OROSCOPO
giovedì 19 ottobre 2017
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LA PAZIENZA DI DRAGHI, L'AUTOGOL DI MAY

9 giugno 2017

Con le elezioni politiche in Francia e quelle amministrative in Italia, si chiuderà domenica una settimana veramente intensa per l'Europa, caratterizzata dal voto anticipato in Gran Bretagna e dalle prime modifiche alla politica monetaria lasciate trapelare dalla Banca centrale europea. 
Il risultato elettorale di Londra boccia clamorosamente le intenzioni della premier Theresa May che voleva uscire dalla consultazione con una maggioranza più forte di prima, in grado di portare avanti la trattativa con Bruxelles in modo forte, di attuare insomma quel programma definito hard  Brexit. Ha perso la sua scommessa e con il suo autogol apre ora scenari di incertezza, ma sicuramente più dannosi per Londra, sulla trattativa che dovrebbe partire fra dieci giorni per chiudersi nel marzo del 2019. Il Paese ne esce indebolito e fragile come dimostra la caduta della sterlina, ma i mercati non piangono visto che vedono allontanarsi il rischio di una trattativa dura ed economicamente dannosa per gli investimenti finanziari. Con un auspicabile rilancio della iniziativa Ue che politicamente significa il rafforzamento dell'Europa più tradizionale, attorno ad un asse franco tedesco che potrebbe estendersi, se saremmo intelligenti, all'Italia. Di fronte a questo segnale di instabilità politica ed economica, si staglia ancora una volta la certezza della politica monetaria condotta dalla Bce guidata da Mario Draghi. Con un programma semplice, basato sul motto pazienza, fiducia, persistenza, il presidente della Bce ha detto che siamo in una fase di delicato passaggio in cui la ripresa è evidente, ma non ancora consolidata in modo irreversibile. Non dunque in grado di far archiviare ancora il programma di sostegno che prevede fino a dicembre la prosecuzione degli acquisti di titoli pubblici e non, e non ancora così forte da poter consentire un annuncio certo sul rialzo dei tassi che rimarranno invece bassi ben oltre la fine del programma di acquisto dei titoli. Ma per la prima volta Draghi non ha detto che i tassi potranno  ulteriormente ridursi. E non c'è fretta visto che l'inflazione stenta a raggiungere il target ideale della Bce fissato attorno al 2%. Nonostante l'economia cresca meglio del previsto, l'inflazione aumenta solo per effetto dei prezzi del petrolio. Manca quasi del tutto infatti lo stimolo alla crescita portato in modo sano dall'aumento dei salari. Non salgono per effetto soprattutto di politiche del lavoro fortemente improntate alla flessibilità di questo mercato, che produce nuova occupazione ma di bassa qualità, e dunque fatta di stipendi contenuti. Infine Draghi ha lanciato un messaggio chiaro ai Paesi, come il nostro, afflitti da conti pubblici deboli, bassa crescita, ritardo nella adozione di riforme strutturali. Il presidente della Bce non ha fatto ovviamente nomi, ma ha detto che saranno questi i Paesi colpiti dal futuro rialzo dei tassi, non potendo certo essere la Bce a sostenere i bilanci pubblici degli Stati.
(ITALPRESS).

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