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giovedì 19 ottobre 2017
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LEGGE ELETTORALE, ULTIMO VALZER SUL TITANIC

24 maggio 2017

E' davvero una sparuta minoranza quella degli italiani che seguono il dibattito sulla legge elettorale con cui presto si tornerà al voto per rinnovare il Parlamento. E coloro che si appassionano al tema sono autentiche mosche bianche. Stigmatizzare il sempre più scarso senso civico dei nostri connazionali e spiegarlo come effetto della crescente sfiducia nei confronti della politica sarebbe però sbagliato: la crisi della democrazia, per sua natura basata sulla partecipazione popolare, e il cosiddetto populismo, ostile a ogni istituzione, non c'entrano nulla col fatto che è impossibile sentire un cittadino comune che in ufficio, al bar o in treno discuta di legalicum, verdinellum, italicum corretto... E da qualche giorno perfino di rosatellum, che nonostante il nome non è un vino novello ma un sistema elettorale similtedesco.

Del resto perché un cittadino dovrebbe occuparsene? Sarebbe come chiedersi perché nessuno tra i comuni mortali si interessa di esoteriche formule alchemiche o si diletta con incomprensibili cruciverba giapponesi.

Eppure c'è stato un periodo non lontano in cui gli italiani parteciparono massicciamente al dibattito tra i sostenitori del modello maggioritario e quelli del modello proporzionale. Non è quindi la materia, cioè quale legge elettorale è più idonea per garantire rappresentatività e governabilità, ad essere giudicata  priva di interesse o addirittura sgradita a tal punto da essere rifiutata a priori.

E' il modo con cui i partiti stanno affrontando il tema a disgustare coloro che tra breve dovranno recarsi alle urne. Lo spettacolo non è più soltanto un esercizio per gli addetti ai lavori, è talmente misero che non passa giorno senza che anche da parte di coloro che per professione devono occuparsene non si scriva di " gioco dell'oca", "mossa tattica", "carte coperte", "specchietto per le allodole" per commentare le furbesche proposte che di volta in volta vengono avanzate e le risposte che queste ricevono dagli altri partecipanti al gioco al massacro che si sta svolgendo in parlamento.

Perché proprio di questo si tratta: di un irresponsabile gioco al massacro sulla pelle di quel che resta della credibilità internazionale dell'Italia e della stessa nostra democrazia.

Lo spirito con cui si sta giocando la partita è infatti chiaro ed è l'unica cosa che gli italiani hanno capito: ogni partito punta ad una legge elettorale che avvantaggi se stesso e di conseguenza danneggi più o meno sensibilmente gli altri, spesso senza nemmeno fare la distinzione tra alleati ed avversari. Perché gli avversari di oggi potrebbero essere gli alleati di domani. 

Siamo ormai ben oltre il tatticismo inevitabile in una materia complessa come la legge elettorale e non solo perchè siamo agli ultimi mesi della legislatura ma nessuno sa ancora come uscire dal labirinto: Siamo ai titoli di coda della cosiddetta seconda Repubblica perché dietro le ipocrite dichiarazioni di tutti circa la necessità di andare al voto con una legge equilibrata, si ha sempre di più l'impressione di assistere ad un irresponsabile ultimo valzer sul Titanic.

Nel senso che sta prevalendo l'idea che a decidere chi dovrà tra breve governare l'Italia conteranno molto di più le scelte degli eletti nel futuro parlamento rispetto alle scelte degli elettori nelle urne. Se la paventata intesa tra PD e Forza Italia dovesse davvero partorire una nuova legge elettorale proporzionale anche i programmi dei partiti sarebbero solo fumo negli occhi: dopo il voto sarebbe inevitabile per Renzi e Berlusconi governare insieme, o almeno provarci. E non è da escludere che anche Grillo, Salvini e Meloni potrebbero provare a fare altrettanto...

In  un sistema divenuto tripolare la tentazione del ritorno al proporzionale è ormai vincente con la conseguenza inevitabile che solo dopo qualche settimana dal voto gli italiani sapranno chi sarà il premier e con quale maggioranza dovrà governare.

In altre parole si affaccia l'idea di una democrazia senza demos, per dirla con Dahrendorf. Di una crazia, cioè di una casta, che si accinge ad andare al voto con le mani libere per poter poi interpretare, e se necessario manipolare a proprio tornaconto, l'esito del voto. 

Un'amara verità che non può essere nascosta con il richiamo alla recente tradizione tedesca della "grosse coalition". Roma non è Berlino, dove trasformismi e ribaltoni non sono di casa, come del resto non lo sono a Parigi. 

Perché qui sta il punto più dolente: se una classe dirigente immagina un modello di governo solo in forza di una legge elettorale e non di un sistema istituzionale (semipresidenzialismo o cancellierato) significa che non pensa all'interesse generale ma solo a se stesso, cioè come andare o restare al potere. A qualsiasi costo e con chiunque.

Gianfranco Fini

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