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domenica 22 ottobre 2017
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LA SFIDA DELL'"ISLAM COSMOPOLITA" CON IL MINISTRO MINNITI

17 gennaio 2017

Lunedì 16 gennaio il ministro Marco Minniti ha riunito le rappresentanze dell'Islam Italiano accreditate presso il ministero dell'Interno. Presenti la COREIS (Comunità Religiosa Islamica Italiana), l'UCOII (Unione delle Comunità Islamiche Italiane), la CII (Confederazione Islamica Italiana) e il CICI (Centro Islamico Culturale d'Italia) oltre al presidente dell'Associazione Ahmadou Bamba dei muridi senegalesi, una delegata dell'Associazione sciita "Imam al-Mahdi" e una rappresentante dei musulmani somali.

In poche settimane dall'insediamento del nuovo Governo Gentiloni, il ministro Minniti ha avuto il merito di convocare con celerità una prima riunione con gli stessi referenti dell'Islam Italiano che erano già stati selezionati dal suo predecessore, il ministro Alfano. Un nuovo ritmo sembra in effetti essere la prima novità del ministro Minniti nella sua gestione dell'Islam Italiano che invece è da anni troppo lento e viene ostacolato dalle sue varie sigle e sensibilità interne, spesso in concorrenza tra loro, con il concorso del pregiudizio o dell'ingenuità di alcuni politici che ne boicottano il riconoscimento.

In realtà, oltre alla sollecitudine, il ministro Minniti sembra voler offrire alla eterogenea composizione dei vari rappresentanti dell'Islam Italiano una prova di "crescita e sicurezza", sinonimi di maturità e ordine, ma anche di intelligenza nel "vincere insieme la sfida" di un "patto nazionale" con "luoghi di culto trasparenti", imam istruiti e non "improvvisati" che sappiano far prevalere la ragione di prediche in lingua italiana, un "Islam cosmopolita" che esca dalle arene degli slogan televisivi "con il cervello e non con la pancia".

Da teologo musulmano italiano mi capita di rivolgere le mie prediche in italiano prendendo spunto qualche volta dagli insegnamenti della dottrina islamica e dei maestri sulla cosmologia tradizionale, sul ritmo dei cicli cosmici, sull'universalità della comunità dei credenti e delle creature.

Purtroppo pochi sembrano ricordare o interessarsi degli scambi tra teologi e intellettuali musulmani, cristiani ed ebrei sulla geografia, la cartografia, l'astronomia, la scienza dell'universo e le corrispondenze appunto con la cosmologia. Il riferimento del ministro all'Islam cosmopolita non significa il misconoscimento dell'Islam italiano, al contrario, ne allarga l'orizzonte e, soprattutto, ci invita a superare i provincialismi, gli arroccamenti culturali e, spero, anche le manie di grandezza dell'Islam politico, vittimista e formalista, che ama idealizzare la propaganda di ghetti "accoglienti".

Durante la riunione al Viminale, si sono sentiti molti riferimenti alla cittadinanza, alla discriminazione, all'antiradicalismo, quasi si volesse "dimostrare" di essere diversi dai fondamentalisti, di essere "quelli bravi e buoni" che si occupano di violenze domestiche, famiglie numerose, diritto al velo femminile, denuncia da parte degli imam dei terroristi, società civile italiana, esiguità degli arabofoni. Sembrava un copione perfetto tratto dal manuale del "cittadino modello", una serie di risposte preconfezionate che risolvono tutti i punti sensibili del dibattito sociale sul pretesto dell'incompatibilità del musulmano con l'Occidente.

Che cosa di meglio poteva auspicarsi un ministro degli Affari Interni della Repubblica Italiana che deve governare la sicurezza, l'integrazione degli immigrati, la lotta al terrorismo jihadista? 

Forse la profonda esperienza nella gestione dell'intelligence di fronte al pericolo dello Stato Islamico hanno permesso al ministro Minniti di non confondere l'Islam politico con l'Islam cosmopolita e di auspicarsi da quest'ultimo una compattezza del pluralismo delle culture e delle sensibilità spirituali dei musulmani seduti al suo tavolo che non venga strumentalizzata da nessuna ambizione egemonica dei neofiti dell'antiradicalismo.

A sostenere questa visione possono contribuire esperienze sane di declinazione spirituale riconosciuta dalle amministrazioni laiche locali (Pontevico e la giornata della confraternita dei muridi senegalesi, Torino e il patto di condivisione con i musulmani, Milano e l'albo delle associazioni musulmane, per non parlare della Grande Moschea di Roma) ma anche le varie esperienze di formazione teologica per guide religiose e responsabili femminili nell'assistenza spirituale avviate da differenti comunità islamiche a Trento, Torino, Milano, Brescia, Padova, Ravenna, Napoli, Palermo, senza dimenticare le esperienze e le competenze delle nuove generazioni di professionisti musulmani come parte qualificata della società civile italiana.

Per realizzare questa compattezza responsabile (e non di facciata) di un Islam cosmopolita occorre veramente aderire alla prova di maturità (crescita e sicurezza) con il ministro Minniti evitando infantili e false primogeniture "per un piatto di lenticchie" come fece Esaù con suo fratello, il profeta Giacobbe, nella Bibbia.

Già, l'Antico Testamento, la religione, la libertà, la dignità e la sincerità del credente, la sensibilità per il sacro e la spiritualità. Noi continuiamo a credere che siano questi valori a permettere di riconoscere i custodi della scienza sacra e a rappresentare la religione e, di conseguenza, anche l'antidoto per i credenti giovani e adulti dall'ideologia del terrorismo e dall'arroganza dell'Islam politico. "De Vera Religione" scriveva Sant'Agostino, esattamente! L'Islam cosmopolita sarà quello di chi partecipa alla scienza e alla intelligenza per il cosmo e per lo Stato come onesto servizio religioso e non come opportunismo "cosmo-politico".

Yahya Pallavicini

(ITALPRESS).

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