OROSCOPO
giovedì 23 marzo 2017
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LA COLOMBA YELLEN AMMANSISCE TRUMP

17 marzo 2017

Con il primo intervento sui tassi di interesse dopo l’insediamento di Donald Trump, la Federal Reserve americana conferma la sua linea di restringimento della politica monetaria, alla luce delle mutate condizioni congiunturali. Con il rialzo del costo del denaro di un quarto di punto, nella forchetta compresa fra lo 0,75 e l’1%, viene di fatto sancita con la decisione del Comitato guidato da Janet Yellen la ritrovata spinta dell’economia USA, grazie ad una ripresa dell’occupazione (il tasso dei senza lavoro è attorno al 4,7%) e un tasso di inflazione ormai consolidato verso quel 2% che costituisce l’obiettivo ideale della Fed. La Yellen ha impresso alla sua azione un ritmo chiaro e dichiarato nel tempo, anticipando altri cinque ritocchi all’insù da qui alla fine del 2018. 

Guadagnandosi cosi la fama meritata di ‘colomba’ e ricevendo l’immediato apprezzamento dei mercati e degli osservatori. Insomma, stando anche alle sue prime parole, ha voluto dare un benvenuto del tutto particolare e concreto al nuovo inquilino della Casa Bianca che ha invece dimostrato finora nei suoi confronti una certa diffidenza, dovuta forse anche alla sua vicinanza con i democratici. La possibile riconferma alla scadenza del prossimo anno è tutta da guadagnare, ma la concretezza della Yellen è quanto di più prezioso per sostenere l’espansionismo voluto da The Donald. Concentrato come è su un programma di forte impulso agli investimenti pubblici in infrastrutture (1000 miliardi di dollari), sul taglio pesante delle tasse, sulla deregulation dei mercati finanziari, sulla ripresa dei finanziamenti per l’industria militare, è quanto mai bisognoso di un forte bilanciamento rispetto a questi programmi che sono nell’immediato destinati ad aumentare il debito pubblico (le uniche entrate per ora sembrano quelle derivanti dal taglio dell’Obama care). 

Cosa c’è allora di meglio di una Fed condotta con intelligenza e lungimiranza che assecondi la crescita dell’economia, ma ne raffreddi gli effetti perversi anche sul fronte dell’inflazione? C’è da scommettere su un lungo annusamento fra i due protagonisti della scena Usa, ma Trump non potrà sbarazzarsi a cuor leggero di una come la Yellen, magari promuovendo uno yes man poco capace e inesperto. Ma la Yellen conosce le previsioni di crescita che per il Pil parlano di un aumento fino al tetto del 3% nel 2019 e ignora volutamente quelle dell’entourage di Trump che vede questo dato già raggiungibile nel 2018, grazie alle politiche di sviluppo della nuova Amministrazione. Detto che con questa mossa miss Yellen ha voluto di fatto comunicare al mondo che l’economia americana ha imboccato un sentiero di consolidamento, occorre vedere quali saranno le ripercussioni nel mondo occidentale. 

Per assurdo la decisione Fed rende evidente il ritardo accumulato dall’Europa dopo i lunghi anni della recessione. Non per niente la Bce ha confermato i suoi programmi difensivi per una politica monetaria molto accomodante, basata sugli acquisti di titoli almeno fino alla fine dell’anno. Mario Draghi finalmente sorride incoraggiando alla fiducia, ma si dimostra ancora estremamente cauto per le troppe tensioni alle porte. Vinta la  battaglia olandese, sono prossimi due appuntamenti ben più pesanti. Quello francese dove il populismo si preannuncia minaccioso con rischi per la tenuta dell’euro e quello tedesco di settembre. In questo caso, comunque andrà, la moneta comune non è in pericolo, ma quello che preoccupa è la lunga campagna elettorale. Con Draghi e la sua Bce nel mirino della critica per la sua politica di tassi bassi, pur in presenza di una inflazione tedesca che ha rialzato la testa.
(ITALPRESS).

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