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giovedì 29 giugno 2017
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CORONA, STORIA CHE SEMBRA NON AVERE UN LIETO FINE

10 ottobre 2016

Avevo ragionato, pochi giorni addietro, sulla conferma dell'affidamento in prova a Fabrizio Corona, invitando tutti valutare le ragioni giuridiche di una scelta complessa, senza farsi influenzare dalla simpatia o dall'antipatia che proviamo nei confronti di un personaggio certamente "sui generis". E avevo concluso - alla luce dell'art. 27 della nostra Costituzione, per il quale le pene devono tendere alla rieducazione del condannato, cioè alla sua risocializzazione - sperando che Corona proseguisse il suo recupero sociale; avvertendo che, altrimenti, sempre secondo la legge, si sarebbe potuto revocare l'affidamento in prova.

Purtroppo, sembra che le cose non siano andate come avevo auspicato. Oggi, infatti, Fabrizio Corona è stato arrestato, e rinchiuso nel carcere di San Vittore, su richiesta del Pm della Dda di Milano con ordinanza firmata dal Gip, in relazione al sequestro di 1,76 milioni scoperti in casa di una sua collaboratrice nascosti nel controsoffitto di una stanza. L'accusa è di intestazione fittizia di beni perché, secondo i Pm, quei soldi sono dello stesso Corona e non della sua collaboratrice, anche lei arrestata per concorso.

Corona, come detto, aveva ottenuto l'affidamento in prova "sul territorio". Gli è dunque stato contestato anche di aver commesso il fatto durante l'affidamento in prova ai servizi sociali. 

E anche la "professionalità nel reato", prevista dall'articolo 105 del codice penale, perché i magistrati ritengono che egli viva abitualmente, anche in parte soltanto, dei proventi del reato. Nelle stesse ore il Giudice di sorveglianza ha inoltre sospeso provvisoriamente l'affidamento in prova; e tra circa un mese sarà il Tribunale di sorveglianza a decidere sul punto.

Naturalmente, anche in questo caso, "l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva", come chiarisce l'art. 27, comma 2, della Costituzione. E Corona, come si apprende da notizie di stampa, avrebbe sostenuto che quel denaro proveniva dalla sua partecipazione a eventi e promozioni, apparizioni in locali e discoteche, rispetto alle quali non sarebbe stata pagata l'Iva per le prestazioni; Iva che Corona sarebbe ancora in tempo a versare, come sarebbe suo intendimento.

Tuttavia, al di là e oltre la diretta rilevanza penale dei fatti, resta l'amaro in bocca per una condotta che si sarebbe certamente potuta evitare, soprattutto se si è destinatari di un provvedimento particolarmente favorevole (l'affidamento in prova) e, per di più, revocabile in caso di comportamento contrario alla legge o alle prescrizioni ricevute. Ancora una volta, è la legge a fissare i contorni delle decisioni dei giudici. E sono i fatti che devono essere inquadrati giuridicamente. Se i fatti mutano, deve cambiare anche il giudizio giuridico. Attendiamo, allora, che i fatti siano definitivamente accertati e che, conseguentemente, sia fatta giustizia.
(ITALPRESS).

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