240610-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/06/Agenzia_Fotogramma_Elezioni-Comunali-240610-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/06/Agenzia_Fotogramma_Elezioni-Comunali-240610-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/06/Agenzia_Fotogramma_Elezioni-Comunali-240610-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/06/Agenzia_Fotogramma_Elezioni-Comunali-240610-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2024/06/Agenzia_Fotogramma_Elezioni-Comunali-240610-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di <strong>Raffaele Bonanni </strong></em></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> I risultati delle ultime regionali</strong> &#8211; scontati già prima dello spoglio, come certi finali annunciati nei feuilleton ottocenteschi &#8211; hanno riacceso il rito italico del <strong><em>&#8220;cambiamo la legge elettorale&#8221;</em></strong>. Il centrosinistra, confortato da proiezioni che dal voto locale volano alle politiche del 2027, vede la partita riaperta e intima al centrodestra di non toccare il Rosatellum: non per amore della Costituzione, ma per istinto di sopravvivenza.</p>
<p>Il centrodestra, dal canto suo, agita l&#8217;ennesimo premio di maggioranza come se fosse la pietra filosofale della governabilità. Due campi opposti, stessa premura: garantirsi il vantaggio di domani con le regole di oggi. Nel mezzo, una sagra di argomenti di comodo.</p>
<p>Il proporzionale sarebbe<em> &#8220;disgregatore delle alleanze&#8221;;</em> le preferenze <em>&#8220;premierebbero i ricchi</em>&#8221; e il campanilismo. Sono obiezioni scelte dallo scaffale secondo convenienza, come in un supermercato delle idee dove ogni partito riempie il carrello con ciò che gli serve oggi. Nessuno, però, nomina il convitato di pietra: l&#8217;astensione, che sbriciola la legittimazione democratica molto più di qualunque formula di riparto dei seggi.</p>
<p>Un Paese che vota in due su tre &#8211; e ormai spesso in due su cinque &#8211; non è più una democrazia malata di tecnica elettorale: è una democrazia che smarrisce il senso del voto.</p>
<p>Da qui la domanda che nessuna segreteria osa farsi: quale legge mobilita davvero il voto? La stabilità democratica nasce da due semplici evidenze: l&#8217;elettore deve poter riconoscere chi lo rappresenta e deve poter scegliere persone e programmi che gli somiglino. Quando questi due criteri funzionano, l&#8217;urna torna ad avere un senso; quando saltano, resta solo la cooptazione dall&#8217;alto e il cinismo dal basso.</p>
<p><strong>L&#8217;astensionismo al 40% non è una statistica:</strong> è una crepa strutturale. Calamandrei ricordava che la Costituzione è &#8220;un programma&#8221;, non un talismano; quel programma presuppone cittadini presenti, non spettatori. E Bobbio ammoniva: quando la partecipazione si ritira, la democrazia si scolora in oligarchia elettiva. Continuare a litigare sul meccanismo senza curare la fiducia equivale a lucidare l&#8217;auto mentre finisce la benzina. Per questo la riforma vera è politica prima che aritmetica davvero.</p>
<p>Invocare riforme a colpi di maggioranza, senza un confronto pubblico vero, significa scavare la fossa alla Repubblica che si dice di voler &#8220;rafforzare&#8221;. Gli anglosassoni &#8211; spesso citati a sproposito &#8211; votano con leggi antiche non per culto della tradizione, ma per la percezione di imparzialità: il gioco è lo stesso per tutti, da sempre. Noi, invece, cambiamo regole come cambiamo allenatore dopo una sconfitta, e poi ci stupiamo se la tifoseria non viene più allo stadio.</p>
<p>In un&#8217;Italia attraversata da guerre ai confini d&#8217;Europa, da transizioni economiche e tecnologiche che ridisegnano lavoro e diritti, la priorità non è l&#8217;ennesimo trucco contabile. È ricostruire il patto repubblicano: ridare peso alla scelta dei cittadini, ridurre la distanza tra voto e potere, restituire dignità alla partecipazione. Il resto è tattica di giornata. E la democrazia non vive di tattiche, ma di popolo.</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
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            	</item>
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		<title>Legge elettorale, i partiti tornano a trafficarci come un attrezzo da officina</title>
		<link>https://www.italpress.com/legge-elettorale-i-partiti-tornano-a-trafficarci-come-un-attrezzo-da-officina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 08:01:09 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="682" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Legge elettorale, i partiti tornano a trafficarci come un attrezzo da officina" title="Legge elettorale, i partiti tornano a trafficarci come un attrezzo da officina" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em>di </em><strong>Raffaele Bonanni</strong></p>
<p><strong>Le forze politiche tornano a trafficare con la legge elettorale come con un attrezzo da officina</strong>: si regola la chiave inglese in base al motore del momento. C’è chi invoca un impianto più proporzionale e magari le preferenze, salvo poi pretendere il salvacondotto del capolista “blindato”: una scelta popolare tenuta sotto tutela del segretario. E c’è chi difende lo status quo, cioè il diritto di nominare i parlamentari a pacchetto chiuso, complice una normativa che da trent’anni sposta il baricentro della rappresentanza dalle periferie ai vertici. In entrambi i casi l’orizzonte non è il patto con gli eletto30ri, ma il vantaggio immediato di chi teme il prossimo giro.</p>
<p><strong> Solo che l’oggi presenta il conto.</strong> Le regionali di novembre hanno mostrato un Paese che non si riconosce più nel rito: alle urne vota poco più del 40 per cento, minimo storico. Non è disamore astratto; è esperienza concreta di irrilevanza. Se il cittadino vede che i rappresentanti arrivano per designazione e non per mandato, il voto diventa un cerimoniale senza potere. E quando metà del corpo elettorale resta a casa, non è “stanchezza”: è un giudizio politico severo, una sfiducia razionale verso un sistema percepito come chiuso e autoreferenziale.</p>
<p><strong>Qui sta il punto che i tecnicismi eludono.</strong> In una stagione di mutamenti epocali – economici, tecnologici, geopolitici – il degrado istituzionale non è folklore da talk show: è un rischio per la coesione e la stabilità del Paese. Per questo la discussione non può restare nei salotti televisivi o nei corridoi di Palazzo. Serve una deliberazione pubblica vera, città per città, capace di ascoltare il malessere e tradurlo in regole condivise: un nuovo patto tra politica e società.</p>
<p><strong> E prima ancora di scegliere fra collegi, soglie o premi, va affrontata la vita interna dei partiti.</strong> I Costituenti li vollero strumenti di partecipazione e selezione delle classi dirigenti, non comitati elettorali chiusi. Finché restano serrati, governati da cooptazioni e filiere di fedeltà, non ci sarà ricambio; e senza ricambio la stabilità diventa immobilismo rancoroso. L’urgenza è tornare allo spirito dell’articolo 49 della Costituzione: democrazia interna, trasparenza delle decisioni, luoghi di formazione politica, regole contendibili. La legge elettorale, senza questa cura preliminare, sarà soltanto la cornice di un quadro già deteriorato.</p>
