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lunedì 29 maggio 2017
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ARRIVA RIFORMA RESPONSABILITÀ OPERATORI SANITARI

19 aprile 2017

È entrata in vigore dall'1 aprile la legge 8 marzo 2017, n. 24, recante "Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie".

La riforma deve la sua genesi soprattutto ai contrasti interpretativi intervenuti nella giurisprudenza e al diffuso timore, specie nella classe medica, di essere "presi di mira" dai pazienti e dai loro familiari, e conseguentemente di essere ingiustamente sottoposti a procedimenti disciplinari, civili, ma - soprattutto - penali. Si era così alimentato il ricorso alla cosiddetta medicina difensiva: i medici prescrivono indagini sostanzialmente inutili, per mettersi al riparo da eventuali responsabilità, con costi economici a carico della collettività e accertamenti che finiscono per aggravare la condizione del paziente. Non è, dunque, un caso se si era inciso su tale delicata materia, nel 2012, proprio durante l'attraversamento di una delicatissima fase di crisi economica, con il cosiddetto Decreto Balduzzi.

Ora la legge appena entrata in vigore interviene con un insieme di misure che consentono un giudizio complessivamente positivo sulla nuova riforma. In particolare, penso: alla responsabilità civile della struttura e dell'esercente la professione sanitaria; al tentativo obbligatorio di conciliazione; all'obbligo di assicurazione a carico delle strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private; all'azione diretta del soggetto danneggiato nei confronti dell'impresa di assicurazione che presta la copertura assicurativa alle strutture sanitarie o sociosanitarie pubbliche o private; alla creazione del fondo di garanzia per i danni derivanti da responsabilità sanitaria; alla necessità che i consulenti tecnici d'ufficio e i periti, nei procedimenti penali aventi ad oggetto la responsabilità sanitaria, siano specialisti nella disciplina, i quali abbiano specifica e pratica conoscenza di quanto oggetto del procedimento.

Tutte queste misure tendono, in modo convergente, a rendere meno necessaria e persino opportuno ricorrere al giudice penale per ottenere al risarcimento del danno. Riserve, però, pongono i profili esclusivamente e direttamente penalistici, che qui posso soltanto richiamare.

In particolare, l'articolo 5 della legge n. 24 del 2017, ribadisce che gli esercenti le professioni sanitarie devono osservare - salve le specificità del caso concreto - le raccomandazioni previste dalle linee guida e, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati, nonché da società scientifiche e associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie, iscritte in un apposito elenco, istituito e regolamentato con decreto del Ministro della salute.

Ma, dal punto di vista penalistico, le innovazioni più rilevanti sono certamente quelle contenute nell'art. 6 della legge n. 24 del 2017, che inserisce nel codice penale un nuovo art. 590-sexies. Per tale articolo, testualmente: "se i fatti di cui agli articoli 589 e 590 sono commessi nell'esercizio della professione sanitaria, si applicano le pene ivi previste salvo quanto disposto dal secondo comma"; il quale, a sua volta, prevede che, "qualora l'evento si sia verificato a causa di imperizia, la punibilità è esclusa quando sono rispettate le raccomandazioni previste dalle linee guida come definite e pubblicate ai sensi di legge ovvero, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle predette linee guida risultino adeguate alle specificità del caso concreto". È poi prevista la formale abrogazione, a distanza di appena quattro anni, della disciplina apprestata dal decreto Balduzzi.

Un giudizio complessivo e ponderato sulla nuova disciplina è, probabilmente, prematuro. Occorrerà monitorare, con massima attenzione e serenità priva di pregiudizi, l'applicazione del nuovo art. 590-sexies c.p., per verificare se la riforma - al di là delle buone intenzioni - abbia, o meno, garantito una più netta esenzione di responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie o, comunque, conferito maggiore prevedibilità al rispetto delle "regole dell'arte", e assicurato sufficiente certezza ai confini dei comportamenti penalmente rilevanti; e ciò, ovviamente, senza lasciare i pazienti privi di adeguata tutela.

Bartolomeo Romano

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