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martedì 21 novembre 2017
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SICILIA, MUSUMECI PUNTI SU INVESTIMENTI

7 novembre 2017

Le elezioni siciliane sono andate, come gli analisti più distaccati avevano già pronosticato, a favore del centrodestra. Berlusconi è stato il vero traino della campagna elettorale di tutta la compagine, con un linguaggio ‘moderato’, che di fatto ha imposto ai suoi alleati, e che ha contribuito a mettere, ancora più a proprio agio il candidato presidente Musumeci, lontano per indole da toni e comportamenti sguaiati.

In qualche modo la vittoria del centrodestra la si deve alla capacità avuta di ricompattare il ceto medio, da lungo tempo irritato per le troppe tasse e le forzature eccessive sui temi della tradizione e del senso comune. I grillini dal canto loro confermano una presa importante sul ‘lumpenproletariat’ come della piccola borghesia siciliana, ma non riescono a sfondare a causa delle forti perplessità esistenti sulla loro capacità di equilibrio nel governo. Comunque, risultano avvantaggiati dal forte astensionismo, che avrebbe fatto agio per le altre liste concorrenti, centrodestra in primis, giacché l’area del non voto è riconducibile prevalentemente ai moderati. Il centrosinistra e la sinistra crollano a causa della loro divisione, della gestione più che criticabile della presidenza Crocetta, della vuota epopea renziana.

Questa competizione elettorale comunque non è relegabile a fatto regionale, ma la sua valenza, come sottolineato da più parti, influenzerà sensibilmente le elezioni politiche prossime: in Sicilia ha ricompattato saldamente l’area tradizionalmente di governo, che in raccordo con le altre più importanti e popolose regioni del Lombardo-Veneto, potenzialmente ricostruisce una piattaforma di appoggio per la stabilità di governo e di consenso al centrodestra. Ma l’insidia maggiore verrà dal momento in cui Nello Musumeci dovrà governare.

La Sicilia ha un debito esorbitante che costringerà il nuovo governo all'economia sino all’osso, e giocoforza a falcidiare le aree parassitarie sinora sostenute dalle compagini governative precedenti. Si vuole sperare che Musumeci non si perda nella vuota retorica antimafia, dietro cui si sono annidati ambienti opachi, in un esercizio di ‘excusatio non petita accusatio manifesta’, che tanti guai ha procurato alla Sicilia. L’antimafia non si può che aiutare governando in modo trasparente, dando così credibilità al sistema democratico, e collaborando in questo modo con gli organi dello Stato preposti, che a quel punto diventeranno più efficaci e più lontani dall'idea di strumentalizzare la loro funzione in senso politico, come talvolta accaduto.

Ecco perché si chiede da subito di agire per ridurre drasticamente le spese improduttive, e di dedicarsi principalmente alla produzione del reddito nell’isola, al momento davvero striminzito. Sarebbe importante se come primo atto si lavorasse su una proposta dirompente per attirare gli investimenti nell’isola degli investitori nazionali ed internazionali. Una sorta di menù Sicilia che offra agli investitori occasioni da flat tax, aree di insediamento pressoché gratuite, servizi e concessioni di grande favore. Gli investimenti produttivi sono davvero la cura più importante per l'occupazione, per bonificare le aree di influenza mafiosa, per modernizzare la comunità. Agricoltura, turismo ed industria a quel punto non potranno che avvantaggiarsi di un programma così coraggioso, e la Autonomia Speciale a ridarsi un senso.

Raffaele Bonanni

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