OROSCOPO
mercoledì 26 aprile 2017
logo

BREXIT, ARRIVA LA RESA DEI CONTI

7 aprile 2017

Da mesi una buona parte degli osservatori politici ed economici non ha dubbi: "avete visto, con la Brexit non è successo nulla" anzi, la Gran Bretagna sta avendo grandi benefici dalla decisione refendaria e cosi via. Naturalmente punti di vista e pareri che hanno portato molta carne al fuoco per coloro che sostengono le tesi del populismo europeo, favorevoli ad una uscita dall’euro e dall’Europa. Ma in queste settimane le cose stanno rapidamente cambiando e in queste ore se ne sta rendendo conto anche il Governo inglese guidato dall’oltranzista Teresa May. La tenace leader ha dovuto mettere la marcia indietro rispetto al suo bellicoso programma di "exit" dopo i solidi paletti che Bruxelles ha piantato sul suo percorso.  May si è mossa malissimo. Facciamo un passo indietro. 

Il referendum sulla Brexit era solo consultivo, serviva una decisione formale del Governo per metterlo in pratica ed è stata solo una sentenza della Corte suprema inglese a ad esprimere la necessità che fosse il Parlamento a pronunciarsi in questo senso.  May ha parzialmente aggirato la pronuncia facendo invece votare il Parlamento sull’attivazione dell’art.50, quello che prevede nel Trattato UE la richiesta di uscita. Teoricamente, secondo alcuni giuristi, ci sono spazi per bloccare tutto il processo, anche se ci sembra un caso estremo. Ma di vero invece ci sono gli stop dell’Europa alla faciloneria britannica, che puntava ad un negoziato parallelo che vedesse allineati sullo stesso piano i colloqui per l’uscita e la trattativa per regolare i rapporti fra la Ue e la Gran Bretagna. 
Non se ne parla, ha detto Bruxelles: prima si chiude il negoziato e poi si apre il tavolo per il futuro accordo commerciale fra le parti. Ancora. May voleva immediatamente cambiare le regole sulla immigrazione in Uk, ma si è invece resa conto che bloccare le frontiere avrebbe danneggiato il suo Paese e quindi per i prossimi anni non dovrebbe cambiare sostanzialmente nulla. 

Dovrà anche prepararsi ad adeguare il sistema interno, pieno di eccezioni ed anomalie tutte inglesi, se vorrà trovare una intesa di lungo respiro. Bruxelles, per esempio, ha già chiesto l’abolizione dei paradisi fiscali britannici che tanto hanno favorito l’evasione e l’elusione in questi anni. A cominciare da quello delle Isole Vergini e delle Cayman Islands, paradisi degli evasori. Il 29 aprile il Vertice dei capi di stato e di governo approverà le linee guida negoziali da usare nelle trattative con Londra. Da allora partiranno i due anni faticosi che condurranno al divorzio definitivo. Una fase delicata, difficile, estenuante: si calcola che dovranno ogni giorno essere riviste fra le 40 e le 100 norme riguardanti regolamenti e direttive europee. Il tutto con una tagliola sociale e scabrosa, visto che questo negoziato peserà anche sul destino e sulla vita dei 3,5 milioni di cittadini europei che vivono e lavorano in Inghilterra e sul milione e mezzo di inglesi che si trovano nella UE. Per ora tutto è avvolto da una pesante nebulosa. Per alcuni settori economici un vero e proprio guazzabuglio.

L’aviazione civile, per esempio, vive fasi di profonda incertezza. Le compagnie aeree, che vendono con grande anticipo i pacchetti di biglietti, non sanno che fare visto che le rotte europee sono regolate da un accordo europeo che si chiama Open Skyes. L’industria nucleare è nel guado: gli approvvigionamenti sono fissati da regole comuni europee con gli accordi Euratom. Parliamo di intese da cui il Regno Unito uscirà. Per non parlare degli accordi che consentono la libera circolazione degli studenti e dei lavoratori. Un altro capitolo delicato è quello dell’industria finanziaria europea, che ha fatto di Londra la sua capitale e che ora si chiede dove ricollocare sedi e addetti. Insomma siamo pronti a scommettere su una rapida ritirata del Governo di Londra dai suoi atteggiamenti più oltranzisti, anche perché il 47% dei suoi cittadini è per l’Europa e pezzi importanti del suo territorio politico e geografico, come la Scozia, sono pronti a ribellarsi.
(ITALPRESS).

Share |


Commenti disabilitati per questo articolo