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giovedì 24 agosto 2017
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CONSULTA RIAPRE GIOCHI SU VOTO ANTICIPATO

26 gennaio 2017

Era scontato che la sentenza della Corte Costituzionale sull'italicum riaccendesse il dibattito politico, calato di intensità dopo il referendum e l'avvento di Gentiloni, ed era anche largamente probabile che la Consulta bocciasse il premio di maggioranza e, in parte, i capilista plurimi.

Assai meno prevedibile era l'ultimo capoverso del comunicato della Corte sulla immediata applicabilità della sentenza, in pratica la sottolineatura che se si vuole votare subito per rinnovare il Parlamento lo si può fare. L'ipotesi è stata accolta con gioia da un fronte che comprende Grillo, Salvini e Meloni, che le elezioni le chiedono dal 5 dicembre, ma in cui si trova anche Renzi smanioso di riprendersi Palazzo Chigi.

Altrettanto composito è il fronte avverso in cui Forza Italia, centristi e minoranza PD chiedono che il Parlamento armonizzi davvero, come chiesto da Mattarella, le modalità di elezione della Camera e del Senato. Solo quando lo avrà fatto si potranno chiamare gli italiani alle urne.

Se davvero si voterà in primavera lo capiremo meglio a marzo, dopo che a febbraio saranno state rese note le motivazioni della Corte e soprattutto dopo che si saprà se i due fronti saranno riusciti a definire le correzioni, più o meno rilevanti, da portare alle leggi elettorali attualmente in vigore. Se si pensa che entrambe  sono frutto dei tagli della Corte e non delle scelte dei partiti verrebbe da pensare che si tratti di un'ipotesi remota, vista la conclamata subalternità della politica.

Eppure qualche importante novità è possibile, perché a nessuno sfugge che è indispensabile che il parlamento intervenga perché sarebbe davvero un azzardo votare per il Senato con una legge che prevede le coalizioni ma non il premio di maggioranza e per la Camera con una legge che prevede il premio di maggioranza ma esclude le coalizioni.

Gli italiani andrebbero a votare con molte possibilità di farlo inutilmente, perché se nessuna lista raggiungerà il 40 % la maggioranza di governo dovrà essere cercata in Parlamento e gli elettori sapranno chi sarà l'inquilino di Palazzo Chigi qualche settimana dopo aver votato.

E' facile immaginare quali sarebbero le conseguenze per la credibilità della nostra democrazia in tempi in cui il popolo sovrano è sempre più lontano e deluso dalla politica...

Poco importa quindi se si voterà subito prima o subito dopo l'estate. Quel che è essenziale e che si voti con la ragionevole presunzione che il voto sarà in grado di garantire che saranno gli elettori a decidere chi dovrà governarli.

La responsabilità delle scelte è già sulle spalle di tutti, ma sarà solo Renzi ad avere l'ultima e decisiva parola. 

Il segretario del Pd convincerà davvero il partito a staccare presto la spina a Gentiloni, autorevole dirigente del partito stesso, e a correre subito alle urne con il rischio, in caso di sconfitta, di scomparire per sempre dalla scena politica? Altro che rivincita, sarebbe un suicidio.

E' comprensibile che Grillo e in misura assai minore Salvini, leader antisistema, vogliano giocare d'azzardo e votare anche senza aver corretto la legge elettorale. Non hanno nulla da perdere; specie il primo ha costruito le sue fortune auspicando l'assalto al palazzo d'inverno. Per i 5 stelle più aumenta il caos politico istituzionale meglio è.

Ma per il Pd, partito di maggioranza relativa, è esattamente l'opposto. Per quanto Renzi lo controlli non gli sarà facile piegarlo al suo volere. Sempre che Renzi voglia correre il rischio, possibile che il referendum non gli abbia insegnato nulla? Sono dubbi leciti su cui confida non solo Berlusconi che, almeno in questa partita decisiva, è l'unico nel centrodestra che non ha alcuna fretta di votare, non fosse altro che per il fatto che solo in estate saprà se la corte europea gli restituirà il diritto di candidarsi. Ipotesi vitale per Forza Italia e assai meno gradita, aldilà delle parole di circostanza, per gli alleati separati in casa Salvini e Meloni.

In conclusione: i giochi sono ancora tutti aperti e almeno per gli analisti politici e per gli addetti ai lavori il prossimo futuro non sarà certo noioso. Ma potranno dire la stessa cosa gli italiani? Quando si voterà molto dipenderà dal giudizio che i nostri connazionali daranno dello spettacolo che la politica metterà in scena nelle prossime settimane. Basterà poco per vedere se gli attuali deputati e senatori lo hanno capito.

Gianfranco Fini

(ITALPRESS).

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