OROSCOPO
giovedì 19 ottobre 2017
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PER LA BREXIT TEMPI LUNGHI, MAY FRENA

24 settembre 2017

Era un discorso molto atteso quello pronunciato venerdì dalla premier britannica Theresa May. Già la scelta della sede, Firenze, capitale della cultura italiana, culla del  Rinascimento, faceva presagire un approccio morbido per spiegare la uscita della Gran Bretagna dalla UE. Dopo i toni assai duri dei mesi scorsi, che avevano preceduto le elezioni, miseramente fallite negli obiettivi di rafforzamento della sua maggioranza. Avendo come conseguenza un partito conservatore spaccato fra i fautori di una soft Brexit e quelli di una hard Brexit. La May, tenendo conto di questo stallo che mette in pericolo il suo governo, ha giocato un po' a rimpiattino. Apertura per una trattativa ragionevole senza strappi, tempi lunghi di almeno cinque anni, fino al 2021, per l'effettiva uscita dalla UE, ma non dall'Europa come ha retoricamente sottolineato. Le difficoltà con le quali i conservatori si muovono fanno pensare che oggi la consultazione del 2016 avrebbe un esito opposto. Sul fronte interno le aziende sono preoccupatissime per gli effetti nefasti dell'addio alla UE. Molte multinazionali hanno già abbandonato Londra, destinazione Francoforte e la Spagna. Soprattutto quelle finanziarie e le banche. Le prospettive di crescita della economia si stanno restringendo, la svalutazione della sterlina contro euro e contro dollaro ha fatto crescere i prezzi al 3%. La May ha chiesto creatività e flessibilità per descrivere il modello di accordo che andrà chiuso fra le parti. Con ciò respingendo quelli che oggi vedono da un lato la UE e dagli altri la Norvegia, il Canada, la Svizzera. 

Accordi bilaterali che però non prevedono impegni stringenti, ma molte eccezioni. La premier inglese promette aperture alla libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone. E va oltre dicendo che nulla cambierà per la sicurezza, la cultura, la ricerca e la istruzione. Più di così...Offre garanzie ai cittadini UE già oggi in Gran Bretagna, ma chiede piena reciprocità. Insomma reclama una trattativa speciale, ad hoc per il suo Paese. Ma intanto per ora non offre moltissimo, se non la assicurazione di un contributo ancora pieno alle casse europee per due anni, e poi si vedrà. Del resto il timore di una uscita senza accordo fa tremare le gambe ai governanti inglesi. Significherebbe veder applicati dazi sulle merci esportate, che arriverebbero fino al 14% per i prodotti agricoli. Quindi il discorso di Firenze ha voluto fissare una tabella cauta di marcia più per il fronte interno, per chi vorrebbe continuare con la linea dura, che per quello di Bruxelles. Quello che sta accadendo a Londra potrebbe ripetersi per altri paesi, per questo la UE terrà per il momento un atteggiamento intransigente. Anche per mandare un messaggio ai quei populismi che in altri Paesi ipotizzano una uscita dalla UE. Le conseguenze economiche sarebbero nefaste, con costi sociali altissimi.
(ITALPRESS).

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