OROSCOPO
giovedì 19 ottobre 2017
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WEB TAX, L'EUROPA CONTINUA A RINVIARLA

8 ottobre 2017

Da un vertice europeo convocato ad hoc sullo sviluppo digitale era lecito aspettarsi una parola definitiva sulla tanto attesa web tax e invece, ancora una volta, nulla di concreto è stato deciso. Se non un ennesimo rinvio, pare alla primavera del prossimo anno. Così per vedere giustamente tassate le enormi entrate delle multinazionali, soprattutto americane, che spadroneggiano sulla rete, essendosi ormai di fatto imposte come monopoliste nei rispettivi settori di attività, dovremo ancora aspettare. E nel frattempo nessun passo vero in avanti è stato compiuto sulle modalità tecniche ed operative di questa forma di imposizione. E sarà molto difficile arrivare ad una ipotesi realistica di compromesso, stante la grande differenza che corre fra i differenti sistemi fiscali dei paesi UE, a partire dalle diverse basi imponibili e dalle diverse aliquote applicate sugli utili delle imprese. Il problema sta nella costituzione europea che lascia la materia fiscale alla esclusiva competenza dei singoli stati. Insomma una Europa unita dalla moneta, non lo è affatto dal punto di vista fiscale, con le evidenti distorsioni al mercato unico che vediamo di continuo. Capita così di vedere una Francia che tassa le imprese con una aliquota record del 36%, una Irlanda che invece attira le aziende con una tassazione minima del 12,5%, mentre in Italia si paga il 31,5%.  Una grande confusione sotto i cieli d'Europa, con la creazione di fatto di attraenti paradisi fiscali, dove sguazzano le varie multinazionali del web. Quelle come Apple e Amazon, vittime dei recenti strali di Bruxelles che ha chiamato in causa paesi come Lussemburgo e Irlanda che le hanno palesemente favorite.
La Commissione UE si sta spendendo per trovare un punto di compromesso. Quattro Paesi, Francia, Germania, Italia, Spagna, hanno detto che se non si troverà un accordo andranno avanti per conto loro, sfruttando una possibilità procedurale prevista dai Trattati UE. Ecco allora che qualche spiraglio per assoggettare questi colossi, che non pagando le tasse violano in modo aperto la concorrenza, potrebbe arrivare dalla fissazione almeno di una unica base imponibile su cui applicare le diverse aliquote fiscali. Magari, come vorrebbe il Premier francese Emmanuel Macron, in una forchetta che prevede una imposizione minima ed una massima. E con la possibilità di ripartire fra gli Stati membri i proventi di questa tassazione, nel caso di aziende che operano in diversi paesi dell'Unione. Il tutto all'interno di una ideale riforma fiscale che tassi gli utili di queste multinazionali laddove sono prodotti e non, come ora avviene, dove queste hanno fissato la loro sede. Ovviamente in quei Paesi che tassano al minimo questi proventi. Una Ue più unita, in grado di guardare oltre i singoli orticelli, è chiamata a compiere questo passo, per contrastare nel modo più legale possibile chi opera in Europa senza pagare le giuste tasse.

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