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giovedì 19 ottobre 2017
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DIETA E STILI DI VITA CONTRO L'ALZHEIMER

8 giugno 2017

L'umanità non ha mai avuto un allungamento della vita così cospicuo e diffuso nelle popolazioni. La sopravvivenza rispetto ai nostri antenati ha fatto un balzo: dai 45 anni nel XIX secolo a 80 anni oggi, specie nei paesi del mondo occidentale, Australia e Giappone.  Il bimbo nato oggi, secondo previsioni e statistiche, arriverà ad essere centenario. La salute in chi vive lunghi anni è però periclitante per malattie croniche, affezioni cardiovascolari, diabete e - prima tra tutte - la demenza, specie da malattia di Alzheimer, così denominata perchè descritta per la prima volta, nel 1906, dallo psichiatria tedesco Aloysius Alzheimer. Queste sono affezioni tipiche dell'età presenile e senile, le quali si manifestano con una sindrome alogica, vale a dire decadimento mentale - caratterizzato da disfunzioni della parola, della scrittura, della conoscenza, ecc - che progrediscono sino allo sfacelo mentale. L'Istisan - Istituto superiore di sanità - stima in Italia, il numero totale di malati con demenza in circa un milione, tra i quali con Alzheimer 600 mila. Nel mondo sono circa 50 milioni e nel 2050, la previsione afferma che supereranno i 130 milioni. Sino ad oggi - malgrado molteplici sperimentazioni e ricerche - nessuna terapia (o farmaco) si è dimostrata capace non solo di guarire, ma di fermare il decorso inarrestabile dell'Alzheimer, devastante perché priva il soggetto dei suoi ricordi e dell'identità personale. Un universo complesso e misterioso. Per comprenderlo si svolgono, nel mondo, miriadi di studi, sperimentazioni e ricerche. 

L'Università di Losanna conduce studi sugli astrociti, che costituiscono la metà delle cellule cerebrali, per verificare l'interruzione dei processi di "dialogo cerebrale", decifrando gli errori di comunicazione intercellulare, saggiando alcuni farmaci sperimentali capaci di ripristinare tali interrelazioni, per divenire terapia dell'Alzheimer. Il Cnr effettua una sperimentazione per individuare un algoritmo di intelligenza artificiale, al fine di supportare la diagnosi di Alzheimer. La New York University verifica se la proteina IGF 2 sia responsabile della memoria a lungo termine. L'ipotesi, se confermata, potrebbe divenire principio di cura per l'Alzheimer. Ricercatori del Karolinska Institut  e della Linnaeus University di Svezia, conducono da tempo "studi di associazioni" - valutando cioè variabili della salute o comportamenti - riscontrando che la salute cardiovascolare abbinata a dieta corretta, esercizio fisico, vita sociale attiva e alto livello di istruzione possono ridurre il rischio di Alzheimer o di altre forme di demenza in età avanzata. In particolare sembra apparire utile la dieta mediterranea, basata su pesce, verdura, frutta e olio di oliva.

Gli studi sono probabilistici e non danno ancora certezza basata sulla medicina delle evidenze scientifiche. Il complesso delle indagini è reso più incerto dal lungo periodo presintomatico, peculiare nell'Alzheimer, malattia che si sviluppa per circa 15 o 20 anni prima della diagnosi dei problemi cognitivi. Anche il gruppo di scienziati finlandesi denominato con l'acronimo "Finger" ha condotto ricerche al fine di saggiare gli effetti sulla salute mentale provocati da miglioramento degli stili di vita e impiego di dieta mediterranea. I positivi iniziali riscontri hanno ancora il valore di semplici itinerari di studio senza dati definitivi, tant'è che lo "Nih-National Institute of Health" degli Stati Uniti non ha ritenuto di inserire come raccomandazioni la possibilità che alcuni dei fattori saggiati fossero capaci di ridurre il rischio di declino mentale. Sono necessarie ancora ricerche "a rete" sovranazionali, le quali partendo dall'epidemiologia possano dare garanzie sui descritti modelli di studi. Si prevede che in meno di un decennio si possano avere risultati probanti sulle demenze, fondati sui cambiamenti comportamentali. Una speranza incoraggiante per opporsi a malattie drammaticamente invalidanti della tarda vecchiaia. La speranza è una virtù, un rischio da correre, una determinazione dell'uomo forte, intelligente e sveglio.
(ITALPRESS).

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