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giovedì 24 agosto 2017
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REFERENDUM, HA VINTO IL POPOLO CONTRO L'ÈLITE

6 dicembre 2016

Il voto di domenica ci dice una cosa su tutte: gli invisibili si riaffacciano, come possono e quando possono, sul terreno da cui sono stati cacciati. Il terreno è quello della democrazia rappresentativa, quella del voto. Erano stati cacciati da quei territori che prima avevano conquistato, nel ciclo politico, economico e sociale precedente a quello contemporaneo, il ciclo del dopoguerra, quello dei trent'anni gloriosi quando, come popolo e come classi subalterne, avevano saputo conquistare il compromesso sociale e democratico europeo. Erano stati cacciati da li dallo svuotamento della democrazia, svuotamento che ha reso il loro voto irrilevante al fine di determinare le scelte politiche del Paese. Soprattutto erano stati cacciati da lì dalla disuguaglianza che il nuovo sistema ha eretto a regime.
Il sistema economico e sociale veniva così costruito dall'élite dirigenti contro di loro. La costruzione di un sistema oligarchico avrebbe dovuto garantire, contro di loro, le élite stesse. Se non ché il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. 

La rivolta è allora covata nel profondo della società per mille vie, anche le più diverse tra loro.
Le élite le hanno ignorate, negate e combattute sia nelle loro proteste che nelle loro attese. Le hanno condannate come passatiste, irrazionali e, al fine, populiste. Esse non si sono accorte che la cattedra da cui proveniva la scomunica era sempre più screditata.

Il conflitto tra il basso e l'alto della società ha così sempre più occupato l'intero campo della politica. Gli invisibili hanno trovato le strade per diventare visibili e persino potenti. Non sempre la strada scelta è quella che porterà loro i frutti attesi, si pensi alla vittoria di Trump negli Usa. Ma un ciclo politico è finito. 

La stabilità politica ha smesso di essere l'asse pigliatutto. Anzi, adesso, quando le élite perseguono la stabilità (per proseguire nelle loro politiche), si genera, al contrario proprio l'instabilità. Come per gli apprendisti stregoni. Il referendum di domenica  scorsa ne è stata la conferma più evidente.

Il suo clamoroso risultato non è stato la vittoria di una parte politica su un'altra, ma è stata la vittoria del popolo contro le élite. Tanto più esse  si sono strette attorno al governo di Renzi, il promotore della controriforma costituzionale, tanto più esse hanno contribuito alla sua sconfitta. Al contrario, le popolazioni  più colpite dalle politiche di austerità e di spoliazione dei diritti dei lavoratori sono diventate il motore del no e della sua clamorosa affermazione. Il voto dei giovani ne è la conferma più evidente.

La prima generazione che nel secondo dopoguerra sta  peggio di quella che l'ha preceduta va all'opposizione del sistema. Ha vinto il popolo contro le élite e contro il governo.
Ha vinto con un voto di protesta e di opposizione che ha riempito le vele del fronte del NO.

Un NO forte perché specifico, cioè direttamente riferito al quesito referendario e espresso in nome della Costituzione repubblicana, e perché generale, cioè manifestatosi contro la politica di cui sia il referendum che il governo Renzi sono stati l'espressione in Italia. E' stato un voto di popolo e perciò anche imprevedibile prima che si potesse manifestare. Nessuno aveva, infatti, previsto un risultato di tale imponenza per il NO. 

In realtà era impossibile farlo prima che gli invisibili diventassero visibili. E adesso cambia tutto, il tradimento delle élite e i loro chierici ci ha condotti nel regno dell'instabilità, che è il regno dell'evidenza della crisi di società.

Fausto Bertinotti

 

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