GLI STUDENTI DEL CEI DI PALERMO SI CONFRONTANO CON LE ISTITUZIONI

12 maggio 2011

PALERMO (ITALPRESS) – Con un incontro che si e’ tenuto al Centro Educativo Ignaziano, si e’ concluso il progetto “Crescere accanto alle istituzioni – risultati e riferimenti per vivere nel rispetto delle regole” promosso dallo stesso Cei.
Un progetto che vuole essere “un avvio – come ha spiegato il rettore Francesco Beneduce, coordinatore dell’iniziativa – perche’ le ricerche che hanno fatto gli studenti hanno avuto un impatto sui comportamenti individuali e sulla crescita della cultura giovanile”.
Gabriele e Francesco, due tra i 50 studenti che in questi mesi hanno avuto diversi incontri con le istituzioni, spiegano che grazie a questa esperienza hanno avuto “modo di conoscere il lavoro delle forze dell’ordine e comprendere cosa sono le istituzioni”. Gabriele racconta: “sono rimasto colpito quando ci hanno indicato che una delle fonti piu’ redditizie a livello economico di Palermo e’ la mafia”. “Questa esperienza e’ stata importante e formativa”, ha detto Francesco. “Questo progetto si inserisce in una serie di iniziative che vogliono svolgere un percorso della conoscenza – ha commentato l’ex prefetto Giancarlo Trevisone che ha partecipato all’incontro -. Vogliamo ricordare che la mafia si puo’ combattere e la si puo’ vincere, l’attivita’ che magistratura e forze dell’ordine da qualche anno stanno svolgendo e’ enorme, ma non basta. Lo stato siamo tutti noi”. “Se vogliamo far si’ che determinati diritti siano pieni, se abbiamo la piena consapevolezza di avere determinati diritti avremo la consapevolezza di avere altrettanti doveri – ricorda il questore Nicola Zito -. Abbiamo tutte le capacita’ per poter dire basta alle attivita’ criminali”.
“Combattere il fenomeno mafioso lo si puo’ fare se c’e’ unita’ di intenti – ha detto il generale Teo Luzi, comandante provinciale dei carabinieri di Palermo – uno sviluppo di una cultura rivolta alla comprensione del danno procurato da questa forma criminale. Noi possiamo portare in carcere centinaia di mafiosi ogni anno,
cosi’ la pianta viene tagliata ma le radici rimangono, perche’ sono di tipo economico, sociale e culturale, se non togliamo le radici, nel momento in cui l’attenzione si abbassa la pianta ricresce”. Don Ciotti durante il suo intervento, citando il sacrificio di Rocco Chinnici, ha ricordato che “noi da soli non ce la faremo
mai, e’ il noi che vince e non il proprio io. Il cambiamento ha bisogno di ciascuno di noi, le mafie non moriranno mai se non cambiamo noi. Prima della legalita’ ci sta la responsabilita’, e’ un progetto per crescere con le istituzioni, ognuno facendo la sua parte fino in fondo”.
All’incontro ha partecipato, tra gli altri, anche il docente universitario Angelo Cuva, che insieme a padre Francesco Beneduce ha coordinato il progetto.
(ITALPRESS).


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