OROSCOPO
giovedì 19 ottobre 2017
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DRAGHI E L’ARTE DELL’EQUILIBRIO

10 settembre 2017

Il bravo acrobata è quello che grazie a una perfetta preparazione, esegue il suo numero garantendo la sicurezza necessaria per compiere l'esercizio correttamente e senza correre pericoli. Mario Draghi anche giovedì ha dato prova di questa sua innata dote di equilibrio, mandando all’opinione pubblica segnali chiari e inequivocabili sulla situazione economica e sull’atteggiamento obbligato che la Banca centrale europea deve tenere per sostenere e accompagnare una ripresa ancora fragile. Nelle sue precedenti vite professionali, Draghi non ha mai esplicitato le sue capacità di comunicazione, pregio che invece in questi anni a Francoforte ha dovuto affinare e dimostrare. Questa volta, nella forse non amata ma dovuta conferenza stampa pubblica che segue la riunione mensile del direttivo Bce, doveva dire due-tre cosette di un certo peso. 

Che la fase congiunturale più difficile si conferma alle nostre spalle e, quindi, siamo alla vigilia di un ritorno alle più normali politiche monetarie con l’avvio del cosiddetto tapering, vale a dire l’uscita dalla massiccia campagna mensile di acquisto di titoli che in questi anni ha garantito la tenuta del sistema. Che però non si può far bisboccia visto che molti tasselli si devono ancora sistemare in Europa. E che i dati sull’andamento dell’inflazione e dei cambi preoccupano ancora, e non poco. SuperMario ci è riuscito, ha detto tutto ciò, senza deludere i mercati, ma senza ubriacarli, a parte un leggero rafforzamento dell’euro che ci stava. 

Ha dato appuntamento alla riunione del 26 ottobre per saperne qualcosa di più sul programma di riduzione dello stimolo monetario a partire da gennaio, che sarà probabilmente non impattante ma graduale. Ma ci ha detto che per quanto la ripresa si stia consolidando, al punto di rivedere al rialzo le stime, essa è minacciata da una inflazione ancora lontana dal target ideale del 2%., e che su questo pesa un euro troppo forte contro il dollaro, fattore che incide in modo frenante sulla salita dei prezzi, visto che il costo delle merci importate cala deprimendo l’inflazione. E allora ha detto in modo esplicito che il rapporto di cambio sarà attentamente monitorato prima di prendere qualsiasi decisione. Sarà oltremodo difficile incidere su questo valore, in presenza di due fattori coincidenti, ma indipendenti. Da un lato, quello virtuoso, è la ripresa economica europea; dall’ altro, quello negativo, è la debolezza della incerta politica Usa di Trump, a partire dalla ricetta economica. Pesano poi, imponderabili, altri fattori a cominciare dal più pericoloso, ovvero la preoccupante crisi legata alla minaccia nord coreana. Sul fronte interno, quello continentale, nel valutare le prossime mosse Draghi non può ignorare alcune spinte e preoccupazioni che arrivano da alcuni paesi membri. In Germania è forte la pressione per il ritorno ad una politica ordinaria di tassi di interesse che premi il risparmio dei tedeschi. Di contro preoccupa la situazione di quei paesi, come l’Italia, che hanno goduto in questi tanti mesi dell’ombrello aperto dalla Bce con l’acquisto di titoli. Sullo sfondo un dibattito che comincia a chiedere a Francoforte un ruolo più ampio e nuovo: nella sua missione non solo il "vecchio" obiettivo della tenuta dell’inflazione. Ma più forza e spazio alle politiche di tutela del risparmio e di controllo sulle banche.
(ITALPRESS).

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