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giovedì 19 ottobre 2017
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TECNICA, INFORMATICA ED ETICA IN SANITÀ

9 ottobre 2017

Un meticciato di saperi. Le scienze biomediche e chirurgiche oggi - per i continui e spettacolari progressi e innovazioni - rappresentano un intreccio multidisciplinare.

La medicina, infatti, con i suoi canoni fondamentali di prevenzione diagnosi e terapia che mirano alla salute del paziente si collega a multiple conoscenze estranee alla tradizionale cultura clinica.

Ingegneria per tecnologia e robotica, chimica per genomica cioè lo studio del Dna, quel libro biologico composto da tre miliardi di letterine che sono i geni e teranostica o impiego di radiofarmaci; giurisprudenza per normative; economia per analisi costi-benefici.

A questo variegato interscambio si aggiunge la crescente informatizzazione. Per questo appare utile valutare come l'informatica ha cambiato in concreto l'attività del medico, con conseguenziali ed evidenti risvolti sugli aspetti etici e sulla comunicazione.

La chiave interpretativa è data dall'approccio evolutivo osservato quale lente privilegiata per la comprensione dell'integrazione e dell'evoluzione della comunicazione con l'avvento dell'informatizzazione. Successivamente si osserverà il ruolo del medico alla luce di due momenti. Il primo analizza gli aspetti della comunicazione tra medico e paziente, il secondo muta con l'affermarsi dell'informatizzazione quale paradigma dominante nei rapporti con i colleghi.

Si segnalano alcune tendenze in tema di cambiamento del ruolo di medico, che possono avere notevole impatto e interesse per gli studi di management, affrontando le problematiche poste dalla dirompente svolta, portando al centro dell'attenzione la questione etica assieme al sempre attuale problema dell'umanizzazione del servizio sanitario.

Questo progresso scientifico fortemente legato al progresso tecnologico ha consentito di giungere alla diagnosi precoce di patologie, quindi garantire una migliore qualità della vita diffusa nella popolazione. Un'accurata analisi della complessa tematica è stata condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università "Magna Grecia" di Catanzaro e dall'Ospedale dei Pellegrini di Napoli, ad opera di Francesco Manti e collaboratori.

Effetti positivi sono riscontrabili nell'impulso che l'informatizzazione genera in termini di economicità, efficienza, organizzazione territoriale, velocità e ampiezza degli interventi nel sistema sanitario, consentendo processi virtuosi che tendono alla realizzazione di "ospedale virtuale", da molti auspicato.

Tuttavia non si possono trascurare gli effetti antropologici. Infatti alcuni studi evidenziano che gli ostacoli alla sua diffusione sono anche di natura non prettamente tecnologica, come ad esempio il timore di una  perdita di status da parte dei medici e la mancanza o la carenza di cultura della condivisione e del confronto.

In accordo con Manti e il suo gruppo di studio spesso il lavoro del medico viene concepito in maniera semplicistica e meccanicistica in cui il ruolo preponderante è della macchina. Cambiano le tecnologie e le potenzialità, i pazienti e le loro richieste, i rapporti interpersonali, la vita lavorativa e le competenze professionali; tutto ciò richiede una crescita professionale continua e la capacità di travalicare i tradizionali confini delle mansioni originarie. E' evidente che siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione che sta sconvolgendo radicalmente, oltre che tutto il sistema sanitario, lo stesso concetto di medicina.

Si è determinato una profonda trasformazione delle modalità di svolgere l'attività professionale del medico, il quale potrà trovarsi sempre meno vicino al paziente e sempre più di fronte ad un computer, con il rischio reale di un ruolo sempre più isolato fino a giungere all'ipotesi di essere invisibile.

Il paziente viene esposto al rischio di divenire una "quiddità" (per usare un termine mutuato dalla filosofia) ideale priva di identità reale, con un progressivo sbandamento della cura verso la malattia e non verso il paziente, con il professionista dell'area sanitaria che riduce al minimo ogni relazione interpersonale. Quindi tra antropologia e tecnologia medica esistono dissonanze ma sono auspicabili equilibrate convergenze. Il ricorso indispensabile al supporto tecnologico e strumentale sempre più avanzato conferisce sempre maggiore scientificità all'atto medico, e al contempo porta ad un significativo distacco dal paziente, con il rischio di creare dei casi in cui il medico, risulti incapace di relazionarsi con i suoi pazienti.

La problematica dunque, investe anche la relazione tra medici, poiché l'informazione e la comunicazione tra medici è alla base di un percorso di cura di qualità. Una corretta ed efficace comunicazione tra medici ha una ricaduta positiva su un rapporto medico-paziente basato sulle capacità di ascolto e sull'offerta di percorsi di diagnosi e cura condivisi.

Il progresso registratosi nel mondo della medicina negli ultimi cinquant'anni ha prodotto molti cambiamenti nel modo di concepire sia la salute e le malattie, sia le terapie mediche e le politiche sociali preventive e riabilitative.

Con gli avanzamenti tecnologici la rivendicazione dalla corretta ed articolata informazione clinica e la volontà dei pazienti di partecipare e condividere la propria cura, assumono una centralità irrinunciabile.

Per contro, è cresciuta la burocrazia medica ed una visione della medicina vista sotto la luce dei costi invece che del prodotto finale. Dobbiamo rifuggire dalla visione del sanitario come burocrate e dalla deleteria ipotesi di medicina "automatizzata", secondo una distorta interpretazione dello "Zeitgeist", lo spirito del tempo, richiamando Hegel.

Il medico non può essere più un orologiaio, che tenta di riparare i guasti perché conosce la macchina. Il medico deve recuperare la nozione globale della propria attività, ispirata a un paradigma ippocraticamente perenne, ove trovano giusta collocazione i referenti concettuali, che sono anche i valori antropologici della medicina d'ogni tempo: salute, malattia, vita, morte.

Fondamento perenne della buona medicina è un'adeguata comunicazione per instaurare il legame empatico tra medico e paziente. questo rapporto costituisce la più cruciale delle risorse e permette al medico di coordinare tutte le altre capacità e conoscenze tecniche, scientifiche, dottrinali e professionali.

Il futuro tecnologico, informatico, digitale, telematico è un sistema ad altissima complessità, la cui realizzazione è impensabile senza la possibilità di rendere compatibili tutti gli elementi che lo compongono, le macchine tra loro, gli uomini tra loro e le macchine e gli uomini tra loro.

Ma è necessario, alla base - come propone il grande intellettuale francese Alain Touraine - la creazione di un principio centrale, fondato su un sistema di valori culturali, che possa governare la tecnologia. Perché non è possibile che avvenga il contrario; cioè che sia la tecnologia a determinare dei cambiamenti di valori e di contenuti in una società.

Le ragioni della cultura scientifica addossano un compito educativo gravato da forti valori etici, perché l'alta cultura è responsabilità e capacità di formazione dei cittadini.

Adelfio Elio Cardinale

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