OROSCOPO
giovedì 24 agosto 2017
logo

LIBERALIZZAZIONI, QUESTE SCONOSCIUTE

17 febbraio 2017

E’ esplosa anche quest’anno, puntuale, la protesta dei tassisti italiani contro la crescente concorrenza portata alla categoria dai nuovi attori del mercato del trasporto urbano, come Uber, e da vecchi attori molto più forti di prima, come i noleggiatori. La "colpa" è del Governo che non è ancora intervenuto con una disciplina legislativa, peraltro prevista dal ddl concorrenza, provvedimento che sta invecchiando in Parlamento. E per metterci una pezza ha rinviato a fine anno, con il decreto Milleproroghe, l’attuale confusione normativa, scaldando gli animi della vivace corporazione. I torti della politica e dei governi che si sono succeduti in questi anni stanno in questo ritardo regolamentare, ma anche nella mancanza di interventi sulla sicurezza dei trasporti non di linea, affidati a chiunque si dichiari "autista", e nel non controllo della giungla che si è creata sul traffico delle licenze taxi, teoricamente gratuite e che sappiamo invece scambiate a carissimi prezzi. Di contro abbiamo l’ostinazione di una categoria che non vuole registrare i profondi mutamenti del mercato della mobilità urbana, in cui si stanno affermando in tutto il mondo nuovi protagonisti, figli delle nuove tecnologie. E’ un panorama che si andrà sempre più indirizzando verso questo tipo di servizio, in cui l’uso delle automobili sarà condizionato in toto dal successo della tecnologia. 

Basterà aspettare poco tempo, quello necessario a far diventare adulti e decisori i nostri figli, cresciuti e allevati in un ambiente sociale dominato da smartphone, App, servizi informativi on line. Di questo anche i tassisti si stanno in parte rendendo conto, visti i primi timidi tentativi di adeguarsi a questi sistemi di chiamata e prenotazione. Ma la rivolta di questa categoria è la raffigurazione palese di come le liberalizzazioni "all’italiana" rappresentino nella quasi generalità dei casi una storia di fallimenti. La chiusura delle lobby che per decenni hanno sfruttato la loro posizione di rendita ai danni del consumatore, degli utenti, dei risparmiatori è sotto gli occhi di tutti, ognuno ha la sua storia negativa da raccontare. In Italia solo la legge, a partire dalle inespresse e famose "lenzuolate" dell’allora ministro dell’Industria, Pierluigi Bersani, ha potuto far qualcosa, imponendo addirittura tempi e modalità operative precise per tutelare il cittadino esposto alle angherie di mercati chiusi e monopolistici. Solo così si può spiegare il ricorso del legislatore al varo di provvedimenti che hanno ormai assunto (i ddl "concorrenza") un ritmo quasi annuale. Solo così si possono spiegare i ripetuti interventi dell’Autorità Antitrust tesi a reprimere comportamenti lesivi della concorrenza, in tutti i comparti di attività economica. Manca in modo quasi totale quella autoregolamentazione di settore che impedisca interventi coercitivi ed eviti l’interessata levata di scudi delle categorie "toccate". 

Tranne rare eccezioni (fra queste forse quella della telefonia mobile) ovunque possiamo quotidianamente constatare fortissime resistenze al cambiamento, nel momento in cui il consumatore decida di cambiare gestore di servizi, in qualunque campo. Non dobbiamo allora stupirci se la protesta prenda poi le forme che vediamo oggi nelle piazze. Anni di incontrastato monopolio hanno reso più forti le lobby, relegando, come nel caso di questi giorni, il cittadino a mero soggetto terzo, senza avere nessuna voce in capitolo. E dire che è quello che paga.
(ITALPRESS).

Share |


Commenti disabilitati per questo articolo