<p><strong>La vera riforma comincia qui:</strong> restituire agli italiani la sensazione – e la realtà – che la scelta incida. Altrimenti riscriveremo l’ennesima norma per salvarci tra politici, mentre il popolo, molto semplicemente, se ne andrà. E una democrazia senza popolo è soltanto una forma vuota.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il paradosso del lavoro in Italia: domanda che sale, salari che scendono</title>
		<link>https://www.italpress.com/il-paradosso-del-lavoro-in-italia-domanda-che-sale-salari-che-scendono/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Nov 2025 10:00:05 +0000</pubDate>
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<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; L’Italia vive un paradosso che non è più congiunturale:<strong> le imprese cercano lavoratori e spesso non li trovano, ma le buste paga perdono valore reale.</strong> In un’economia dinamica, la scarsità di manodopera dovrebbe far salire i salari e riequilibrare la distribuzione del reddito. Da noi accade l’opposto: domanda di lavoro in crescita, retribuzioni inchiodate, inflazione che erode il potere d’acquisto. Ne deriva una fragilità che colpisce famiglie, imprese e Paese, frenando consumi e fiducia.</p>
<p>Per questo il tema non può restare appeso a misure episodiche: servirebbe al più presto una strategia unica, condivisa da parti sociali,<strong> governo e politica, capace di trasformare il lavoro in leva di sviluppo e non in fattore di impoverimento.</strong></p>
<p><strong>Il biennio 2022-23 ha accelerato l’impoverimento salariale.</strong> L’impennata dei prezzi energetici ha alzato i costi di produzione, mentre i rinnovi contrattuali sono arrivati in ritardo: resta un gap di circa otto punti rispetto all’inflazione dell’ultimo quadriennio. Gli sgravi fiscali e contributivi varati prima dal governo Draghi e poi da quello Meloni hanno compensato solo in parte, alleggerendo il cuneo per i redditi più bassi ma costando, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, oltre 25 miliardi di risorse pubbliche. Tamponare gli effetti, però, non basta se le cause restano intatte.</p>
<p>Il nodo è più antico. Da trent’anni i salari italiani arrancano per produttività debole, prevalenza di imprese piccole e sottocapitalizzate, eccesso di occupazione a bassa qualificazione, diffusione di contratti instabili e part-time involontari, oltre al lavoro sommerso. Le crisi del 2008 e del 2020 hanno aggravato un declino già in corso, nonostante bonus, sussidi e riforme degli ammortizzatori sociali. <strong>È un sentiero che ha reso cronica la distanza tra crescita economica e crescita dei redditi.</strong></p>
<p>Questo impianto stratificato non ha ridotto le disuguaglianze né fermato la povertà lavorativa. Anche la contrattazione nazionale registra divari crescenti: i settori meno innovativi faticano a rinnovare i contratti e a sostenere aumenti che altrove sono fisiologici, segno di un modello che premia poco investimenti, innovazione e competenze. Così il lavoro qualificato resta sottoutilizzato e quello povero si moltiplica.</p>
<p>Dentro questo quadro la<strong> Legge di bilancio introduce una tassazione agevolata per gli aumenti dei prossimi rinnovi:</strong> scelta positiva e inedita, ma limitata ai redditi sotto i 28 mila euro e dunque fonte di nuove disarmonie rispetto ai contratti già chiusi. È la prova di una fiscalità usata come surrogato della contrattazione, con il rischio di distorcerne logiche e gerarchie professionali, oltre che di spostare ogni confronto sul terreno dell’emergenza.</p>
<p>Senza una riforma che rafforzi la contrattazione decentrata — l’unica capace di legare salari a produttività, investimenti e qualità del lavoro — lo Stato sarà invocato sempre per tamponare, anziché risolvere. Le parti sociali più responsabili raccolgano la sfida, innovando gli strumenti negoziali e puntando sulla partecipazione dei lavoratori ai risultati: <strong>altrimenti il paradosso di oggi diventerà la normalità di domani, con costi pesanti per coesione sociale, cultura partecipativa e dignità del lavoro.</strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Sull&#8217;ex Ilva il vero nodo è l&#8217;energia, test su maturità del Paese</title>
		<link>https://www.italpress.com/sullex-ilva-il-vero-nodo-e-energia-test-su-maturita-paese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2025 11:40:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Sull&#8217;ex Ilva il vero nodo è l&#8217;energia, test su maturità del Paese" title="Sull&#8217;ex Ilva il vero nodo è l&#8217;energia, test su maturità del Paese" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />di Raffaele Bonanni ROMA (ITALPRESS) &#8211; Il nuovo vertice a Palazzo Chigi sull’ex Ilva ha confermato, ancora una volta, la difficoltà che da anni accompagna la principale acciaieria italiana. Governo e sindacati restano su binari opposti: l’esecutivo punta ad ampliare la cassa integrazione, mentre le organizzazioni sindacali considerano l’impianto fermo da troppo tempo e giudicano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Sull&#8217;ex Ilva il vero nodo è l&#8217;energia, test su maturità del Paese" title="Sull&#8217;ex Ilva il vero nodo è l&#8217;energia, test su maturità del Paese" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/02/20250215_0475-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><strong>di <em>Raffaele Bonanni</em></strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Il nuovo vertice a Palazzo Chigi sull’ex Ilva</strong> ha confermato, ancora una volta,<strong> la difficoltà che da anni accompagna la principale acciaieria italiana. Governo e sindacati restano su binari opposti:</strong> l’esecutivo punta ad ampliare la cassa integrazione, mentre le organizzazioni sindacali considerano l’impianto fermo da troppo tempo e giudicano le misure proposte prive di una reale prospettiva industriale. Ad aggravare la confusione arriva l’ennesimo potenziale investitore estero, il quarto in una lunga sequenza di nomi che compaiono e scompaiono, condizione che non da l&#8217;impressione di un cambio di scenario.</p>
<p><strong>L’ex Ilva non è un’azienda come le altre: è stata per decenni uno dei cardini della siderurgia europea e il pilastro industriale del Mezzogiorno.</strong> La sua crisi riguarda non solo Taranto e i suoi lavoratori, ma la capacità dell’Italia di mantenere la filiera dell’acciaio competitiva, condizione essenziale per la metalmeccanica e per l’intero sistema manifatturiero.</p>
<p>Eppure, negli anni, la politica ha trattato questa vicenda come un terreno di scontro elettorale, alternando interventi contraddittori e soluzioni improvvisate. Le decisioni strutturali sono state rinviate, attenuate o capovolte, fino a ritornare al punto di partenza. In questo contesto, la proposta ricorrente di una nazionalizzazione appare come un riflesso di debolezza più che una strategia.</p>
