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mercoledì 22 novembre 2017
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60 ANNI UE, CELEBRAZIONE SENZA SOSTANZA

24 marzo 2017

I 60 anni dei Trattati di Roma, celebrati fra foto di rito, dichiarazioni comuni e tanti tanti buoni propositi, cadono nel  momento peggiore della storia europea. Sessanta anni portati assai male, trascorsi bruciando per strada quello che i padri fondatori e i loro primi figli avevano combinato di buono. La costruzione europea ha subito pesanti colpi, inferti per assurdo dagli stessi paesi membri, incapaci di guardare al futuro, capaci solo di mettere in piedi una perfetta macchina da guerra che ha generato una oligarchia fatta di burocrati, con la loro degna capitale Bruxelles. Siamo arrivati adesso a un punto di svolta, al bivio decisivo. Fra la trasformazione dell’Unione in una serie di classi differenziate fra paesi più ricchi e virtuosi e gli altri che arrancano, che si dovranno accontentare di saper bene ubbidire ai primi. E l’altra strada, quella che inevitabilmente porta invece alla profonda revisione dei Trattati, per prendere atto di una realtà profondamente cambiata rispetto al 1957 e anche rispetto alla fatidica scelta di Maastricht del 1992. Imboccare questa seconda via significa cogliere la gravità del momento e farne tesoro per cambiare in meglio. Occorre fronteggiare due pericoli entrambi assai seri. Il primo quello generato dall’arrembante crescita dei movimenti populisti, anti Europa e anti euro. Il risultato delle elezioni olandesi non deve illudere, fra un meno di un mese avremo le consultazioni in Francia, ma più in generale questa spinta appare ormai chiara in tutte le nazioni del continente. 

E ancora si deve manifestare il vero effetto negativo di quello che rappresenta e rappresenterà Brexit. L’altra incognita, relativamente nuova, è quella determinata dal rinnovato nazionalismo della Russia, un fattore politico in grado di generare profondi mutamenti anche sul piano della difesa, terreno questo sul quale come è noto rimane assente una politica comune. Per non parlare poi di due seri problemi ormai quasi tradizionali per la loro forza consolidata, come quelli del terrorismo e dei fenomeni migratori. Se dopo le celebrazioni romane, non si porrà sul tavolo con decisione questo tema della riscrittura degli accordi vorrà dire che non si è capaci di costruire un nuovo progetto politico al passo con i tempi, buttando a mare una volta per tutte le burocrazie tecniche che hanno preso il controllo dei palazzi di Bruxelles. C’è da salvare, rinforzare e cambiare in meglio quello che di buono si è fatto. A partire dalla moneta comune che ci ha preservato dal disastro della crisi finanziaria, proteggendo in gran parte i risparmi delle famiglie e delle imprese. Ma occorre al contempo dare alla politica economica una guida europea, salda e intelligente. Intervenire con decisione sulle normative inutili che non hanno impedito il sorgere di gravissime crisi bancarie, con norme dagli effetti devastanti. Come quella del bail-in che ha scaricato sui risparmiatori e sugli investitori gli effetti patrimoniali negativi dei reati finanziari e della cattiva gestione dei vertici delle banche. Si dovrà puntare decisamente sulle politiche di crescita e di sviluppo degli investimenti, rimuovendo regolette e parametri ormai superati. 

Bisogna fare in modo che l’Europa diventi soggetto economico trainante, in grado di indicare una rotta, mentre fino a ora ha sempre subito gli impatti negativi derivanti dalle altre aree del mondo, come la crisi dei sub prime dimostra. Far questo significa operare con saggezza per evitare che si aggravi il problema del debito, e agendo su leve che favoriscano l’occupazione. Un Continente che ha partorito quella fantastica idea dell’Erasmus deve dare continuità al progetto di inclusione dei giovani nel mondo del lavoro, affiancando questa tema al mantenimento di uno stato sociale senza uguali al mondo. Ecco che allora Roma deve diventare ancora una volta un punto di partenza per la creazione di un modello che punti alla condivisione delle sovranità nazionali, evitando un sistema che assicuri il prevalere di quelle più forti sulle più deboli.
(ITALPRESS).

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