OROSCOPO
giovedì 19 ottobre 2017
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UE PIÙ FORTE ALLA PROVA DEI FATTI

17 settembre 2017

Provinciali come siamo, abbiamo individuato nell’atteso discorso sullo stato dell’Unione di Jean Claude Juncker, presidente della Commissione europea, il passaggio più importante nel positivo riferimento all’Italia. Unico Paese, assieme alla Grecia, a impegnarsi concretamente e con grandi sacrifici sul fronte dell’immigrazione. Ha fatto certamente piacere questo tardivo riconoscimento, ma ha oscurato il peso politico di un intervento destinato a lasciare il segno nel processo di integrazione europea. Il 2017 ha registrato passaggi importanti di questa fase di transizione. I populismi anti europei hanno registrato sonore sconfitte in Austria, Olanda, Francia. Le vicine elezioni tedesche segneranno con il loro esito scontato un altro punto importante a favore dell’Unione, con la vittoria di Angela Merkel o nella piu’ improbabile del suo oppositore socialista, comunque sostenitore di Bruxelles. 
Forte di questo, ma senza trascurare i problemi che poi vedremo, Juncker ha impostato uno scenario programmatico di lavoro assai stimolante. Serve una catena di comando più corta e incisiva, ecco perché allora vanno unificate le figure del presidente della Commissione e del Consiglio europeo. Il processo decisionale è più rapido soprattutto grazie ad un coordinamento con un Parlamento che va rafforzato nelle sue competenze. 

Sì deciso alla creazione di una figura super partes, che si chiami più o meno ministro europeo delle finanze, che ammanti di una lettura politica le decisioni che arrivano da Bruxelles con quelle tecniche, ma decisive, prese a Francoforte dalla Bce. In questo senso occorre creare una struttura di intervento per le situazioni finanziarie più critiche degli stati membri, trasformando il cosiddetto fondo salva stati, l’Esm, in un vero e proprio Fondo monetario europeo. Dice ancora Juncker che non si possono porre ostacoli al libero commercio, ma nel pieno rispetto della reciprocità. Ecco allora che serve un controllo sugli investimenti di imprese extra UE, specialmente cinesi e pubbliche, in settori strategici come la difesa, l’energia, le tecnologie di avanguardia. Questo perché una politica di successo dell’export delle merci europee è alla base della creazione di nuovi posti di lavoro. Una maggiore integrazione passa poi attraverso la messa in comune di competenze in settori delicati, come quello della difesa, dove il discorso si intreccia pesantemente con la politica e la crescita industriale, vedi il delicato caso italo francese di Fincantieri. Sullo sfondo poi la necessità’ di far diventare l’euro la moneta di tutti i 27 paesi, troppo netta oggi la differenza anche politica fra gli stati con la moneta unica e gli altri. Ma Juncker non sottovaluta i problemi, anche se non li ha voluti enfatizzare. In primis il lento e doloroso distacco della Gran Bretagna, con una Brexit che sarà operativa nel marzo del 2019. 

Un vulnus grave, forse irreparabile. E poi le resistenze di alcuni stati membri, come quelli cosiddetti di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia) al processo di integrazione ordinato degli immigrati nel tessuto europeo, con il totale e netto rifiuto degli accessi nei quattro paesi. 
E ancora, ma con risvolti particolari, i movimenti indipendentisti che si stanno muovendo con forza per staccarsi dalla costola madre. Vedi il desiderio della Scozia di indire un nuovo referendum per separarsi dalla Gran Bretagna, dopo la Brexit. Vedi il referendum del prossimo primo ottobre per una Catalogna indipendente da Madrid. Ma almeno in questi due casi sappiamo che le possibili (ma improbabili) nuove realtà nazionali hanno già dichiarato in anticipo il loro europeismo.
(ITALPRESS).

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