<p>L’operazione sarebbe costosa, inefficace ed incompatibile con le regole europee sulla concorrenza. Non rilancerebbe la produzione, non garantirebbe efficienza, si trasformerebbe nell’ennesimo pozzo senza fondo finanziato dai contribuenti. Il vero nodo è l’energia. Oggi produrre in Paesi come la Spagna e Francia costa la metà, soprattutto per via del prezzo del gas. In queste condizioni, parlare di decarbonizzazione come se fosse un interruttore da accendere o spegnere è un esercizio di retorica. La transizione ecologica non può ridursi a chiudere un forno a carbone senza offrire alternative tecnologiche, infrastrutturali e finanziarie a Taranto.</p>
<p>Farlo significherebbe consegnare definitivamente la siderurgia italiana alla marginalità, con ripercussioni sul costo dei materiali, sulla competitività e sull’intero sistema industriale. A ciò si aggiunge un atteggiamento politico che continua a oscillare tra annunci e passi indietro. Ogni scelta diventa oggetto di scontro, ogni dossier viene riletto in chiave ideologica, mentre le decisioni strategiche restano sospese.</p>
<p>È difficile immaginare che un investitore serio accetti di impegnarsi in un impianto così complesso senza garanzie chiare, senza un quadro stabile e senza un accordo che coinvolga governo, territorio e sistema produttivo. L’ex Ilva è ormai molto più di un’emergenza industriale: è un test sulla maturità del Paese.</p>
<p>Se l’Italia non sa affrontare una questione così centrale, rischia di ridursi a un’economia concentrata solo sulle proprie eccellenze tradizionali &#8211; agroalimentare, turismo, produzione di nicchia &#8211; importanti ma insufficienti a sostenere la seconda manifattura d’Europa. Occorrono decisioni definitive capaci di tenere insieme lavoro, ambiente, energia e competitività. <strong>Finché prevarrà l’illusione di poter rimandare le scelte più difficili, l’ex Ilva resterà il simbolo dell’incapacità nazionale di prendere davvero in mano il proprio futuro. </strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
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		<title>Manovra, oltre alle cifre servono le strategie</title>
		<link>https://www.italpress.com/manovra-oltre-alle-cifre-servono-le-strategie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 09:35:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="682" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Manovra, oltre alle cifre servono le strategie" title="Manovra, oltre alle cifre servono le strategie" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/20250529_2686-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p><em>di</em><strong> Raffaele Bonanni</strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>La politica italiana sembra bloccata in un eterno ritorno.</strong> Ogni legge di Bilancio diventa un catalogo di spese e bonus, non una visione del futuro. Si discute di cifre, non di strategie. Si aggiungono oneri, si moltiplicano sussidi, ma si evita accuratamente di toccare la spesa improduttiva che da decenni frena lo sviluppo. È il teatro del consenso a debito, recitato da attori che non cambiano mai parte.</p>
<p>Mentre si invocano nuove assunzioni pubbliche e si promettono aiuti a pioggia, nessuno parla seriamente di crescita. Non c’è un piano industriale, né una politica energetica all’altezza delle sfide globali. Il nucleare resta un tabù, le autonomie locali si riducono a nuovi centri di spesa, e le Regioni accumulano potere senza responsabilità. L’Italia continua così a spingere l’acceleratore della spesa pubblica con il freno tirato sulla produttività.<br />
La verità è che il Paese galleggia da anni sullo zero. Il PIL non cresce, il PNRR ha perso slancio, e i miliardi per alleggerire le tasse su lavoro e straordinari &#8211; pur giusti &#8211; arrivano dagli utili record delle banche, non da un’economia in salute. È una crescita apparente, sorretta dal debito. E quando le cifre non bastano più, si riapre il rito delle consultazioni: Elly Schlein incontra imprese e sindacati, Giorgia Meloni farà lo stesso. Tutti ascoltano, nessuno decide.</p>
<p><strong>L’Italia non ha bisogno di altri tavoli: ha bisogno di una direzione</strong>. Da troppo tempo le parti sociali chiedono “quanto mi dai oggi” invece di pretendere una risposta più ambiziosa: come far crescere il reddito del Paese, non il suo debito. È questa la domanda che dovrebbe unire governo, opposizione e corpi intermedi in un nuovo patto sociale fondato su responsabilità e sviluppo.</p>
<p>Servono tagli veri al superfluo per liberare risorse verso ciò che genera valore: scuola, infrastrutture, giustizia, energia, innovazione, concorrenza. Sono questi i pilastri di una crescita duratura, non le elemosine fiscali o i bonus elettorali. Invece, si continua a drogare la realtà con misure temporanee e a rimandare il conto alle generazioni future.<br />
Il paradosso è che, pur predicando prudenza, anche la maggioranza non resiste alla tentazione di spendere e compiacere tutti. Così si perde il senso della priorità, e con esso l’occasione di riformare lo Stato, renderlo più leggero, efficiente e meritocratico.<br />
Per anni lo sviluppo è stato sacrificato al mantenimento dell’apparato pubblico, ingrassando burocrazie e rendite. Ma non si può invocare modernità e insieme difendere lo statalismo; parlare di libertà economica e al tempo stesso temere la concorrenza. Né si può gridare alla sovranità restando una provincia dipendente.</p>
<p><strong>La vera sovranità, oggi, si conquista solo dentro un’Europa federale</strong>, capace di essere protagonista e non spettatrice. Anche il sindacato dovrà scegliere: continuare a sventolare lo sciopero come bandiera di protesta o sedersi al tavolo per costruire, insieme a chi produce, una strategia di crescita reale. Perché il tempo delle rivendicazioni è finito. L’Italia non può più permettersi di vivere di debito e nostalgia: o cambia rotta, o resta ferma a contare ciò che non cresce.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa spettatrice silente fra Usa e Cina, l&#8217;Italia anello debole</title>
