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giovedì 19 ottobre 2017
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SVOLTA ECOFIN SU CONTI E CRESCITA

17 giugno 2017

Forse siamo alla (s)volta buona. Il risanamento delle finanze pubbliche deve proseguire e intensificarsi, ma dovrà tenere conto del ciclo economico, conciliando l'equilibrio dei conti con le esigenze di una crescita congiunturale che si sta finalmente manifestando. 
A parlare non sono i leader politici che in questi anni hanno sottolineato la necessita di dare meno peso agli ottusi criteri di Maastricht a vantaggio di un allargamento finanziario a sostegno dello sviluppo, ma le conclusioni dell'Ecofin, il Consiglio dei ministri economici che da Bruxelles sembra finalmente dettare un cambio di passo, con questo adeguandosi alle indicazioni politiche che arrivano dai palazzi della Commissione. Ne sembra uscire pesantemente scalfito l'atteggiamento dei paesi del nord Europa che vedono nel ministro delle finanze tedesco, Wolfang Schauble, il loro inflessibile paladino. Vedremo se questa linea diventerà la nuova politica dei fatti concreti e in questo senso dovremo essere noi italiani fra i primi a rendercene conto. Per il 2018 infatti ci è stata chiesta una correzione del deficit di sei decimali, con un aggiustamento che vale 10 miliardi. Come è noto, il ministro Pier Carlo Padoan ha rilanciato proponendo invece un taglio di tre decimali che consenta di destinare alla crescita i cinque miliardi risparmiati. Ancora non abbiamo avuto dalla Commissione Ue risposta a questa richiesta, ma effettivamente è ancora presto. 

Certo ci presentiamo a Bruxelles ormai in altro modo rispetto al passato. Meno chiacchiere e proclami e più azioni concrete. Come la recente manovrina approvata sempre su richiesta di Bruxelles, che ci consente di tagliare gli ammontari oggetto delle clausole di salvaguardia sull'aumento dell Iva, qualora non centrassimo gli obiettivi dati. Insomma il nuovo corso europeo ha deciso di guardare ai criteri di finanza pubblica con occhio diverso, valutando più bonariamente questi parametri rispetto agli andamenti del ciclo economico nei paesi membri. Una occasione allora che non possiamo farci scappare, a partire dalla tanto attesa manovra di autunno che chiaramente dovrà essere varata dal governo in carica, allontanandosi almeno così pare il pericolo di elezioni anticipate. Una linea di azione è praticamente dettata dalle considerazioni dell'Ecofin sul Italia. A partire da quelle su un sistema tributario che non sostiene la crescita economica e si dimostra ancora inefficiente. Enorme il fardello fiscale sul sistema produttivo, fra i più alti nella UE. Gravissimo il peso del cuneo fiscale sui salari, che riduce il netto della busta paga in modo pauroso. Serve un taglio forte di questi balzelli soprattutto per i giovani; queste misure e non altre elettoralistiche, come i vari redditi di cittadinanza, sostengono la ripresa e il lavoro. Sempre la UE ci dice che per aiutare i conti pubblici urge un consistente programma di privatizzazioni bloccate anche da un momento di mercato poco favorevole. 

Come urge una radicale legislazione in tema di concorrenza, visto che finora le azioni avviate non hanno rimosso le rendite di posizione. Per non parlare del grave problema dei crediti deteriorati delle banche che pesano sulla erogazione del credito alle imprese. Un buco grave nei bilanci delle banche causato non solo dalla recessione, ma come ha più volte detto il Governatore della Banca d'Italia, anche dalla mala gestio dei banchieri. Insomma occorre adeguarsi al passo della nuova Europa con decisioni di finanza pubblica, e non solo, che creino quel clima di fiducia più volte auspicato anche dalle nostre autorità economiche e monetarie. I presupposti ci sono, con una ripresa in atto e con una Europa finalmente non più ostile.
(ITALPRESS).

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