OROSCOPO
giovedì 19 ottobre 2017

AEROPORTI: FIRENZE E PISA SI FONDONO... E TUTTI 'PASSANO' ALLO STRANIERO

16 maggio 2015

ROMA (IL GHIRLANDAIO/ITALPRESS) - La nascita formale della società unica che gestirà gli aeroporti di Pisa e Firenze è prevista per questa mattina, 11 maggio, con il lancio di un nuovo logo stilizzato dove - nonostante gli anatemi degli opposti campanilisti - coesistono forzatamente le silouette della cupola di Santa Maria delle Grazie del Brunelleschi e della Torre di Pisa. Ma è già da un anno che i due scali toscani sono confluiti appunto sotto la stessa proprietà e gestione di Corporacion America Airport, colosso uruguayano controllato dal magnate Eduardo Eurnekian, 53 scali gestiti nel mondo, ferrea determinazione a diventare il primo player specializzato anche in Europa.

Ma lo strano connubio tra la più spinta e accesa toscanità con il magnate del Sudamerica non è l'unica né la più importante traccia dell'internazionalizzazione - passiva, va da sé - del sistema aeroportuale italiano. Le cui società stanno passano pian piano tutte nelle mani di gruppi stranieri, senza che si sia finora mai dato il caso di operazioni contrarie, con aeroporti italiani che abbiano fatto shopping all'estero.

Nel febbraio scorso, una cordata francese composta dal fondo Ardian (60%) e da Credit Agricole Assurances (40%) ha perfezionato, con la benedizione della Commissione Ue, l'acquisizione del 49% di F2i Aeroporti, una holding dentro la quale F2i aveva infilato il controllo della Gesac, società di gestione dell'aeroporto napoletano di Capodichino, il 54,5% della Sagat, che gestisce lo scalo di Torino Caselle, e il 35,7% della Sea, che gestisce Linate, malpensa e ha il 30% di Orio al Serio. Un investimento da 400 milioni di euro, che rappresenta un successo per F2i ma anche la chiara sanzione del fatto che - soprattutto dopo l'uscita del fondatore e primo amministratore delegato Vito Gamberale - il fondo non intende conservare indefinitamente le partecipazioni che acquista e cerca anzi partner cui girarle, in via magari minoritaria, all'inizio, ma certo destinata a evolvere in una cessione completa, a meno che qualcuno non cambi la natura di F2i trasformandola in una specie di nuova Iri...

E Fiumicino? Per ora, niente di fatto, ma diamolo per certo: è già un po' araba. Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Atlantia, la holding del gruppo Benetton che lo controlla, all'ultima assemblea dei soci, è stato sibillino ma solo in apparenza: "Adr (Aeroporti di Roma, ndr) ha un enorme potenziale e Atlantia farà di tutto per valorizzarlo con un partner serio", ha detto. Modo garbato per far capire che non intendono più gestire da soli lo scalo. Quindi, si sta valutando la cessione di una quota, "ma solo a patto di trovare un partner serio e credibile che ci possa aiutare nello sviluppo internazionale a condizioni per noi interessanti", ha precisato. L'identikit c'è già, le trattative riservate pure: si tratta di Adia, il fondo sovrano di Adu Dhabi, interessato anche solo ad una quota di minoranza di AdR, poiché la propria compagnia aerea Etihad detiene il 49% di Alitalia. L'operazione, ha ammesso Castellucci, può quindi "essere un'occasione per loro e anche per noi". Ma Castellucci potrà scegliere tra Adia e altri fondi specializzati che si sarebbero fatti avanti, come Ontario Teachers e Ifm. Alternative tricolori, nessuna. In compenso, forse, Adr potrebbe rendere la pariglia alla finanza internazionale, comprandosi l'aeroporto di Nizza, che la Francia vuole privatizzare: almeno, ci sarebbe un po' di reciprocità.

Non c'è da gridare allo scandalo né da stracciarsi le vesti: la natura sovranazionale del business degli aeroporti è evidente, e i connotati spesso strapaesani e para-pubblici delle attuali proprietà degli aeroporti italiani li rende deboli e li ingessa: basti pensare che Malpensa e Linate sono controllati dal Comune di Milano e dalla Regione Lombardia. Inoltre, la gestione privatistica può dare la scossa. E' proprio il caso dell'operazione Pisa-Firenze, fatta da Eurnekian con la benedizione della Regione Toscana che, pur tra mille polemiche, gli ha venduto le quote detenute negli scali, consentendo la concentrazione tra i due scali e silurando il progetto alternativo, che nasceva tutto tricolore, in base al quale Firenze Peretola sarebbe confluita nell'orbita dell'aeroporto di Bologna.

Per aver preferito il connubio con Firenze, potenziando Peretola, senza difendere l'autonomia di Pisa, il governatore toscano Enrico Rossi si è beccato l'ostracismo dei pisani, che peraltro non lo impensierisce in vista delle prossime elezioni perché vincerà a mani basse in tutte le altre provincie. Ma si sta ancora sgolando, e per ora senza risultati, nell'illustrare la validità del progetto per l'intera Toscana: asseverata anche dal fatto che in questo primo anno di gestione unitaria il traffico sui due scali è cresciuto di quasi il 15% contro un +5% medio nazionale.

Rossi, accusato di aver voluto assecondare Renzi nel consentire il "link" Firenze-Pisa, replica invece di aver dovuto rintuzzare le opposte pressioni di Letta per l'autonomia di Pisa e di Prodi per la confluenza di Firenze verso Bologna. Ed effettivamente, è proprio questo genere di ingerenze politiche, nazionali e locali, ad aver trasformato il sistema aeroportuale italiano in una facile preda per gli stranieri. Il "piano nazionale degli aeroporti", preparato un anno fa dall'allora ministro Lupi sulla base dello studio ereditato dal predecessore Passera, individuava 11 aeroporti "strategici" nel nostro Paese: Venezia, Bologna CDC, Pisa-Firenze, Roma Fiumicino, Malpensa, Napoli, Bari (pubblica), Lamezia Terme pubblica, Catania (Cdc), Palermo CDC, Cagliari CDC.

Ebbene, i due scali toscani sono di proprietà sudamericana, Malpensa e Napoli parlano (anche) francese, Roma sta imparando l'arabo; quelli a proprietà ancora tricolore sono Bari e Lametia, che appartengono però a un nugolo di Comuni in bolletta e certo bisognosi di fare cassa, mentre Catania, Palermo, Cagliari e Bologna sono controllati dalle locali camere di commercio, enti dimezzati dalla riforma Renzi nella forza economica e sicuramente destinati a cedere le loro partecipazioni...

E' come se sulle piste dei principali aeroporti italiani fosse stampato un gigantesco cartello "vendesi".

(ITALPRESS).

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