		<link>https://www.italpress.com/europa-spettatrice-silente-fra-usa-cina-italia-anello-debole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Nov 2025 11:35:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1313" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-Xi.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="L&#8217;Europa spettatrice silente fra Usa e Cina, l&#8217;Italia anello debole" title="L&#8217;Europa spettatrice silente fra Usa e Cina, l&#8217;Italia anello debole" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-Xi.jpg 1313w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-Xi-300x247.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-Xi-1024x842.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-Xi-768x632.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-Xi-696x572.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-Xi-1068x878.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Trump-Xi-511x420.jpg 511w" sizes="(max-width: 1313px) 100vw, 1313px" /><p><em>di <strong>Raffaele Bonanni </strong></em></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> Il mondo si muove a una velocità che l’Europa sembra incapace di seguire.</strong> Guerre commerciali, rivoluzioni tecnologiche, nuove gerarchie globali ridisegnano la mappa del potere. Ma noi restiamo fermi, ipnotizzati dal passato, convinti che il vecchio equilibrio possa ancora reggere un tempo che non ci appartiene più. Mentre <strong>Stati Uniti e Cina</strong> si incontrano per spartirsi le regole del commercio e della tecnologia, <strong>l’Europa osserva in silenzio</strong>. Washington domina i semiconduttori, Pechino le terre rare: due monopoli che valgono il futuro. Senza di essi non esistono intelligenza artificiale, transizione verde, difesa, né ricerca scientifica. Eppure, il continente che un tempo dettava la storia oggi si riduce a spettatore, intrappolato in dispute di bottega e in una miopia istituzionale che confonde sovranità con nostalgia.</p>
<p><strong> L’Italia, dentro questo quadro, è l’anello più fragile</strong>: economia ferma, produttività bassa, debito alto. Si parla di occupazione, ma si tace sulla sua qualità. Si esalta ogni numero positivo, anche se effimero, mentre si ignorano le fratture profonde che rendono il Paese vulnerabile a ogni scossa internazionale. Il paradosso europeo è tutto qui: viviamo circondati da potenze che costruiscono strategie industriali su scala globale, mentre noi celebriamo la lentezza come virtù.</p>
<p>Gli Stati Uniti impongono dazi e regole al mercato, la Cina accumula risorse e influenza geopolitica, l’India avanza, il Giappone investe. Noi, invece, discutiamo di bilanci e veti. Mario Draghi lo ha detto chiaramente: l’Europa deve cambiare pelle o sarà marginale. L’Unione federale non è un sogno accademico, ma una necessità economica e politica. Finché un solo governo potrà bloccare decisioni comuni, l’Europa resterà un gigante amministrativo e un nano strategico.</p>
<p>L’ostinazione di chi, come Orbán, usa il veto per sabotare la coesione europea è il simbolo della nostra impotenza. Serve un nuovo patto: un’alleanza tra nazioni consapevoli che la forza si costruisce insieme, non contro gli altri. Sovranismo non come chiusura, ma come responsabilità condivisa. Una sovranità europea capace di garantire indipendenza energetica, filiere industriali, innovazione tecnologica e un mercato del lavoro stabile. Non mancano le risorse, mancano i leader.</p>
<p><strong>L’Europa non difetta di intelligenze ma di coraggio.</strong> Ogni ritardo si paga con la perdita di competitività, ogni esitazione è un passo verso la dipendenza. L’inerzia è la nuova forma di declino. Il futuro non aspetta. O l’Europa sceglie di agire da protagonista nel nuovo ordine globale, o sarà condannata al ruolo di spettatrice beneducata.<strong> E l’Italia, se non si scuote, resterà la sua metafora più triste: un Paese che parla di grandezza mentre conta gli zeri della propria stagnazione.</strong></p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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            	</item>
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		<title>Natalità, l&#8217;Italia è davanti ad un bivio per il suo futuro</title>
		<link>https://www.italpress.com/natalita-litalia-e-davanti-ad-un-bivio-per-il-suo-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Oct 2025 11:30:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<img width="1024" height="645" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Natalità, l&#8217;Italia è davanti ad un bivio per il suo futuro" title="Natalità, l&#8217;Italia è davanti ad un bivio per il suo futuro" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite-300x189.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite-768x484.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite-696x438.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite-667x420.jpg 667w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" />ROMA (ITALPRESS) &#8211; L’Italia è davanti a un bivio che segnerà il suo destino. Non è una questione di economia, né soltanto di politiche sociali: è una questione di fiducia nella vita. Il tasso di fecondità, sceso nel 2024 a 1,18 figli per donna, racconta molto più di una statistica. Racconta un Paese che si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1024" height="645" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Natalità, l&#8217;Italia è davanti ad un bivio per il suo futuro" title="Natalità, l&#8217;Italia è davanti ad un bivio per il suo futuro" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite-300x189.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite-768x484.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite-696x438.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Neonati-calo-nascite-667x420.jpg 667w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> L’Italia è davanti a un bivio che segnerà il suo destino.</strong> Non è una questione di economia, né soltanto di politiche sociali: è una questione di fiducia nella vita. <strong>Il tasso di fecondità, sceso nel 2024 a 1,18 figli per donna, racconta molto più di una statistica. Racconta un Paese che si spegne lentamente, dove le nascite non compensano più le morti e dove il futuro si restringe ogni anno di più.</strong></p>
<p>Dietro le cifre si nasconde una realtà più inquieta: un’Italia che rimanda, che posticipa ogni scelta. Le donne in età fertile sono sempre meno, e molte di loro si trovano costrette a scegliere tra lavoro e maternità. La precarietà, la scarsa tutela dei congedi, la debolezza dei servizi per l’infanzia rendono la genitorialità un lusso. La libertà, in queste condizioni, diventa un paradosso: si può scegliere tutto, tranne avere il tempo e la serenità per costruire una famiglia. È il segno di un modello produttivo che considera le persone strumenti, non risorse. A questa fragilità si somma una trasformazione culturale che ha cambiato il nostro modo di pensare al futuro.</p>
<p>Crescere un figlio oggi sembra un atto irrazionale in un Paese che non garantisce stabilità, che offre salari bassi e prospettive deboli. I giovani non smettono di desiderare una famiglia: semplicemente, non ci credono più possibile. Vivono sospesi tra incertezza e disincanto, in una società che celebra l’individuo ma non protegge la sua fragilità. Il calo della natalità non è solo un male italiano. In tutta l’Europa occidentale la popolazione invecchia, e nessun Paese &#8211; <strong>neppure Francia e Germania &#8211; riesce davvero a invertire la tendenza</strong>. L’Occidente sembra avere smarrito la voglia di futuro: si difende nel presente, protegge i suoi equilibri, ma non scommette più su ciò che verrà. Così, la demografia diventa lo specchio di una crisi più ampia &#8211; quella della fiducia collettiva &#8211; che erode lentamente la coesione sociale e la capacità di costruire insieme.</p>
