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martedì 19 settembre 2017
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LAVORO, CHI ATTACCA POLETTI DOVE VIVE?

31 marzo 2017

"Meglio giocare a calcetto piuttosto che inviare curriculum": attorno a questa frase del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, si è consumata un'inutile settimana di polemiche e dibattiti, interviste, paginate di giornali, inchieste televisive. La battuta del ministro, estrapolata 'sapientemente', da una sua lunga conversazione con alcuni studenti, ha dato fuoco alle polveri ignorando ovviamente la spiegazione che Poletti ha fornito intendendo "il calcetto come la metafora dell’importanza delle relazioni sociali". Il ministro non è nuovo a uscite un po’ troppo istintive, ma quasi sempre espressione della 'pancia' popolare. Anche in questo caso, sia pur ammettendo che un ministro dovrebbe ponderare meglio quello che dice, ci si viene da chiedere dove vivono coloro che si scandalizzano. Dove vivono i politici che fanno delle relazioni sociali, per non parlare di quelle che sfociano in comportamenti censurabili, la loro occupazione quotidiana; dove vivono le centinaia di commentatori, anche da strapazzo, sempre pronti ad accusare la scarsa attenzione data ai meritevoli e a denunciare la fuga dei nostri giovani cervelli all’estero impossibilitati a emergere in Patria, a causa della soverchia attenzione data al sistema delle conoscenze. Per non parlare di quella folla, prevalentemente anonima, creata dalla rete e dai social che emette a raffica sentenze da quattro soldi. Allora prendiamo atto che il Bel Paese è la culla delle relazioni, indispensabili a cercare e a trovare lavoro, parola che assume il suo connotato più classico nella raccomandazione. 

Una recente ricerca dell’Isfol, rilanciata in settimana da la Repubblica, ci dice che il canale di ricerca del lavoro maggiormente utilizzato in Italia sono appunto gli amici, i parenti, i conoscenti, attraverso i quali trova occupazione un terzo delle persone. Percentuale che scende al 20,4% quando ci si propone di persona, attraverso curriculum o altro. Che una situazione di questo tipo non sia il massimo è fuori di dubbio. Il curriculum vitae rimane lo strumento da privilegiare per raccontare al potenziale interlocutore quali sono le caratteristiche della formazione avuta, le attitudini, le proprie aspirazioni professionali. E’ non è certamente un caso che ormai da anni gli esperti nella ricerca di personale consigliano vivamente di accompagnare alla descrizione delle competenze professionali e degli studi anche quali sono le attività svolte nel quotidiano, dallo sport al volontariato, alla partecipazione in enti e associazioni. E anche cosa si è fatto da giovani, dalle esperienze come scout ad aver frequentato scuole di musica. Insomma si vuole sapere dal candidato quale è la sua capacità di tessere relazioni, di poter costruire una rete di rapporti. 

Una rete che se ben costruita diventa poi indispensabile per cercare una attività o rinforzarne una già avviata. Cosa sono le migliaia di circoli sportivi e associativi vari, se non punti in cui si coltivano anche rapporti di lavoro? Ecco allora che l’ultima di Poletti non va cestinata come una mera boutade, ma come una constatazione che descrive una componente essenziale di quel mix indispensabile per avviare una attività, cercare di inserirsi nel mondo nel lavoro, migliorare quello che già si ha. Alla base, sia ben chiaro, rimane lo studio, la formazione professionale, l’imparare un mestiere. Alla base, ancora, il conoscere, inteso non solo come mero studio delle competenze di settore, ma l’essere informati sulle vicende della società, quindi informazione e non solo formazione. Ma nel cocktail non può mancare la capacità di relazionarsi con gli altri, di tessere rapporti, chiamatelo calcetto o come volete.
(ITALPRESS).

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