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domenica 22 ottobre 2017
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EQUITÀ NELLA SALUTE, UN PARAMETRO DISATTESO

12 dicembre 2016

In Italia la sanità veste l'abito di Arlecchino. Constatazione e diffuso convincimento che nascono dalle disomogenee prestazioni assistenziali e sanitarie - prevenzione, diagnosi, terapie - praticate nelle varie regioni del nostro Paese.

Queste disarmonie, talora marcate, negano una piena applicazione della Carta Costituzionale, la nostra "Bibbia Civile". La legge fondamentale del nostro Stato afferma, infatti, che il diritto alla salute - intesa come il più elevato livello della condizione di salute raggiungibile dalla persona - è l'unico diritto che la Costituzione qualifica come fondamentale. Il fenomeno non è solo italiano.

Da qualche tempo la letteratura scientifica e accademica internazionale monitorizza la questione, proponendo schemi di soluzione, anche con il sostegno di una rete no profit di agenzie responsabili della salute pubblica.

Per equità in salute si intende una condizione connotata dall'assenza di difformità sistematiche nell'erogazione di prestazioni finalizzate alla salute dei cittadini. L'advocacy - vale a dire difesa, patrocinio, sostegno - consiste in un complesso di azioni coordinate e delineate per promuovere diritti collettivi. Il tutto con la finalità di effettuare congrue pressioni sulle autorità politiche e amministrative, per esperire provvedimenti a guarantigia di tali diritti. Metodo e ricerca sono embricati e necessari per definire dati quantitativi e procedure causali.

Il differente accesso alle opzioni sanitarie è stato analizzato solo a partire da secolo scorso. Nel 2008 l'Oms-Organizzazione mondiale della sanità invitò alla "chiusura" dei divari di salute entro una generazione, migliorando i seguenti parametri: condizioni di vita; ingiusta distribuzione di potere e risorse; crescente attenzione dell'opinione pubblica sui citati disvalori. Anche la Commissione Europea, nel 2009, emette una raccomandazione consimile agli Stati membri. La tematica non ha solo una valenza etica, laica o religiosa. La disomogeneità comporta anche un notevole dispendio di denaro.

Dal complesso di ricerche e analisi è possibile estrarre uno schema metodologico fondato su 6 fattori: evidenze scientifiche; promotori e interlocutori; comunicazione efficace; contesto politico; ostacoli; realizzazioni pratiche; rapporti tra equità, tecnologie e risorse limitate. 

Pertanto si dipanano gradiente sociale e salute, studi di valutazione sui costi e benefici, trasferimento di risultati. Il messaggio diviene efficace se interessa, a un tempo, sperimentatori, società civile e comunità svantaggiate. I destinatari vanno dai funzionari, ai ministri, ai vertici di organizzazioni internazionali. Tutti coloro, in sintesi, che hanno potestà di attuare il cambiamento, i quali devono essere convinti attraverso la trama e l'ordito di : giustizia sociale, salute come indice di qualità della comunità, diritti umani, sostenibilità ambientale.In particolare i decisori divengono più sensibili quando si dimostra che l'equa salute va perseguita in quanto necessità economica. Tra gli ostacoli è da rilevare l'approccio economico-sociale iperliberista, che può divenire vera e propria barriera, oltre la visione miope con prospettiva temporale limitata.

Dalla mole di studi e revisioni si apre un nuovo orizzonte. La violenta crisi economico-finanziaria - che ha avuto cominciamento nel 2007-2008 - ha sollecitato e convinto gli analisti economici di una nuova visione alternativa che privilegia la uguaglianza di prestazioni nel campo della salute. Uno studio innovativo sui macrodeterminanti non sarà più eludibile. Una speranza per avvicinare le popolazioni al livello minimo ottenibile rispetto a un obiettivo alto e qualificato, ma complesso e difficile.

Adelfio Elio Cardinale

(ITALPRESS).

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