<p><strong>C’è però qualcosa di più profondo del semplice disagio economico.</strong> Una cultura che misura il valore umano in termini di efficienza e piacere ha reso la vita un bene da consumare, non da condividere. La maternità e la paternità vengono percepite come ostacoli a un’esistenza libera e leggera, mentre l’idea stessa di comunità appare come un vincolo. Così, generare figli diventa quasi un atto controcorrente, un gesto di fiducia in un tempo che non crede più nella continuità.</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Manovra, la sfida è premiare chi lavora e produce</title>
		<link>https://www.italpress.com/manovra-la-sfida-e-premiare-chi-lavora-e-produce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Oct 2025 12:18:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1400" height="932" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Manovra-cdm.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Manovra, la sfida è premiare chi lavora e produce" title="Manovra, la sfida è premiare chi lavora e produce" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Manovra-cdm.jpg 1400w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Manovra-cdm-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Manovra-cdm-1024x682.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Manovra-cdm-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Manovra-cdm-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Manovra-cdm-1068x711.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Manovra-cdm-631x420.jpg 631w" sizes="(max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /><p><em> di </em><strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Prima ancora della Legge di bilancio, il Governo ha presentato il Documento programmatico.</strong> È la cornice: piano triennale 2025-2028, impegni presi con Bruxelles, margini stretti. Giorgetti promette disciplina, ma due miliardi vengono già destinati al caro vita nel privato. Un segnale politico, non ancora economico. Il capitolo lavoro è il cuore della manovra. Tassazione al 10% sugli aumenti dei contratti collettivi nazionali dal 1° gennaio 2026: misura semplice, cedolare secca per chi vede salire lo stipendio. Possibile l&#8217;estensione ai rinnovi 2025. Meloni propone il 5% per chi guadagna meno di 28mila euro. L&#8217;idea è incentivare il dialogo tra imprese e sindacati, sbloccare tavoli fermi da anni e restituire ai contratti collettivi un ruolo propulsivo. Ma il problema resta a monte: i rinnovi non arrivano. Nel settore privato, l&#8217;indennità di vacanza contrattuale è sparita da sette anni. L&#8217;Ipca garantiva il 30% dell&#8217;inflazione programmata dopo sei mesi di stallo, poi il 50%. Oggi non c&#8217;è più. E i salari reali scendono. L&#8217;una tantum promessa non basta: serve una norma anti-ritardo che renda obbligatoria la tempestività dei rinnovi. Non la scala mobile, ma un meccanismo di salvaguardia moderno, capace di premiare la produttività e difendere il potere d&#8217;acquisto.</p>
<p><strong> Il Governo interviene anche su lavoro notturno, festivo e straordinario.</strong> Aliquota al 10%, fringe benefit raddoppiati, premi di produttività detassati. È un riconoscimento per chi tiene in piedi fabbriche, negozi e servizi, anche nei momenti più difficili. Dopo anni di richieste da Cisl, Uil, Cgil riformista e associazioni datoriali, la ministra Calderone assicura: le coperture ci sono. Se è vero, la contrattazione di secondo livello potrà finalmente decollare, premiando il merito e la flessibilità negoziata. Poi c&#8217;è il ceto medio, dimenticato da anni di bonus e sussidi. Il taglio dell&#8217;aliquota dal 35% al 33% fino a 50mila euro costa tre miliardi, ma segna un cambio di rotta. Dopo stagioni concentrate sui redditi bassi, l&#8217;esecutivo guarda a chi sostiene il gettito fiscale e mantiene la tenuta sociale del Paese. Chi guadagna sopra i 35mila euro ha pagato più di tutti, penalizzato dalle addizionali Irpef locali usate per compensare i tagli statali. Ridurre la fascia intermedia fino a 60mila euro non è solo simbolico: è una correzione di equità che prova a restituire fiducia a una parte del Paese rimasta schiacciata tra inflazione, tasse e servizi ridotti.</p>
<p><strong>Ora il testo passa al Parlamento, dove ogni manovra rischia di perdersi tra emendamenti e appetiti.</strong> Se non ci saranno assalti alla diligenza e le coperture reggeranno, questa potrà essere una legge non solo contabile ma politica: un patto tra Stato, imprese e lavoratori. La sfida è tornare a premiare chi lavora, chi produce, chi tiene viva la macchina del Paese.<strong> L&#8217;Italia ha rincorso per troppo tempo. Ora deve costruire &#8211; e questa volta non può permettersi di fermarsi a metà strada.</strong></p>
<p>&#8211; Foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Machado Nobel per la pace, un sussulto di coscienza collettiva</title>
		<link>https://www.italpress.com/machado-nobel-per-la-pace-un-sussulto-di-coscienza-collettiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 10:20:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="1618" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Machado Nobel per la pace, un sussulto di coscienza collettiva" title="Machado Nobel per la pace, un sussulto di coscienza collettiva" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado.jpg 1618w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-1024x684.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-768x513.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-1536x1025.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-696x465.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-1068x713.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-629x420.jpg 629w" sizes="(max-width: 1618px) 100vw, 1618px" />Il premio Nobel per la Pace 2025 reca il nome di Maria Corina Machado, la donna che ha scelto di affrontare la tirannide di Nicolás Maduro]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1618" height="1080" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Machado Nobel per la pace, un sussulto di coscienza collettiva" title="Machado Nobel per la pace, un sussulto di coscienza collettiva" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado.jpg 1618w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-1024x684.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-768x513.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-1536x1025.jpg 1536w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-696x465.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-1068x713.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/10/Maria-Corina-Machado-629x420.jpg 629w" sizes="(max-width: 1618px) 100vw, 1618px" /><p><em>di</em> <strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) <strong>&#8211; Il premio Nobel per la Pace del 2025 reca il nome di Maria Corina Machado</strong>, la donna che ha scelto di affrontare, senza infingimenti né protezioni, la tirannide di Nicolás Maduro. Non è soltanto un riconoscimento a una figura eroica: è un atto di risarcimento morale, un sussulto di coscienza collettiva, un segnale che un’istituzione simbolo della libertà lancia verso un mondo troppo incline a tollerare l’intollerabile. “Una coraggiosa e impegnata paladina della pace, una donna che mantiene viva la fiamma della democrazia in mezzo a un’oscurità crescente&#8221;, Fondazione Nobel. Sono parole che suonano come un verdetto. Non soltanto un encomio, ma un giudizio sul tempo presente, in cui la diplomazia si rifugia nel silenzio e la prudenza diventa spesso sinonimo di viltà. In un Venezuela sfibrato dalla fame, dall’oscurità e dalla paura, Machado ha scelto la via più pericolosa: restare. Restare per parlare, per organizzare, per mantenere in vita l’idea di libertà.</p>
