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giovedì 24 agosto 2017
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POST REFERENDUM, NON È SCONTATO VOTO IN PRIMAVERA

5 dicembre 2016

"Ben gli sta! Credeva di essere Gassman nel Mattatore, adesso è Villaggio in Fantozzi". Il feroce commento cinematografico di un anonimo cittadino che ho incontrato lunedì mattina esprime meglio di tante analisi sofisticate perché Renzi ha subito una memorabile batosta. La sua ossessiva e tracotante presenza mediatica unita all'ampiezza del fronte del NO, alla rivolta in atto in occidente contro l'establishment e alla oggettiva "bruttezza" della riforma costituzionale sono i fattori che hanno dato vita alla valanga che lo ha travolto.

Renzi ha di certo pagato i suoi errori, su tutti aver trasformato il referendum in un plebiscito personale. Ha puntato tutto ciò che aveva, ha fatto male i suoi conti e ha perso rovinosamente. Nella immediata ammissione di una sconfitta senza scusanti ha comunque mostrato onestà intellettuale: annuncio delle immediate dimissioni e ringraziamento a tutti gli italiani andati alle urne per aver mostrato grande fiducia nella democrazia.

Ovviamente tutti si chiedono cosa accadrà adesso. La crisi di governo si apre al buio, ma è facile ipotizzare il Capo dello Stato non scioglierà il Parlamento e affiderà l'incarico di formare un nuovo esecutivo. La natura e la durata del medesimo, oltre che il nome del Presidente del Consiglio, dipenderanno dalle scelte del Partito Democratico, i cui gruppi parlamentari sono largamente i più rappresentativi e di cui Renzi rimarrà (salvo colpi di scena) segretario nazionale.

Egli è ancora nella condizione di determinare in larga misura gli scenari dell'immediato futuro; è stato travolto, ma non rottamato.

Molto di quel che farà dipenderà dagli assetti interni del PD, cioè se Renzi e i suoi oppositori firmeranno una tregua più o meno armata e su quali contenuti si baserà, a partire dalla filosofia ispiratrice della nuova legge elettorale. Certamente molto importante sarà anche la composizione e quindi l'ampiezza della maggioranza parlamentare a sostegno della nuova legge elettorale: ne faranno ancora parte Alfano e Verdini? Si unirà loro anche Berlusconi? Di certo è impensabile che il cavaliere possa rimpiazzarli, perché non potrebbe poi presentarsi alle elezioni insieme a Renzi e contro i cosiddetti centristi  moderati oltre che contro Salvini e Meloni.

Quest'ultimi da parte loro continueranno a chiedere di votare immediatamente e non sosterranno il nuovo Governo nemmeno se avesse il solo obiettivo di fare una nuova legge elettorale. Una ipotesi del resto difficile, perché il nuovo esecutivo, per quanto concentrato in via prioritaria sulle "regole del gioco", non potrà certo disinteressarsi di altri temi ugualmente importanti, su tutti la situazione economico e sociale del Paese e la condizione comatosa di buona parte del nostro sistema bancario.

Come se ciò non fosse di per sé già sufficiente per dubitare di rinnovare il parlamento fra due o tre mesi, va ricordato  che in primavera sarà l'Italia a presiedere il vertice del G7 e si tratterà di un appuntamento, dopo l'elezione di Trump, tutt'altro che di routine.

Non è quindi scontato che si voti in primavera, con buona pace di Grillo, Salvini e Meloni che continueranno a recitare la parte di chi ha scelto di essere "alternativa al sistema" fin dal patto del Nazareno. E, a ben vedere, per Lega e Fratelli d'Italia non è detto sia poi così negativo che la legislatura non si interrompa tra poche settimane.

Essi potranno infatti incalzare Berlusconi e metterlo all'angolo sullo svolgimento delle primarie per scegliere il candidato premier del centrodestra. Ovviamente sempre che si possa ancora parlare di coalizione del centrodestra, perché anche su questo aspetto molto dipenderà dalla nuova legge elettorale e da quanto sarà proporzionale...

Insomma: la debacle di Renzi ha chiuso una pagina della nostra vicenda politica, ma il libro è ancora lungo e dal finale tutt'altro che scontato.

Gianfranco Fini

(ITALPRESS).

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