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sabato 22 luglio 2017
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A SAN PIETROBURGO RAGAZZI DI TUTTO IL MONDO SI SON CAPITI COL PALLONE

3 luglio 2017

Stavolta non e’ successo, perche’ c’erano tanti ragazzi, tante speranze. E, diciamolo pure, tante illusioni. Ma tutte le volte che si arriva a San Pietroburgo, si viene assaliti dai ricordi delle glorie e delle miserie del passato. Gli zar, gli eccidi, le vendette. Qui sono state scritte importanti pagine di storia, qui Lenin ha dato vita a quella rivoluzione che e’ stata esportata in tutto il mondo e, a cento anni esatti da quei giorni turbolenti, ci si chiede come sarebbe andata ai giorni nostri. Gia’, come? Una volta le rivoluzioni si facevano con argomenti concreti e le piazze si radunavano per il lavoro, il pane, la giustizia sociale. E cadevano teste importanti. Oggi lo stesso Lenin avrebbe usato le medesime armi, o avrebbe messo il calcio al centro degli interessi delle masse, come fanno i politici di oggi? A un anno dai Mondiali, la Confederations Cup ha radunato (aspettando che la Russia migliori) folle ricche d’entusiasmo. Ma parallelamente orde di ragazzini di 64 nazioni ci hanno detto cosa potrebbe essere il mondo di domani, con piu’ calcio e meno guerre. Diverrebbe tutto piu’ semplice, se si pensasse di giocarsi al pallone tutte le controversie politiche? E se dalle parti della Siria ricorressero a questo metodo? Illusioni. La gente ha voglia di menar le mani. Come vedete, ci stiamo sforzando di idealizzare questa quinta edizione di “Football for Friendship”, che ha portato a San Pietroburgo, giovani speranze calcistiche di tutto il mondo. La capitale culturale della Rassia, San Pietroburgo, ha accolto sia la finale di Confederation Cup fra Germania e Cile. Le notti banche, descritte da Dostoevskij, la Rivoluzione d’ottobre, il Palazzo d’inverno sede dell’Ermitage e i mille monumenti, chiese, di questa citta’ meravigliosa, sono tutte cose che i viaggiatori conoscono bene, ma centinaia di bambini(e) e ragazzi(e) sono venuti qui per altri motivi, di carattere calcistico. “Football for Friendship”, appunto, manifestazione organizzata dalla Gazprom e dalla FIFA per giovani speranze che hanno fatto un’esperienza eccezionale, partecipando a un torneo a otto squadre da cinque, su campi ridotti. Tutti mischiati, con squadre dal nome di un colore. Coetanei degli altri continenti (Asia, Africa, America del Nord e Sud) hanno giocato insieme, cercando di capirsi in inglese. Alcuni hanno redatto dei servizi giornalistici e televisivi che sono stati diffusi in campo internazionale. Gli italiani prescelti sono stati i dodicenni Alessio Canepari e Niccolo’ Postiglione, del Pescara, che - accompagnati da Luca d’Ulisse, allenatore degli esordienti, e Antonio Di Battista, responsabile dello scouting del club abruzzese - hanno vissuto giorni indimenticabili. Ci sentiamo di poter dire di esserci emozionati, anche noi. Il difensore Postiglione e’ arrivato in semifinale con la sua squadra dei “bianchi', con un portiere russo dal tiro formidabile (ha segnato un gol) e la papera facile (ha determinato il gol dell’eliminazione) ha detto: 'E’ stato interessante giocare con un egiziano, un danese, un algerino. Ci siamo capiti col linguaggio del calcio'. Il “giornalista” Canepari ha scritto un articolo: “mi hanno chiesto di scrivere della mia famiglia, del mio calciatore preferito che e’ Neuer, ma vorrei deventare come Buffon”.

L’allenatore D’Ulisse ha sintetizzato cosi’: “A quest’eta’ l’importante e’ che crescano bene e apprendano'. Di Battista, responsabile dello scouting: 'Esperienza bellissima, i ragazzi hanno socializzato e ci hanno insegnato lo spirito di gruppo anche fra pesi in conflitto. Anche noi adulti abbiamo appreso qualcosa'. E’ stato interessante vedere come tutta questa massa di giovani speranze del calcio e del giornalismo abbiano preso il loro compito: serieta’ e impegno, tutti d’accordo, a confrontarsi con compagni di altre razze e di altri Continienti. Tutto il contrario di quello che accade solitamente nei travagliati giorni del nostro mondo. Certamente questo incontro fra giovani cosi’ assortiti e’ un lodevole tentativo di mettere insieme i cittadini del domani, che vengono aiutati a pensare diversamente da quanto capitava alle nostre generazioni, messe l’una contro l’altra da regimi dalle visioni unilaterali. E fa niente se l’inglese era maccheronico, se le tattiche e la tecnica erano approssimative. I ragazzi si son capiti lo stesso e hanno appreso che basta un pallone, talvolta, a evitare le brutture di un mondo che vuol solo parlare di guerre.

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