<p>Quando nel 2024 Edmundo Urrutia Gonzales, candidato dell’opposizione, vinse nettamente le elezioni e Maduro ne rovesciò i risultati manu militari, la repressione fu immediata: Urrutia costretto alla fuga, Machado minacciata, sorvegliata, ma mai piegata. Da quella sconfitta è nata la sua battaglia più alta &#8211; quella per la dignità. Il riconoscimento alla leader venezuelana non illumina soltanto la sua figura, ma mette a nudo l’ipocrisia di un sistema internazionale che ha lasciato un intero popolo precipitare nell’abisso. Le autocrazie, sempre più coordinate, si sostengono reciprocamente: deformano l’informazione, finanziano la propaganda, iniettano sfiducia nelle democrazie, sfruttando proprio le libertà che disprezzano. Le guerre contemporanee si combattono con i troll, con i blackout digitali, con la manipolazione della paura. Il Nobel a Machado è un atto controcorrente, un’affermazione etica in tempi di compromesso.</p>
<p>È l’omaggio a una donna che rifiuta la violenza pur essendone vittima, e a un popolo che continua a manifestare pacificamente, conoscendo il prezzo della sua ostinazione. È anche un messaggio implicito ma limpido: la pace autentica nasce solo dalla libertà, mai dalla convivenza codarda con la tirannia. Mentre le grandi potenze calcolano i propri equilibri e l’ONU affonda nella propria impotenza, dal Venezuela arriva un monito: la libertà non è negoziabile. Il premio a Machado restituisce alla parola pace il suo peso originario e ridona voce a milioni di venezuelani dimenticati dal mondo. Ma non basta celebrare. Occorre coerenza. Occorre che le democrazie abbandonino l’atteggiamento servile verso i ricatti energetici e i mercati corrotti del potere autoritario. Premiare Machado significa scegliere un fronte &#8211; quello della verità, della dignità, dell’essere umano libero.</p>
<p>“La verità vi farà liberi”, ricorda il Vangelo. Ma la verità libera solo se qualcuno trova la forza di pronunciarla. Maria Corina Machado lo ha fatto, con voce ferma, in un Paese muto di terrore. Oggi il mondo, almeno per un giorno, le dà ragione. Domani, spetterà a noi dimostrare di meritarla davvero, quella libertà che altri stanno pagando con la vita.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Flotilla, l&#8217;iniziativa di Landini desta perplessità</title>
		<link>https://www.italpress.com/flotilla-liniziativa-di-landini-desta-perplessita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Oct 2025 10:10:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Flotilla, l&#8217;iniziativa di Landini desta perplessità" title="Flotilla, l&#8217;iniziativa di Landini desta perplessità" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" />di Raffaele Bonanni ROMA (ITALPRESS) &#8211; Desta non poca perplessità l&#8217;iniziativa portata avanti sin qui dal segretario della CGIL, Maurizio Landini, di promuovere uno sciopero generale in un momento così delicato, peraltro senza il coinvolgimento dell&#8217;intero fronte sindacale. Non è trascurabile l&#8217;innesco prestato che trascina con sé ogni violenza che si sta delineando nelle piazze [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="800" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Flotilla, l&#8217;iniziativa di Landini desta perplessità" title="Flotilla, l&#8217;iniziativa di Landini desta perplessità" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-768x512.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-696x464.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-1068x712.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/05/Maurizio-Landini-1-630x420.jpg 630w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di <strong>Raffaele Bonanni</strong></em></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Desta non poca perplessità l&#8217;iniziativa portata avanti sin qui dal segretario della CGIL, Maurizio Landini</strong>, di promuovere uno sciopero generale in un momento così delicato, peraltro senza il coinvolgimento dell&#8217;intero fronte sindacale. Non è trascurabile l&#8217;innesco prestato che trascina con sé ogni violenza che si sta delineando nelle piazze nelle piazze italiane, ormai provocata probabilmente da antagonismi pilotatati anche da <strong>soggetti extra nazionali sempre interessati alla confusione in Europa</strong>. La decisione di utilizzare la sigla come piattaforma di protesta politica, anziché come presidio del lavoro, appare incomprensibile e rischia di offuscare la credibilità di un&#8217;istituzione che, insieme a CISL e UIL, ha scritto pagine decisive della storia sociale ed economica della Repubblica.</p>
<p><strong>La memoria del ruolo svolto dalla CGIL e dagli altri sindacati confederali è ancora viva:</strong> capaci di affrontare il terrorismo, di difendere la democrazia e di proporre, con spirito riformista, soluzioni nei momenti più critici del Paese. Oggi invece, spostando il baricentro su rivendicazioni estranee alle esigenze concrete dei lavoratori, si corre il rischio di offrire sponda agli opposti estremismi. Una scelta fuori tempo e fuori luogo, che rischia persino di favorire chi, a livello internazionale, trae vantaggio dal conflitto e dall&#8217;instabilità.</p>
<p><strong>Non sorprende che la Russia di Putin</strong> osservi con interesse ogni occasione utile a distogliere i riflettori dalla <strong>propria aggressione in Ucraina</strong>. Mentre in Italia si consumano queste contraddizioni, dal Medio Oriente arrivano timidi ma significativi segnali di speranza. Il Presidente degli Stati Uniti, con l&#8217;assenso dei principali paesi arabi, spinge con determinazione verso una soluzione del conflitto che da decenni martirizza Gaza. Il piano in discussione &#8211; cessate il fuoco da parte di Israele, disarmo ed emarginazione di Hamas, affidamento della Striscia a un&#8217;autorità internazionale guidata da personalità tecniche palestinesi e vigilata dai paesi arabi &#8211; rappresenta forse l&#8217;unica possibilità concreta di uscire dal pantano di sangue che insanguina la regione.</p>
<p><strong>Nonostante le resistenze di Hamas e la riluttanza di Netanyahu</strong>, questa ipotesi riduce lo spazio d&#8217;azione dei fautori di un <em>&#8220;nuovo ordine&#8221;</em> ostile alla libertà e alla democrazia, come l&#8217;Iran e i suoi alleati palesi e occulti. In questo scenario complesso, le forze politiche italiane hanno mostrato in Parlamento senso di responsabilità e consapevolezza, riconoscendo la pericolosità di una crisi che tocca da vicino l&#8217;Europa, anche sul piano strategico dell&#8217;approvvigionamento energetico.</p>
