OROSCOPO
lunedì 21 agosto 2017

CALCIO È ANCHE STRUMENTO INTEGRAZIONE

Italo Cucci

29 novembre 2015

Quando meritatamente la Nazionale fu eliminata al Mondiale sudafricano, ai vertici del calcio si cercarono naturalmente scuse per spiegare il presente/passato e prospettive per garantire un miglior presente/futuro che peraltro stiamo ancora cercando, dopo il fallimento brasiliano. Fra queste idee innovatrici, un'apertura sociopolitica alle nuove etnie numericamente affermatesi in Italia. E fu presa a modello la Germania, via via determinata a "nazionalizzare" cittadini di origine turca, slava e via discorrendo. Come se noi in materia fossimo pivellini: noi, gli "scopritori" degli oriundi (quasi sempre provenienti dall'Argentina e Paesi limitrofi, il Paese più...italiano del mondo) coi quali abbiamo vinto i Mondiali del '34 e del '38 prima di incappare nel disastro del 1958, quando a Belfast fummo esclusi dalla massima competizione per l'uso scriteriato di oriundi come Ghiggia, Schiaffino, da Costa,

Montuori, Pesaola, e ancora - nel '62 - Sormani, Altafini, brasiliani, e i tre argentini detti "angeli dalla faccia sporca" Angelillo, Sivori e Maschio; il primo, Valentin, è ancora titolare del record di gol segnati in Serie A, 33; il secondo, Omar, è ufficialmente il primo Pallone d'Oro italiano. L'attenzione - interessata - agli stranieri d'Italia c'è sempre stata, anche politicamente, perché l'appello agli "italiani lontani", figli o nipoti di emigranti, era funzionale alle idee del Regime anteguerra, utile all'Italia del dopoguerra '45 che spediva con una seconda ondata oltreoceano i figli più sfortunati a cercare risorse vitali. 

Oggi il calcio non ha - se non in parte - questa funzione pratica che ricorre alle "italianizzazioni" di comodo ma uno scopo più alto, davvero sociale: quello di favorire l'integrazione dei tanti giovani d'origine straniera, soprattutto extracomunitari, nati o cresciuti in Italia proprio come capitava agli italiani e ai loro figli sbarcati nelle Americhe in stato di necessità. 

Noi eravamo spinti dalla fame, i nostri pacifici "invasori" sono spinti dalla fame e dalla guerra ed è un impegno importante, quello che il mondo dello sport si assume, di combattere con loro e per loro questa nuova Apocalisse, piuttosto che limitarsi ad arricchire pedatori e atleti già arricchiti nel Continente più spendaccione del mondo, l'Europa. Molti oppositori osteggiano gli immigrati anche nati in Italia e suggeriscono altre strade, per "aiutare" la crescita, ad esempio, del Continente africano: intervenire direttamente sul posto con soccorsi pratici e... educativi; ma la storia non si realizza in pochi giorni e anni e non si deve escludere che tanti giovani africani cresciuti nelle nostre contrade, educati nelle nostre scuole, addestrati nelle nostre aziende, possano un giorno tornare nei loro Paesi a costruire un futuro migliore. Come hanno fatto gli italiani d'antan, prima con le rimesse postali, poi diventando i famosi "Zii d'America", infine tornando a casa. La storia del mondo è una ruota: non solo della fortuna ma degli uomini - bellissima citazione laica - di buona volontà.

(ITALPRESS).


Share |




etichetta

Ministero Salute su YouTube

  • 22 aprile 2017, seconda Gio...
  • 22 aprile 2017, seconda Gio...

vedi altri video »




etichetta