OROSCOPO
giovedì 23 marzo 2017
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LA SALVAGUARDIA DELL'AMBIENTE

1 dicembre 2016

Uno dei miei maestri, lo shaykh Ali Jumu'a, mufti emerito della Repubblica Araba d'Egitto è tuttora riconosciuto come un sapiente musulmano impegnato nella salvaguardia dell'ambiente e nella responsabilità che ogni cittadino e credente deve avere in questo campo fondamentale della vita dell'umanità e del mondo. Già nel 2009, in una sua visita in Europa al Castello dei Windsor in una conferenza internazionale dell'Alleanza delle Religioni per l'ambiente, il mufti Ali Jumu'a aveva richiamato l'importanza degli insegnamenti del Sacro Corano sul ruolo di ogni uomo e donna di rappresentare il dovere di custodi e ritrasmettitori di una scienza sacra nella gestione dei doni della terra e dei cieli. Dal 2010, un piano di azione di sette anni è stato promosso a livello internazionale e interreligioso dallo shaykh Ali Jumu'a con la priorità di sviluppare una formazione alla coscienza del bene dell'ambiente tramite ricerche, cooperazioni, studi giuridici, comunicazioni e soprattutto aggiornamenti dottrinali e formazioni intellettuali sull'impatto della condizione ambientale nella vita quotidiana, nelle città e nelle campagne, nell'alternanza delle stagioni, nel ciclo dei giorni e dei mesi e dell'anno, favorendo modelli concreti di sviluppo metropolitano ed extraurbano che esprimano ritrovate coerenze con l'armonia della amministrazione ambientale e meno aggressività ed egoismo nel business della modernità e della tecnologia, evitando la corruzione della terra e l'inquinamento dell'acqua e dell'aria.

Questo sguardo all'universo ambientale e geografico ha permesso alla COREIS di far conoscere anche il contributo storico e scientifico della saggezza musulmana all'Occidente superando miopie e oscurantismi che pretendono negare alla civiltà islamica e al patrimonio delle religioni il contributo fondamentale per testimoniare ancora alcuni valori universali della vita di ogni istante e di ogni spazio.

Conformemente alla propria vocazione al dialogo interreligioso, la COREIS ha seguito con grande interesse l'azione illuminata di Sua Beatitudine il Patriarca Ortodosso Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I che, dal 1995 ha promosso simposi internazionali sul tema dell'equilibrio ambientale in contesti molto simbolici: dal Mar Nero al Mar Mediterraneo, sui fiumi del Danubio e delle Amazzoni, lungo il Mississippi e nella regione artica. Ricordo questa ultima spedizione al polo nord condivisa tra religiosi, politici e scienziati come un evento di grande richiamo simbolico e interdisciplinare in Groenlandia (Green Land, Terra Verde), una isola emersa tra i ghiacci. Se il Patriarca Bartolomeo e il Mufti Ali Jumu'a hanno avuto l'ispirazione benedetta di avviare alla fine del secolo scorso questo nuovo richiamo interreligioso e interdisciplinare all'ambiente, la COREIS ha in parte ereditato queste due coordinate di metodo proponendo la convergenza rispettosa delle differenti dottrine religiose in un coordinamento saggio e utile con le autorità dei Governi nazionali, laici e liberali, e gli esperti delle varie discipline accademiche e sociali, cercando di unire le forze e le intelligenze davanti alle sfide per il bene comune. 

Meditare sui risultati della COP 21 e della COP 22 significativamente realizzate in Francia e nel Regno del Marocco nel contesto delle sfide geopolitiche attuali va in questa stessa prospettiva e finalità. Proporre modelli sostenibili e soluzioni coerenti e costruttive da parte dell'Islam Italiano in tutti i settori strategici della vita pubblica è un dovere che i membri della COREIS portano avanti da molti anni superando le decadenze e le lotte di potere come quella del fondamentalismo islamista che, non a caso, dopo aver strumentalizzato una rivoluzione popolare in Medio Oriente, per impedire alla primavera di fiorire nel mondo arabo, depone e sostituisce i maestri e i sapienti, tra i quali proprio il mufti Ali Jumu'a in Egitto, per imporre il letteralismo e il formalismo come slogan di un nuovo totalitarismo antispirituale. Siamo convinti che la voce e l'esempio di cittadini italiani ed europei musulmani di una nuova generazione sia veramente importante per consolidare parametri efficaci di crescita e sviluppo.

Per concludere, in risposta all'enciclica "Laudato Si" di Papa Francesco abbiamo voluto indirizzare al Pontefice un nostro commento. Siamo molto colpiti dalla straordinaria sintesi di questa frase del paragrafo 217 sulla Conversione ecologica: "Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi, la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore". 

Proprio questa sintesi infatti può essere, per ogni uomo e donna di buona volontà, la motivazione di una provvidenziale e autentica conversione: riconoscere la propria crisi, il deserto esteriore ed interiore, per rispondere ad una vocazione, "puntare su un altro stile di vita", avere il coraggio di cambiare mentalità verso un ri-orientamento tradizionale dell'essere, conformemente a ciò che Papa Francesco ricorda giustamente nel "modello di san Francesco d'Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona".

Per una provvidenziale e misteriosa coincidenza San Francesco è contemporaneo di uno dei nostri maestri fondatori, lo shaykh Abu al-Hassan al-Shadhuli (1196-1258), i cui insegnamenti hanno in parte ispirato quella "educazione e spiritualità" realizzata da un maestro spirituale musulmano, un santo "illetterato" come Ali al-Khawwas che viene espressamente citato e onorato nell'enciclica come qualcuno che "a partire dalla sua esperienza, sottolineava la necessità di non separare troppo le creature del mondo dall'esperienza di Dio nell'interiorità". 

(ITALPRESS).

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