<p>Proprio per questo, la scelta della CGIL appare ancora più incomprensibile. In un momento in cui servono coesione, lucidità e sostegno a ogni sforzo di pace, trascinare il sindacato in una protesta destinata a rafforzare le posizioni più radicali non giova né ai lavoratori né al Paese. È auspicabile, invece, che la rappresentanza sociale si ricomponga nella sua missione originaria: presidiare il lavoro e, con la forza della propria autorevolezza, sollecitare il sistema politico ad abbandonare sterili contrapposizioni per occuparsi seriamente di riassorbire quel disagio che puntualmente emerge nelle piazze. Perché solo se ciascuno tornerà al proprio ruolo &#8211; i sindacati al lavoro, i partiti alla politica &#8211; sarà possibile dare voce alle vere esigenze degli italiani e contribuire, con coerenza, alla causa Europea e della stabilità internazionale.</p>
<p>-Foto IPA Agency-<br />
(ITALPRESS).</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Lavoro, fisco e salari i grandi nodi da sciogliere</title>
		<link>https://www.italpress.com/lavoro-fisco-e-salari-i-grandi-nodi-da-sciogliere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Sep 2025 07:00:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="600" height="350" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2019/09/fisco1-2.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Lavoro, fisco e salari i grandi nodi da sciogliere" title="Lavoro, fisco e salari i grandi nodi da sciogliere" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2019/09/fisco1-2.jpg 600w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2019/09/fisco1-2-300x175.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><p><em>di </em><strong>Raffaele Bonanni </strong></p>
<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; <strong>Il primo grande nodo da sciogliere sul lavoro è quello fiscale</strong>. In Italia il cuneo fiscale e contributivo sfiora il 46% del costo del lavoro, contro una media OCSE del 34%. In Germania si ferma al 38%, in Francia al 45%, mentre nel Regno Unito scende al 30%. In concreto, un salario già basso viene ulteriormente eroso dalle imposte, lasciando alle famiglie sempre meno capacità di spesa. È un meccanismo perverso che blocca i consumi, indebolisce la domanda interna e frena la crescita. A questo quadro si somma la questione salariale. I dati OCSE ci raccontano una verità scomoda: la retribuzione media annua lorda di un lavoratore italiano è tra le più basse dei Paesi industrializzati. Rispetto ai nostri concorrenti siamo fanalino di coda: in Francia si guadagna circa il 20% in più, in Germania il 30%, nel Regno Unito quasi il 40%. Mentre altrove le retribuzioni crescono, da noi restano ferme. È la fotografia di un Paese che rischia di non attrarre più investimenti e di vedere impoverita la sua classe media.</p>
<p><strong>Intanto, gli sprechi della spesa pubblica continuano a erodere risorse.</strong> Da anni si preferisce ridurre i servizi essenziali o introdurre tasse occulte, invece di riformare seriamente la spesa e ridurre le inefficienze strutturali. È più facile scaricare i costi sui cittadini, che pagano senza vedere miglioramenti reali. Così il sistema resta bloccato, incapace di liberare risorse da destinare a politiche di sviluppo e di sostegno ai redditi. Un altro fronte è quello della contrattazione collettiva. Troppo spesso rigida e sganciata dalla produttività, non stimola né imprese né lavoratori. Servirebbe un modello orientato ai risultati, sostenuto da incentivi fiscali, capace di premiare la qualità e distribuire reddito in modo più equo. Ma non basta. Bisogna introdurre un vero riconoscimento del merito: oggi le differenze retributive tra qualifiche basse e alte sono troppo ravvicinate. Il risultato è una doppia distorsione: chi lavora meglio non è motivato a impegnarsi di più, e chi ha titoli e competenze emigra all&#8217;estero, attratto da stipendi più alti e carriere più meritocratiche. È un impoverimento che il Paese non può più sopportare.</p>
<p><strong>Su tutto questo pesa l&#8217;atteggiamento della politica,</strong> che da decenni preferisce lo scontro sterile e lo scaricabarile piuttosto che affrontare i problemi alla radice. Ma il tempo dei rinvii è finito. È indispensabile tornare a un approccio riformatore serio, capace di fissare obiettivi chiari e misurabili, coinvolgendo non solo le istituzioni ma anche le parti sociali e la società civile. Come ricordava Giovanni Paolo II, il lavoro e il salario non sono solo questioni economiche, ma riguardano la dignità della persona e la responsabilità sociale. È un monito che vale ancora oggi. Se vogliamo un&#8217;Italia capace di competere, servono decisioni coraggiose: riformare il fisco, rilanciare i salari, rendere efficiente la spesa pubblica, ridisegnare la contrattazione. Ogni giorno perso ci costa posti di lavoro, competitività e fiducia nel futuro. Non bastano promesse, servono politiche concrete per restituire dignità al lavoro e forza alla nostra economia.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Mercosur, per l&#8217;Europa la vera sfida comincia adesso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 11:09:41 +0000</pubDate>
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<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211;<strong> Vent&#8217;anni di tavoli, rinvii e resistenze: ora l&#8217;Europa sembra davvero pronta a firmare l&#8217;accordo con il Mercosur,</strong> la comunità economica di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay che ricorda, in piccolo, la nostra vecchia CEE. Il testo è già sulla scrivania del Collegio dei Commissari: tutto è pronto e toccherà agli Stati membri e al Parlamento mettere il sigillo. Questa vicenda insegna una cosa: le decisioni cruciali non arrivano quasi mai nei tempi tranquilli, maturano invece quando la pressione si fa insostenibile. Ed è proprio quello che è accaduto. I dazi americani calati come colpi di spada e un contesto internazionale avvelenato da guerre e tensioni hanno costretto l&#8217;Europa a smettere di tergiversare. Per anni il dossier era rimasto ostaggio del protezionismo di casa nostra, alimentato dal timore di vedere schiacciate le produzioni locali. Come se davvero potessimo vivere in una teca, impermeabili a un mondo dove la regola è semplice e spietata: qualità e prezzo, nient&#8217;altro. Le opposizioni più accese sono venute da Francia, Polonia e Italia. Invece di convincere cittadini e produttori delle opportunità, i governi hanno agitato scenari da tragedia: dalle escargot d&#8217;Oltralpe alla &#8216;nduja calabrese. Alla fine, come sempre, le acque si sono calmate grazie alla promessa di compensazioni europee.</p>
