mercoledì 28 giugno 2017
Pontificio Consiglio della Cultura - Dipartimento Cultura e Sport

CRESCERE CRISTIANAMENTE I FIGLI ANCHE GRAZIE ALLO SPORT

28 febbraio 2015

Sono Alessandro, papà di Andrea, 16 anni, e di Gabriele 14 anni. 

Due ragazzi che, come tutti i loro coetanei, adolescenti, attraversano un momento della loro crescita personale fondamentale e delicato.  Un periodo durante il quale, per noi genitori, proporre un modello di vita cristiano, farli crescere responsabilmente rispettando se stessi e gli altri e riuscire ad instaurare con loro un rapporto personale, un dialogo, risulta particolarmente difficoltoso.  Nel nostro caso, un ruolo importante, per la riuscita di questo progetto va attribuito sia alla scuola, l’Istituto Massimo di Roma dove, dopo le medie ora frequentano il liceo classico, sia all’attività’ sportiva alla quale si dedicano, l’hockey su prato ed in particolare alla società sportiva per la quale giocano, l’Hockey Club Roma.  L’hockey su prato è uno sport di squadra, si gioca sia all’aperto sia in palestra, ed i giocatori, muniti di un bastone, devono segnare mandando la pallina nella porta avversaria. E’ uno sport che richiede costante allenamento. Questa disciplina sportiva è stata inizialmente proposta ad Andrea e Gabriele durante le lezioni di educazione fisica alla scuola media, in coerenza con i valori di cui l’Istituto Massimo, dei gesuiti, è espressione. La passione per questo sport, li ha quindi portati a giocare, quale naturale sbocco del percorso di crescita personale avviato a scuola, alla luce di valori di cui si fa portatrice, nelle squadre giovanili dell’Associazione Sportiva Hockey Club Roma.

 Sintetizzerei in due slogan l’approccio dell’HC Roma al settore giovanile:

Diamo ai ragazzi un bastone non per combattersi, ma per divertirsi, crescere e rispettarsi”

Non ci interessa vincere ma imparare a giocare insieme”.

Cito, tra i tanti, due episodi.

Il primo, risalente a quasi cinque anni fa: Andrea debuttava nel campionato Under 14 e giocava in trasferta. Il risultato era ancora di parità’. Un compagno di squadra, il migliore tecnicamente, passa la palla ad Andrea che sbaglia favorendo l’altra squadra. Ebbene, questo ragazzino, non solo non ha avuto da dire, ma si è avvicinato ad Andrea, gli ha detto di non preoccuparsi e mostrato come avrebbe dovuto colpire correttamente la palla. Il secondo, invece, molto recente, quando, al termine di una partita dei più piccoli, alcuni genitori manifestavano stupore al fatto che durante la partita avessero giocato tutti i ragazzini e non solo i più forti. Si tratta di alcuni episodi tra i tanti, espressione dell’impostazione educativa che l’Hockey Club Roma da’ alle squadre giovanili, seguite da Pato Mongiano, una guida per i ragazzi, più che un allenatore. La società sportiva, insegna ai miei figli, ai loro compagni di squadra ed ai genitori che li seguono, il rispetto sia dei compagni stessi, con i quali si condividono vittorie e sconfitte e si crea un rispetto di reciproca fiducia, sia degli avversari, prima di tutto ragazzi che, come loro, giocano per divertirsi. Insegna a rispettare gli impegni presi e ad a organizzare il tempo, per potersi dedicare allo studio senza trascurare allenamenti e partite.  Il tutto in un ambiente sereno e pulito, che privilegia l’amicizia e la pratica sportiva rispetto al risultato.  Quasi come coronamento di questo percorso, ricordo con immenso piacere, inoltre, la recente partecipazione alla Messa per gli sportivi celebrata il 19.12.2014 in San Pietro con il saluto di Papa Francesco.  Ringrazio poi l'HC Roma per avermi offerto, un paio d'anni fa, un incarico di coordinamento delle attività delle squadre giovanili, di supporto organizzativo. Al di là degli specifici compiti da svolgere, questo incarico mi dà, almeno, due opportunità di particolare importanza. Mi consente, infatti, di  condividere un interesse con i miei due figli adolescenti. Ciò significa - alla luce dei valori di cui parlavo prima - avere un argomento di discussione comune, trascorrere del tempo insieme, vivere insieme la preparazione alle partite, fare insieme progetti. Mi sento, da questo punto di vista, un papà privilegiato, situazione che compensa abbondantemente l’impegno che il mio ruolo nell’HC Roma comporta. Certo, devo stare attento a non invadere lo spazio di autonomia che, legittimamente, i due figli chiedono. E su questo punto sono proprio Andrea e Gabriele attente sentinelle, pronte a richiamarmi ed a farmi rientrare nei ranghi. L’altra opportunità è di poter essere portavoce dei valori che caratterizzano l’attività’ dell’HC Roma. Certo una responsabilità anche in termini di coerenza, un compito non facile, che richiede fermezza e molta delicatezza al contempo.  Sicuramente operare oggi con i ragazzi e con i loro genitori sia per dare loro opportunità di fare sport sia per diffondere determinati valori non è per niente semplice. Ci vuole pazienza, disponibilità, capacità di ascolto. Ed a tale proposito, quanto devo ancora migliorare. Infine, frequentare i giovani, sportivi, mi ha consentito di conoscere tanti ragazzi positivi, disponibili ad impegnarsi ed a mettersi a disposizione degli altri. Una bella iniezione di fiducia, quando spesso il mondo giovanile viene dipinto dai media a tinte fosche. Sicuramente il disagio giovanile esiste, è importante, ma possiamo contare anche su una non trascurabile realtà giovanile che, pur tra mille difficoltà, si fa portatrice di valori positivi, non solo a parole. Finisco ricordando che, anche grazie alla propria linea educativa, l’Hockey Club Roma, da oltre 40 anni, è una delle migliori società del panorama dilettantistico italiano in uno sport olimpico. A parte il settore giovanile, con il quale sono stati vinti 18 titoli nazionali, segnalo la prima squadra dell’HC Roma, vincitrice di 7 campionati nazionali su prato e 7 campionati nazionali indoor (di cui l’ultimo nel 2014).

 


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