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domenica 22 ottobre 2017
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GLI INCREDIBILI, MA VERI, OMICIDI IN FAMIGLIA

16 gennaio 2017

Ancora una volta, recenti e gravissimi fatti di cronaca sottolineano un dato apparentemente incredibile: la famiglia, per fortuna in alcuni casi che speriamo essere isolati, è anche un luogo nel quale si coltivano profondi risentimenti, odi insanabili e feroci propositi criminali, poi effettivamente seguiti dalla commissione di omicidi violenti ed, apparentemente, inspiegabili.

Pochi giorni fa, Riccardo e Manuel che, nella provincia ferrarese, uccidono i genitori di Riccardo.

Qualche anno fa, Erika ed Omar che, a Novi Ligure, uccisero la mamma e il fratellino di Erika.

Pochi giorni prima della fine del 2016, a Gela, una insegnante ha soffocato le sue due figlie di 9 e 7 anni, Maria Sofia e Gaia, con le sue mani, e ha poi tentato di suicidarsi con la candeggina.

E qualche anno addietro, a Cogne, Annamaria Franzoni, madre del piccolo Samuele Lorenzi, uccise il figlio di appena tre anni, come stabilito definitivamente dalla Corte di Cassazione.

Gli episodi di cronaca che si potrebbero ricordare, purtroppo, sarebbero moltissimi altri, e tutti caratterizzati da odio e violenza indicibili; fatti brutali e quasi privi del carattere di "umanita", tanto che utilizziamo il termine "mostri" per chi li ha commessi. E sembra quasi che nessuno si salvi "a priori", se non ci sono solo i figli che uccidono i genitori, ma anche genitori che sopprimono i figli, mariti che uccidono le mogli, mogli (meno spesso) che uccidono i mariti.

Tuttavia, la circostanza che la famiglia non sia più una "zona franca" e che il diritto penale si sia così frequentemente occupato di essa e delle condotte illecite commesse al suo interno non significa affatto che la famiglia non vada difesa ed aiutata.

Il diritto penale, purtroppo, è come certa stampa che coltiva solo le notizie negative (specie quelle di cronaca) e non si occupa di quelle positive, che appunto - si dice in gergo - "non fanno notizia".

A mio avviso, invece, occorre, da un lato, sviluppare a pieno tutte le potenzialità espressive delle quali le famiglie (qualsiasi forma esse assumano) sono capaci, non limitandone a priori le diverse concretizzazioni e favorendone comunque la formazione ed il mantenimento. Ma, al contempo, è necessario tenere alta l'attenzione di tutte le forze in grado di garantire che la famiglia sia un luogo sicuro nel quale sviluppare la propria personalità e le proprie competenze, aperto alla società ed integrato; evitando che le "mura amiche" lo siano solo di chi scarica sui più deboli ed indifesi le proprie frustrazioni, le proprie incapacità, le proprie inclinazioni, i propri desideri più nascosti e segreti.

Solo in questo modo, nel rinnovare la famiglia e nel depurarla da incrostazioni e brutture, nel lavare i panni - quando necessario (e se ci sono fatti penalmente rilevanti ciò è sempre indispensabile) - anche in pubblico, ne conserveremo l'essenza ed il ruolo, che io continuo a ritenere centrale, ed anzi indispensabile, in una società che ha dimenticato la funzione della solidarietà, spinge verso l'individualismo, ragiona in termini egoistici.

Attaccare i vizi e i difetti della famiglia significa, allora, difenderla e custodirla: e il diritto penale è proprio teso a delineare i confini e ad indicare i limiti; e dunque, perseguendo chi viola le sue fondamentali regole, a tutelare la famiglia e tutti coloro che la vivono consapevolmente.

Ma occorre una attenzione maggiore alle singole persone, che compongono le famiglie. E qui bisogna avere chiaro che il disagio sociale, il malessere individuale, la depressione, e tutte le malattie in grado di influenzare il comportamento, non possono essere affrontate da soli. Occorre avere il coraggio e, talvolta, la lucidità di chiedere aiuto; e, specularmente, avere la generosità e la possibilità di fornirlo concretamente.

Certo, ciò non eliminerà del tutto i fatti di cronaca ai quali ho accennato; ma, forse, ne ridurrà il numero e la gravità.

Bartolomeo Romano

(ITALPRESS).

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