OROSCOPO
martedì 21 novembre 2017
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ULTIMA CHIAMATA PER I MONDIALI "AZZURRI, FATE IL VOSTRO GIOCO"

13 novembre 2017

Azzurri, fate il vostro gioco. La Russia, a questo punto, potete conquistarla solo voi. Con uno sforzo di professionalità e di passione. Le avete dimenticate entrambe, dopo Madrid, adattandovi alle forme rituali di un gioco misero e decadente come se non foste gli eredi dei coraggiosi Moschettieri di Vittorio Pozzo, di Enzo Bearzot, di Marcello Lippi; gli interpreti di un calcio ammirato nel mondo non solo come gioco ma espressione di un talento tutto italiano, un misto di saggezza, scaltrezza, abnegazione e disperazione. Nei momenti difficili gli Azzurri hanno sempre trovato - a parte l'infame sconfitta di Belfast '58 - le risorse per capovolgere le profezie di sventura spesso meritate. Si va per citazioni, in questi giorni: da tempo m'inchino all'illuminato pensiero di un intellettuale accolto nell'Olimpo per ben altre opere, Jean Paul Sartre, che definì il calcio "metafora della vita". Può non piacere questo apprezzamento apparentemente esagerato e tuttavia in ore come queste si emoziona - non si spaventa - la gente di un Paese, non solo la folla di uno stadio. San Siro è stasera l'Italia, guarda un po', momentaneamente distratta dalle quotidiane difficoltà esistenziali alla ricerca di una pacifica vittoria, di un sorriso non quotato in borsa, di un italianissimo momento di fanciullesca gloria come fu nelle notti di Messico 70, Spagna 82, Germania 2006; allora ci stupimmo della nostra bravura, scesero in campo anche i governanti per condividere atti definiti addirittura patriottici.

Non è un caso che il federale Tavecchio abbia parlato, anche per esorcizzarla, di Apocalisse, coinvolgendo anche se medesimo - checchè sostenga oggi - nel disastro epocale. Io mi sarei fermato a evocare il naufragio del Titanic, perché il dettaglio più significativo è sempre quell'orchestra che suona, quella gente che danza mentre la nave affonda. L'orchestra formata - come nel '58 - da critici armati di mandolini e presidenti d'azzardo che hanno consegnato il campionato più bello del mondo al mercato delle bufale, a pedatori stranieri che usurpano per denaro la passione di tanti ragazzi italiani, fortunati per nascita in un Paese dove il calcio è anche cultura e tuttavia emarginati per arricchire gente senza scrupoli. I Ricchi Scemi di Giulio Onesti sono diventati un'organizzata e devastata Confindustria dei Piedi che ha un forte peso economico - sesta industria nazionale per fatturato - salutato nel 2006 come importante contributo al Pil, oggi misera rassegna di debiti. È già successo che la svolta salvifica sia stata affidata ai giocatori, non ai Ventura o ai Tavecchio, e così dovrà essere a San Siro, con l'aiuto del generoso popolo azzurro. Ne sono convinto. Anche perché nei miei cinquantanove anni di storie di pallone una sconfitta così non l'ho mai raccontata e non voglio certo farlo ora. Azzurri, fate il vostro gioco.

(ITALPRESS).

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