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giovedì 19 ottobre 2017
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IUS SOLI, CITTADINANZA NON È ATTO BUROCRATICO

28 giugno 2017

A lungo andare è impossibile negare l'evidenza: l'immigrazione in Italia è davvero un'emergenza ormai fuori controllo. Esserne coscienti e denunciarlo non ha nulla a che fare con la xenofobia, a meno a meno che non si voglia considerare come "irresponsabile demagogo populista" anche l'attuale ministro dell'Interno, Marco Minniti per il quale la situazione può precipitare".

I numeri sono impietosi: nei primi sei mesi di quest'anno l'Italia ha già accolto più di 70.000 immigrati e a fine anno si prevede saranno oltre duecentomila. La stragrande maggioranza chiederà il riconoscimento dello status di profugo o rifugiato per motivi umanitari e, in attesa che la domanda venga esaminata, dovrà essere ospitato in centri di accoglienza che nessun sindaco, per timore delle reazioni della cittadinanza, vuole allestire nel proprio territorio. Accade ormai senza distinzione tra amministrazioni di centro, di destra e di sinistra e ciò non solo perché c'è chi soffia sul fuoco della "paura per l'invasione", ma soprattutto perché siamo davvero soli nell'affrontare un fenomeno globale e imponente. E gli italiani ne sono pienamente consapevoli.

Se ne è reso conto anche Mattarella che, in modo del tutto inusuale rispetto allo stile della sua presidenza, ha aggiunto la sua autorevole voce al coro di chi ha indicato nella insensibilità dell'Unione Europea la causa del fatto che dobbiamo sbrigarcela da soli.

La denuncia è più che fondata, se si pensa che il piano europeo di ripartizione dei migranti aventi diritto all'asilo è miseramente fallito e si ricorda che il vigente trattato di Dublino obbliga il paese europeo che per primo accoglie i migranti a farsi carico del loro sostentamento, delle procedure per la verifica del loro status e del loro eventuale rimpatrio forzato.

In questo fosco scenario non può stupire che la pubblica opinione abbia cambiato atteggiamento nei confronti degli "stranieri" e che anche eventuali provvedimenti legislativi fino a pochi anni fa giudicati dalla maggioranza dei nostri connazionali positivamente vengano oggi avversati con decisione.

E' il caso della acquisizione della cittadinanza secondo il principio dello ius soli temperato, cioè non si è italiani se si nasce in Italia (come negli USA) ma solo a certe condizioni legate alla permanenza stabile tra noi per un certo numero di anni e alla frequentazione da parte di chi è nato in Italia di un ciclo scolastico completo di studi (ius culturae) .

La materia è delicata e specie a destra si rischia di non essere... apprezzati. Nel 2009 sostenni lo jus soli temperato pensando al fatto che erano già 650.000 i minori nati e vissuti fra noi, capaci di esprimersi in italiano e spesso in dialetto, tifosi delle nostre squadre di calcio, compagni di scuola e di giochi dei nostri figli ma ciò nonostante "stranieri". Allora furono in tanti a destra a dire che era una proposta sbagliata o comunque che non erano maturi i tempi.

Nessuna meraviglia quindi per la feroce ostilità odierna della destra nei confronti della riforma in discussione. Anche se la riforma non riguarda chi arriva in Italia e ci rimane legalmente a lungo ma "solo" i loro eventuali figli e non prima di almeno dieci anni, è innegabile che l'attuale emergenza migratoria e i molti timori che ne derivano è la causa primaria del fatto che anche la maggioranza dei nostri connazionali pensa come Salvini, Meloni, Berlusconi e Grillo che sia opportuno lasciar perdere.

In chi cerca di ragionare e non si limita a urlare c'è però un'altra valida ragione: diventare italiani non può essere un fatto burocratico, da sbrigare con una asettica richiesta come se si trattasse dell'iscrizione ad una bocciofila.

L'acquisizione della cittadinanza deve presupporre una precisa volontà, una forte motivazione, la conoscenza della nostra storia oltre che della nostra lingua. In poche parole deve prevedere un momento simbolico e solenne in cui il giovane straniero nato in Italia e che da noi ha vissuto e studiato assume pubblicamente l'impegno di rispettare i doveri, verso se stesso e verso gli altri, che essere un cittadino italiano comporta. Ma di ciò nel provvedimento all'esame del parlamento purtroppo non c'è traccia.

(ITALPRESS).

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