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sabato 22 luglio 2017
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REGOLARE GLI SCIOPERI PER SVOLTA DEMOCRATICA

24 giugno 2017

Lo sciopero proclamato ed effettuato solo dai sindacati minori dei trasporti, tra i disagi dei viaggiatori italiani e turisti stranieri, ripropone nuovamente la esigenza di regolamentare il diritto di sciopero, se si vuole che questo esercizio costituzionale non sia vissuto in modo ostile dai cittadini. I guasti che provoca questa anomalia tutta italiana dovrà essere affrontata con serenità e fermezza se non vogliamo continuare nel disordine finora vissuto. La odierna situazione sul diritto di astensione dal lavoro, consente a qualsiasi  sindacato - privo di rappresentatività maggioritaria -, di proclamare lo sciopero anche in assenza di un'accertata verifica sulla consistenza di rappresentatività, nelle aree del lavoro pubblico ed nei servizi essenziali di grande valenza pubblica come trasporti. Basta da parte loro comunicare in tempi utili alle amministrazioni l'intento, per metterli in condizioni di predisporre soluzioni capaci di ridurre i disagi. Si dirà che quando si tratta di una minoranza o di un piccolissimo sindacato la questione si risolve da se, giacché una iniziativa di una limitata porzione di lavoratori è destinata sicuramente al flop? Ma non è così. Infatti, basta un numero basso di aderenti alla protesta, per scatenare un effetto a cascata di grande disorganizzazione; nei trasporti ancor di più a ragione  di orari che se saltati producono un effetto di moltiplicazione geometrica di ulteriori disguidi nelle interconnessioni di ogni altro tipo di servizio.

Ecco perché bisogna intervenire per fermare il disordine che non ha precedenti negli altri paesi civili nostri concorrenti. Naturalmente anche in queste altre Nazioni lo sciopero è considerato uno strumento di garanzia per i lavoratori nella dinamica delle relazioni dipendenti-impresa, ma per esercitarlo i loro ordinamenti giuridici prevedono che chi li promuove, anche in coalizione, abbia il requisito di possedere la volontà maggioritaria dei lavoratori. Qualcuno subito urlerà contro l'attentato al diritto di sciopero, ma tale accusa può benissimo rivolgersi a chi la fa. Infatti, le distorsioni di sistema che oggi si procurano alle comunità, qualora non dovessero essere corrette, farebbero crescere l'ostilità della opinione pubblica contro lo stesso diritto di sciopero. Dunque, chi si attarda a perpetuare ingiustificati disagi può diventare il peggior nemico di questo diritto di civiltà. Un diritto sensibile come è quello dell'astensione dal lavoro, e che comunque procura danni alla economia generale, alla azienda,ai cittadini, deve ben misurarsi con le esigenze di tutti. Poi si deve considerare anche la violazione del principio democratico, che si manifesta allorché una minoranza decide a scavalco di tutti gli altri lavoratori; un diritto così sacrosanto, non può essere utilizzato in modo scriteriato. In Parlamento, da tempo, sono depositati almeno due diverse soluzioni interessanti e valide proposte da Pietro Ichino e da Maurizio Sacconi. 

Ambedue le proposte si basano sul principio di maggioranza da adottare in simili situazioni nelle aziende per proclamare lo sciopero, in modo tale che in preparazione di una astensione dal lavoro, sia la maggioranza degli aventi diritto alla decisione a pronunciarsi in modo qualificato è certificato, a garanzia del rispetto della maggioranza delle opinioni tra i lavoratori. Si spera che il Governo faccia sintesi dei disegni di legge, le faccia proprie, e spinga il Parlamento a varare finalmente la soluzione di un problema che si trascina da troppo tempo. Si vuole sperare che Confindustria e le maggiori organizzazioni confederali dei lavoratori aprano anch'esse una discussione, e concorrano alla attesa svolta. Riformare il lavoro italiano è anche questo.
(ITALPRESS).

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