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domenica 22 ottobre 2017
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GOVERNO, POSTA IN PALIO VA OLTRE LEGGE ELETTORALE

16 dicembre 2016

Era scontato che dopo le dimissioni di Renzi la legislatura proseguisse e che nascesse un governo apparentemente nuovo perché presieduto da un altro presidente del consiglio ma sostanzialmente vecchio perché sorretto dalla medesima maggioranza di cui godeva l'ex sindaco di Firenze e perché composto per nove decimi dalla stessa squadra di ministri. In pratica un Renzi bis senza Renzi.

Sia la richiesta del PD di varare un esecutivo di responsabilità nazionale a larga maggioranza parlamentare per affrontare le emergenze e approvare una nuova legge elettorale, sia la opposta richiesta di tutte le opposizioni di andare subito alle urne, non erano infatti null'altro che proposte propagandistiche di impossibile realizzazione. Troppo palese era infatti l'intendimento del partito democratico di dimostrare che il fronte referendario del NO era privo di una proposta di governo alternativo e parimenti era troppo ovvio che 5 stelle, Lega e Fratelli d'Italia rifiutassero di sostenere un nuovo governo e chiedessero lo scioglimento delle camere, anche prescindendo dalla legge elettorale.

Il Presidente Mattarella ha avuto così buon gioco nello scoprire in poche ore il bluff, reso trasparente anche dal fatto che nel fronte delle opposizioni Forza Italia si è differenziata, non solo nei toni, e anche dal fatto che nel partito di maggioranza sono subito iniziate le grandi manovre interne; lo stesso Renzi è ancora in grado di giocare molte carte ma non è più il dominus assoluto degli scorsi mesi.

La crisi ha così avuto una soluzione lampo, necessaria anche per tranquillizzare i partner europei e i mercati finanziari. Gentiloni è divenuto l'inquilino di Palazzo Ghigi e Padoan è rimasto alla guida del dicastero economico di via XX Settembre; a favore del primo ha giocato il ruolo di Ministro degli Esteri uscente e la fitta agenda di impegni internazionali che attendono l'Italia, a partire dalla presidenza dello storico G7 della primavera cui parteciperà Trump. A confermare nell'incarico il secondo hanno concorso sia la volontà di mostrare che la politica si è ripresa il suo primato e che l'epoca dei premier tecnici è tramontata con Monti, sia l'emergenza del dossier banche e l'approfondita conoscenza che Padoan ha del medesimo.

Nelle prossime settimane si capirà se Gentiloni non è altro che la copia sbiadita di Renzi, ma fin d'ora è chiaro che la partita sulla legge elettorale deve ancora cominciare e che essa sarà influenzata da molti fattori intrecciati fra loro: le decisioni della Consulta e le motivazioni delle medesime; l'esito del confronto del PD, destinato ad inasprirsi se ci sarà un congresso nazionale: la confusione in cui continua a trovarsi il centrodestra dove Salvini e Meloni vogliono far saltare il tavolo delle trattative cui invece Berlusconi vuol sedere per concordare col PD una legge elettorale che possa confermarlo in un ruolo centrale nel centrodestra senza correre il rischio di passare sotto le forche caudine delle elezioni primarie per scegliere il leader della coalizione.

Che si voti poco prima dell'estate, come appare molto probabile, o poco prima dell'autunno per garantire il vitalizio ai parlamentari, dipenderà da come i fattori di cui sopra si combineranno o scontreranno fra loro. Ne si può escludere una certa spregiudicatezza dei grillini che potrebbero determinare la nuova legge elettorale con voti imprevedibili e a sorpresa. Chi poteva immaginare che Grillo dopo aver definito l'italicum liberticida ne proponesse l'estensione anche al Senato?

Con il nuovo anno inizierà quindi la partita decisiva. E per il futuro dell'Italia c'è da augurarsi che i giocatori siano coscienti che la posta in palio va ben oltre la natura della legge elettorale: se per i prossimi mesi tutto avverrà nel palazzo inseguendo formule più o meno astruse e il paese reale verrà lasciato a se stesso e alle prese con i suoi tanti problemi (economici, sociali e di sicurezza individuale e collettiva) il verdetto delle urne sarà già scritto; vinceranno l'antipolitica e il populismo più becero, modello forconi. E per la nostra democrazia sarà notte fonda.

Gianfranco Fini

(ITALPRESS).

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