<p><strong>Resta la domanda: saranno soldi per spingere la competitività o l&#8217;ennesimo sussidio che alimenta rendite parassitarie?</strong> Perché è chiaro: non è il mercato a distruggere i nostri prodotti, ma l&#8217;assistenzialismo che li tiene immobili. Il trumpismo e la crescente rete di autocrazie mondiali hanno chiarito un fatto: il mondo non è più quello rassicurante che abbiamo conosciuto negli ultimi ottantanni. Gli avversari sono sempre lì, ma gli amici non lo restano per principio: solo per convenienza. Ecco perché l&#8217;Europa ha accelerato comprendendo l&#8217;importanza di aprire nuovi mercati aperti e convenienti, firmando intese con Brasilia, Buenos Aires, Montevideo e Asunción. Non si tratta solo di aprire a un&#8217;area di 300 milioni di abitanti, ma di costruire un ponte verso un continente destinato a crescere, con domanda esplosiva in energia, infrastrutture, agroalimentare e tecnologia. I vantaggi sono evidenti: meno burocrazia, dazi abbattuti, più spazi per imprese e consumatori e così si colmano i vuoti dei dazi USA. In Sudamerica vive una diaspora europea fatta di milioni di italiani, tedeschi, polacchi: un capitale culturale che può trasformarsi in leva economica.</p>
<p>Al tempo stesso, l&#8217;intesa è un baluardo contro la penetrazione aggressiva di Cina e Russia, che da anni lavorano per radicarsi in quella nella regione. Non è solo commercio: è geopolitica, ed è cruciale non farsi trovare impreparati. <strong>Tutto risolto, quindi? Non proprio.</strong> La sfida vera comincia adesso: trasformare questo accordo in un motore di crescita e innovazione, e non nell&#8217;ennesimo capitolo di sussidi e rinvii, per aprirsi in modo nuovo anche ad altri commerci. La storia corre più veloce di noi: chi si ferma è perduto. Se l&#8217;Europa saprà leggere questa lezione, anche altri dossier &#8211; l&#8217;energia la difesa alle innovazioni &#8211; potranno finalmente beneficiare di quella consapevolezza che oggi ha imposto l&#8217;urgenza.</p>
<p>&#8211; foto IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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		<title>Solo con un vero Stato Federale l&#8217;UE avrà un futuro da protagonista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Agenzia di Stampa Italpress]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2025 09:00:15 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<img width="1200" height="798" src="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/03/Bruxelles-1.jpg" class="webfeedsFeaturedVisual wp-post-image" alt="Solo con un vero Stato Federale l&#8217;UE avrà un futuro da protagonista" title="Solo con un vero Stato Federale l&#8217;UE avrà un futuro da protagonista" style="display: block; margin: auto; margin-bottom: 5px;max-width: 100%;" link_thumbnail="" decoding="async" srcset="https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/03/Bruxelles-1.jpg 1200w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/03/Bruxelles-1-300x200.jpg 300w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/03/Bruxelles-1-1024x681.jpg 1024w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/03/Bruxelles-1-768x511.jpg 768w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/03/Bruxelles-1-696x463.jpg 696w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/03/Bruxelles-1-1068x710.jpg 1068w, https://www.italpress.com/wp-content/uploads/2025/03/Bruxelles-1-632x420.jpg 632w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /><p><em>di Raffaele Bonanni  </em>ROMA (ITALPRESS) &#8211; La situazione mondiale è mutata profondamente negli ultimi anni. Le guerre in Ucraina e in Medio Oriente rappresentano il riflesso di un conflitto latente tra i regimi autoritari e il mondo occidentale. <strong>La diplomazia</strong>, un tempo più misurata, <strong>si è trasformata in un terreno aspro e ruvido</strong>, dove le alleanze palesi e quelle occulte con i Paesi in guerra confermano un clima internazionale radicalmente cambiato.</p>
<p>I grandi trattati che regolavano commercio e rispetto delle sovranità nazionali sono ormai logorati, se non del tutto superati.<strong> Organismi come l&#8217;ONU e altre istituzioni multilaterali hanno perso credibilità ed efficacia</strong>, mentre le potenze militari maggiori non celano più l&#8217;obiettivo di gestire direttamente la ridefinizione delle sovranità, l&#8217;accesso alle risorse energetiche, il controllo dei materiali rari e delle componenti tecnologiche cruciali per l&#8217;industria digitale e per l&#8217;innovazione, così come il dominio delle principali rotte commerciali globali.</p>
<p>L&#8217;aspetto più inquietante è che gli Stati Uniti, storico alleato dell&#8217;Europa, sembrano ormai convinti dell&#8217;inevitabilità di questa nuova logica di confronto. <strong>Washington invia segnali sempre più duri verso gli europei</strong>, accusandoli di intese commerciali penalizzanti nei confronti di chi, da decenni, ne garantisce la sicurezza militare e diplomatica. Con l&#8217;avvento di Trump le tensioni si sono accentuate: dazi, cambi repentini nei rapporti con Kiev, aperture inattese verso Putin. <strong>L&#8217;Europa ne è rimasta spiazzata</strong>.</p>
<p>Il Vecchio Continente non può più permettersi di vivere come ha fatto finora. Deve prendere atto della necessità di una propria autonomia strategica: nell&#8217;energia, nelle materie prime rare, nella capacità di innovazione e soprattutto nella sicurezza militare. Ma perché ciò avvenga, occorre un salto politico: <strong>l&#8217;Europa deve imparare ad agire come un&#8217;unica entità</strong>, come una vera Unione federale, capace di affermarsi nei commerci, nella diplomazia e nelle proprie ambizioni di sviluppo.</p>
<p>Unita, l&#8217;Europa dispone di tutto ciò che può renderla una potenza globale di prim&#8217;ordine: economia, cultura, tecnologia. Potrebbe, se coesa, rivaleggiare con gli Stati Uniti, anziché limitarsi a inseguirne le mosse. Eppure, frammentata, rischia di essere annichilita da qualunque avversario, a cominciare dalla vicina Russia che, pur con un PIL quindici volte inferiore a quello dell&#8217;Unione, gode di un ruolo internazionale sproporzionatamente più rilevante.</p>
<p>Il paradosso è evidente: <strong>l&#8217;Europa</strong>, <strong>seconda solo agli Stati Uniti per forza economica</strong>, <strong>potrebbe facilmente colmare il divario se solo fosse capace di agire come una sola nazione</strong>. La cecità politica, tuttavia, la mantiene in uno stato di vulnerabilità che le potenze ostili sfruttano con una guerra invisibile di disinformazione, infiltrazioni politiche e cavalli di Troia, con l&#8217;unico scopo di dividerla e indebolirla. Dinanzi a questo scenario, la domanda è inevitabile: quanto altro dovrà accadere prima che ci si mobiliti davvero per un cambiamento?</p>
<p>Le forze politiche continuano a promettere soluzioni nel solco del passato, ma sono illusioni sterili, incapaci di rispondere alla sfida del presente. La sola via logica, l&#8217;unica che possa ridare dignità e forza al nostro continente, è orientare i cittadini verso la costruzione di un vero Stato federale europeo. <strong>Solo così potremo affrontare il futuro da protagonisti</strong>, anziché restare spettatori inermi in un mondo che vuole piegare ciò che è stato grande: noi.</p>
<p>&#8211; Foto d&#8217;archivio IPA Agency &#8211;</p>
<p>(ITALPRESS).</p>
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